Alla scoperta della Riserva di Monte Catillo, in attesa del 25ennale

368

La Riserva di Monte Catillo, un’area protetta di circa 1.340 ettari completamente inserita nel territorio del Comune di Tivoli, che sempre più è meta di camminatori ed amanti della natura. Nella stagione invernale, a pochi chilometri dalla Capitale, è meta delle associazioni romane di escursionismo che non si spingono sui monti innevati. Sempre più tiburtini ne percorrono i sentieri ed hanno trepidato, l’estate scorsa, per il grande incendio che ne ha interessato una vasta area. Gestita dalla Città metropolitana di Roma Capitale, dell’area protetta ne è responsabile la dottoressa Maria Vinci: funzionaria biologa del Servizio Aree protette e Tutela della biodiversità. Importante il suo ruolo di comunicazione, promozione ed educazione ambientale tramite i progetti proposti alle scuole. In veste di accompagnatrice offre ai visitatori ed agli studenti la visione di chi l’area gestisce e conosce profondamente. Le abbiamo rivolto alcune domande:

Dopo sei anni di incarico come responsabile della Riserva di Monte Catillo come vedi l’attenzione dei tiburtini nei confronti dell’area protetta?

Sicuramente la Riserva, alla quale ancora alcuni si riferiscono come i Monti Comunali, è una parte integrante della realtà tiburtina che domina da sempre l’abitato con la cima caratteristica di Monte Catillo, o meglio della “Croce”. Le vecchie generazioni hanno i ricordi del passato e memoria delle trasformazioni avvenute. Le nuove generazioni apprezzano la vicinanza di un’area naturale così preziosa a portata di “piede” perché facilmente raggiungibile. Eppure molti tiburtini ammettono di non essere mai entrati in Riserva e sono convinti che si limiti alla zona visibile dalla città oppure conoscono solo la sughereta di Sirividola ignorando quanto in realtà sia estesa e quanto sia vasta la varietà di paesaggi che offre. Basti pensare che in Riserva ci sono 33 chilometri di sentieri, ma la maggior parte dei visitatori locali ne conosce solo una parte.

Come valuta i risultati ai fini dell’educazione ambientale rispetto alle scuole?

Ritengo che l’impegno nelle attività di educazione ambientale sia prioritario da parte di un’Area protetta. Non si può prescindere dal coinvolgimento dei giovani per informare e formare cittadini consapevoli del ruolo attivo che ogni singolo individuo deve svolgere. L’impegno è notevole anche per cercare di proporre alle scuole progetti sempre diversi e coinvolgenti. Per quest’anno scolastico quasi 500, tra bambini e ragazzi di Tivoli hanno partecipato alle attività di educazione ambientale. Devo riconoscere che lavorare con loro offre grandi soddisfazioni, grazie anche alla fattiva collaborazione dei docenti che permettono di realizzare un percorso articolato che non si limita alla semplice escursione in Riserva ma che diventa trasversale tra le diverse discipline d’insegnamento: scienze, italiano, arte, educazione civica e motoria. E’ anche l’occasione per promuovere stili di vita più salutari. Sento di aver raggiunto l’obiettivo quando qualche ragazzo alla fine dell’escursione in Riserva, nonostante la stanchezza, mi dice: “la rifacciamo?”

La frequentazione della Riserva è molto aumentata, quasi al limite forse, per un’area naturale protetta. Occorre divulgare qualche regola di comportamento?

In particolare dopo il lockdown del 2020 la frequentazione della Riserva è sensibilmente aumentata e durante i fine settimana molte decine di visitatori percorrono i sentieri e sostano nelle aree picnic in risposta di quella che è stata definita “fame di natura”. D’altra parte la Riserva di Monte Catillo svolge egregiamente questo servizio ecosistemico offrendo sentieri ben segnati e puliti. Purtroppo i comportamenti non sono stati sempre corretti e, aldilà di reati quali la caccia e gli atti vandalici, la Riserva ne ha risentito in quanto ad abbandoni di rifiuti e mancato rispetto delle regole di comportamento e della normativa vigente. Non ci stancheremo di posizionare cartelli di divieto e di invito al rispetto delle regole, come pure di denunciare i comportamenti scorretti. Le regole in fine dei conti non sono tante: non abbandonare i rifiuti, usare sempre il guinzaglio per i propri cani, non danneggiare la flora e non disturbare gli animali, non accendere fuochi, che alcuni si ostinano ad accendere fuori dalle aree attrezzate. Ma bisogna anche riconoscere che sono tanti i fruitori corretti. Ritengo che per tutelare il bene comune che costituisce la Riserva ognuno si debba considerare partecipe di questa tutela biasimando esplicitamente, nel caso si incontrassero, coloro che si rendono responsabili di comportamenti sbagliati. Alcuni addirittura dimostrano un particolare senso civico e durante le loro passeggiate non mancano di rac cogliere i rifiuti abbandonati da altri.

