Adesca una minore su internet, condannato a Lecce un uomo di Tivoli2 min di lettura

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Adesca una minore su internet, incontri della Polizia con gli studenti. Foto di repertorio
Adesca una minore su internet, incontri della Polizia con gli studenti. Foto di repertorio

Adesca una minore su internet, condannato a Lecce un uomo di Tivoli. Lui, E. P. di 65 anni, è stato riconosciuto colpevole in primo grado e dovrà scontare 8 anni e 6 mesi con l’accusa di produzione di materiale pedopornografico.

Il signore, fino al 2012, avrebbe adescato una ragazza, all’epoca dei fatti 14enne, spacciandosi per un suo coetaneo. Con il tempo l’uomo sarebbe riuscito a convincerla a spogliarsi ed a compiere atti sessuali in webcam.

La sentenza, come riportato da Leccenews24.it è stata emessa dalla Seconda Sezione Collegiale, presieduta da Francesca Mariano e con i giudici a latere Sergio Tosi ed Alessandra Sermarini. Oltre agli otto anni di reclusione, l’uomo di Tivoli è stato condannato ad un risarcimento di 50 mila euro alla ragazza ed a 25 mila euro a ciascun genitore.

La linea difensiva dell’accusato è stata incentrata sulla mancata prova dell’identità del molestatore e dello scambio di materiale pornografico.

I poliziotti del Compartimento Polizia Postale e delle Telecomunicazioni di Roma, su ordine del pubblico ministero leccese Stefania Minnini, nell’estate del 2013 avevano perquisito l’abitazione dell’uomo trovando nel suo computer degli elementi definiti “Utili” per le indagini. (LEGGI LA NOTIZIA)

Secondo l’accusa l’anziano, facendosi passare per un ragazzo ed utilizzando un falso profilo facebook, aveva conosciuto la giovane sul social network. I rapporti tra i due si erano fatti via via più stretti fin quando tra i due sarebbe iniziato anche uno scambio di messaggi e, dopo che l’uomo aveva rivelato la sua identità, anche telefonate.

A sporgere denuncia nel 2012, inizialmente contro ignoti, i genitori della ragazza che stavano nutrendo sospetti. La figlia passava molto tempo in camera e stava spesso al telefono, da qui lì la preoccupazione e la richiesta di aiuto alla polizia.

La polizia postale di Lecce, quindi, è risalita all’identità dell’uomo risalendo ai profili dei social network, di Messenger e di Skype. Secondo gli inquirenti l’uomo avrebbe convinto la ragazza a spogliarsi e a masturbarsi dinanzi alla webcam.