Ancora discariche: indagati per l’Inviolata e allerta per le macerie a San Vittorino

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Inviolata: indagine conclusa

Una serie di irregolarità avrebbero accompagnato l’ampliamento della discarica e la costruzione dell’impianto di trattamento meccanico biologico in direzione autostrada, questa l’ipotesi di accusa della Procura della Repubblica di Roma e del Procuratore Galanti. Alcuni funzionari regionali, di Autostrade per l’Italia e della Soprintendenza regionale, negli anni che vanno dal 2013 al 2015, avrebbero favorito con documenti costruiti appositamente o tenuti in disparte, l’ampliamento degli invasi e l’edificazione di quello che è ancora in predicato di diventare un impianto di trattamento di rifiuti urbani a ridosso della Città dell’aria.

Sarebbero venticinque le persone in procinto di essere rinviate a giudizio in conseguenza della chiusura delle indagini, alcune farebbero parte delle aziende e società facenti capo a Cerroni. Le omissioni avrebbero riguardato i dati di inquinamento della falda idrica e le distanze degli impianti dalla sede autostradale i cui limiti non sarebbero stati rispettati. Nomi importanti tra i possibili rinviati a giudizio, nomi che sono apparsi già in passato coinvolti in altre inchieste sui rifiuti o nei procedimenti conseguenti alle inchieste di Mafia capitale. Altri indagati sono ancora in servizio ed occupano posti di rilievo in settori delicati. Non manca infine chi dovrebbe esercitare i controlli, il controllore, un funzionario di Arpa Lazio.

L’epilogo cui si avvia la vicenda Inviolata, riporta alla mente l’impegno fatto di accuse, esposti, manifestazioni, con il quale il Comitato di risanamento ambientale di Guidonia Montecelio ha, per anni, tenuto alta l’attenzione sull’Inviolata ed i suoi miasmi.

Macerie ancora in agguato

Si è svolta martedì 18 settembre la conferenza dei servizi relativa al rinnovo delle autorizzazioni relative alla cava che, nei pressi di Porta Neola, a San Vittorino, quindi a poca distanza dalla Villa Adriana ed a ridosso del fosso delle Acque rosse, dovrebbe ricevere le macerie del terremoto di Amatrice e degli altri comuni del cratere. Oltre alla Regione erano presenti i responsabili della Società che dovrebbe provvedere allo smaltimento, la proprietà della cava ed una rappresentante del Comitato Salviamo Villa Adriana.

Assente, anche se la cava è nel suo territorio il Comune di Roma, assente la Città metropolitana di Roma, nessuna convocazione per il Comune di Tivoli che è direttamente interessato poiché la cava è adiacente al confine territoriale e nessuna convocazione per l’Autorità di bacino cui compete la difesa del suolo e dei corpi idrici che in quella zona sono numerosi come le falde idriche sotterranee. Semplice e prevedibile l’esito della conferenza, la Regione Lazio, nonostante il parere negativo della Sopvrintendenza che non consideri a vincolante, si è riservata di decidere sui rinnovi richiesti dalla Daf che scadono a maggio 2019.

Restano i profondi dissensi e le contrarietà dei comitati cittadini di Corcolle e Tivoli insieme ad una domanda legittima: perché trasportare a tanta distanza dal luogo di produzione le macerie quando l’ex Sindaco di Amatrice Pirozzi, in visita a Tivoli, aveva dichiarato che i siti dove smaltire i rifiuti erano già stati reperiti nelle zone di produzione?

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