Ricordiamo l’incendio dell’estate scorsa, uno dei tanti ma tra i più estesi che abbiano colpito la riserva. Dopo le piogge si comincia ad intravvedere, anche da lontano, un tocco di verde.

Alcune specie hanno da subito dimostrato capacità di ripresa, anche perché parte della vegetazione presente nell’area incendiata, selezionata dopo decenni di incendi, ha caratteristiche che le consente di superare i danni provocati dal fuoco. Un esempio emblematico sono le querce da sughero che, nonostante abbiano il tronco annerito, hanno ormai ricostituito la propria chioma. Indubbiamente i danni sono stati estesi e sarà necessario aspettare metà estate per avere un quadro completo e capire se alcune piante hanno resistito e saranno in grado di avere la regolare ripresa vegetativa tipica di questa stagione.

Dall’incendio al vandalismo: la segnaletica ed i cartelli informativi vengono danneggiati, il fuoco è facile da innescare a favore di vento. Come difendere la Riserva da chi non la rispetta?

Tra gli interventi ai quali dare priorità c’è sicuramente la vigilanza. La Città metropolitana ha attuato un importante investimento economico per dotare il territorio circostante la Riserva di sistemi di videosorveglianza che prevedono l’utilizzo anche di termocamere ad alta sensibilità per un avvistamento quanto più possibile tempestivo di eventuali fuochi. E’ un sistema all’avanguardia che prevede una stretta collaborazione con la protezione civile del Comune di Tivoli e le associazioni che afferiscono ad essa il cui contributo è determinante.

Il 2022 è un anno particolare per la Riserva, ricorre infatti il 25° anniversario della sua istituzione. Quale bilancio si può fare?

Sì, esattamente il 6 ottobre la Riserva compirà 25 anni, infatti la legge Regionale n. 29 che ha portato alla sua istituzione, insieme a molte altre Aree protette della regione, è del 6 ottobre 1997. Sicuramente verranno organizzati eventi per ricordare e festeggiare, mi auguro che si riesca a coinvolgere tutte le realtà che negli anni hanno contribuito a far cresce la Riserva. Sarà anche l’occasione per ricordare chi mi ha preceduto, in particolare Anna Guidi che ha affrontato i primi anni della gestione con grande professionalità e competenza. Il bilancio è necessariamente positivo perché la presenza di un’area protetta è comunque un arricchimento per il territorio. Spesso ci giungono gli apprezzamenti degli escursionisti sulla buona manutenzione della sentieristica frutto del costante e quotidiano lavoro dei colleghi che materialmente operano in Riserva. E’ indubbiamente gratificante, ma è solo la facciata più esteriore del complesso lavoro di gestione. Negli anni non sono mancati i conflitti, leggi e regolamenti vengono visti a volte come imposizioni o capricci dell’ente gestore, quando invece la principale finalità è la gestione più corretta per garantire la conservazione del prezioso capitale naturale presente.

Il futuro della Riserva di Monte Catillo, tra progetti fatti e da fare…

Tanti progetti sono stati realizzati in passato in Riserva ma altrettanti si stanno portando avanti cercando sempre di più la collaborazione di chi vive questa area per lavoro o per diletto. Di recente è stato pubblicato un bando per la creazione di un elenco di operatori nel settore della promozione e dell’educazione ambientale che consentirà future collaborazioni con soggetti esterni per la realizzazione di iniziative e progetti. Inoltre è stata avviata una convenzione con l’Università di Roma Sapienza per aggiornare lo stato delle conoscenze sul territorio della Riserva che porterà ad una nuova pubblicazione con, mi auguro, il contributo di molti. E a tal proposito con soddisfazione riporto le segnalazioni di qualche particolare ritrovamento in Riserva che a volte giunge, anche attraverso i social, da esperti o da chi si dedica, a livello amatoriale, di scienze naturali. Da alcune di queste segnalazioni sono iniziati piani di monitoraggio specifici. Questa rete di contatti è alla base della “citizen science”, ossia la scienza realizzata dai cittadini, molto diffusa oltre frontiera e che si sta diffondendo in Italia grazie anche a tanti progetti europei. Alla base di ciò deve esserci dialogo tra l’ente gestore e tutti gli altri soggetti che a diverso titolo operano in Riserva per una piena condivisione delle esperienze e conoscenze.

La Riserva di Monte Catillo è un bene di tutti, dove i veri padroni sono le tante specie di animali e piante che vi vivono e la cui tutela deve guidare ogni azione. Inoltre ritengo determinante favorire le conoscenze scientifiche nelle diverse discipline. Penso che non sia stata dedicata negli ultimi anni la necessaria attenzione in questo ambito, più la Riserva si studia e più offre sorprese. Mi sono fatta promotrice di una convenzione con il Dipartimento di Biologia Ambientale della Sapienza per aggiornare il quadro delle conoscenze, in particolare botaniche e vegetazionali (finanziamo due borse di studio), come pure ho attivato rapporti di collaborazione con la Regione Lazio e altri enti parco regionale per il monitoraggio della fauna e inserire i dati sulla Riserva in Piani di monitoraggio nazionali. Infine ultimo, ma non per importanza, cerco di creare con tutte le realtà locali (associazioni, guide, protezione civile, Villa Gregoriana, Comune, ecc.) una relazione e collaborazione che risulta indispensabile per il coinvolgimento e la condivisione delle scelte, ma anche per ricevere un prezioso supporto là dove noi, ente gestore, non possiamo arrivare.

Il delegato all’Ambiente Ferraro: rinnovata attenzione per Monte Catillo

Forse non era mai accaduto che due Consiglieri delegati della Città metropolitana di Roma facessero insieme un sopralluogo all’interno della Riserva di Monte Catillo. Recentemente Rocco Ferraro con delega all’Ambiente e Manuela Chioccia con delega a Mobilità, Viabilità e Infrastrutture hanno visitato l’area protetta accompagnati dalla responsabile Maria Vinci e si sono poi incontrati con gli assessori tiburtini Eleonora Cordoni, fino a pochi giorni fa delegata all’Ambiente ed il suo successore Gianni Innocenti. Segno tangibile di una rinnovata attenzione nei confronti del gioiello ambientale del territorio tiburtino a quasi un anno di distanza dal devastante incendio che ne aveva percorso una rilevante superfice. Attenzione confermata nell’incontro avuto la settimana scorsa dal Consigliere Ferraro con le associazioni che fanno parte della Consulta degli attori sociali della Riserva di Monte Catillo. Al Consigliere Ferraro avevamo rivolto tre domande.

Dopo il suo recente sopralluogo all’interno della Riserva di Monte Catillo, che per i tiburtini sta diventando sempre più un fiore all’occhiello, quali le iniziative del Settore ambiente della Città Metropolitana di Roma Capitale per valorizzarne ancora di più la preziosità ambientale?

Da quando mi sono insediato, ho da subito riunito gli uffici e gli attori sociali al fine di far capire che era il caso di avviare un nuovo corso nella gestione della Aree Protette. In particolare Monte Catillo ha delle peculiarità eccezionali che la rendono unica nel suo genere. È fondamentale lavorare per la creazione di un connubio stretto tra Turismo e Natura, nella consapevolezza che Area Protetta non vuol dire isolamento ma anzi la natura e questi territori devono arricchirsi da una maggiore conoscenza dei luoghi da parte dei cittadini che ancora oggi non conoscono queste realtà meravigliose. Stiamo mettendo in campo una serie di progetti insieme alla collega delegata al Turismo Alessia Pieretti, per rendere Monte Catillo ancora più attraente per una maggiore fruibilità da parte della popolazione non solo locale. I prossimi lavori di manutenzione programmati vanno nella direzione di rendere l’area più accogliente e fruibile sempre nel massimo rispetto della biodiversità.

Vigilanza e presenza di personale nell’area potrebbero aumentare la tutela necessaria visti gli atti di vandalismo ricorrenti. Oltre al difficile aumento di personale si potrebbe ipotizzare una collaborazione tra volontari delle associazioni ambientaliste ed escursionistiche locali con l’ufficio della Responsabile per aumentare la sorveglianza?

Abbiamo ovviamente uno stretto rapporto quotidiano con la Polizia Metropolitana e col Comandante Mario Sette, che ci ha portato a mettere in campo una serie di sforzi per aumentare la vigilanza delle Aree Protette soprattutto nei giorni festivi dove è ovviamente maggiore la presenza di persone che vengono a godere di queste bellezze naturali. Purtroppo la mamma dei cretini è sempre incinta e quindi stiamo avviando una serie di interlocuzioni con le associazioni che lei giustamente ricordava al fine di valutare l’instaurazione di un sano rapporto di collaborazione che porti a coprire vaste aree territoriali per quanto riguarda la sorveglianza, soprattutto intersecandosi in quei giorni e in quelle ore in cui la polizia Metropolitana magari non è presente in loco in maniera importante dovendo coprire un territorio molto vasto. Queste associazioni sono preziose e vanno valorizzate in un’ottica di sana collaborazione con l’ente Città Metropolitana.

Possiamo immaginare che i suoi sopralluoghi nelle aree protette si ripetano, in modo da riportare su di esse maggiore attenzione?

I sopralluoghi saranno ripetuti e periodici, su questo può starne certo. È arrivato il momento che la Città Metropolitana riprenda quel ruolo centrale che un ente intermedio deve avere. Il sindaco Gualtieri è stato molto chiaro nel volere una provincia che sia pienamente amalgamata con Roma Capitale al fine di non far più sentire questi territori figli di un Dio minore ma anzi parte integrante e nucleo fondante dell’area vasta. Questo vale in ogni ambito.


There is no ads to display, Please add some