Aniene, cascate e cascatelle e gli impianti di produzione idroelettrica4 min di lettura

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Una storia iniziata tanti anni fa, precisamente nel 1884 quando l’ing. Angelo Vescovali presentò domanda per ottenere una concessione delle acque defluenti dalle Cascate e Cascatelle di Tivoli da utilizzarsi a scopi agricoli ed industriali. Il progetto, faraonico e molto articolato, prevedeva uno sviluppo enorme di un canale suddiviso in tre tronchi su di un percorso di 38 Km. In sponda sinistra del fiume Aniene, sarebbe servito per irrigare gran parte dell’Agro Romano. Il comune di Roma era naturalmente parte in causa nel progetto.

Decreto di pubblica utilità

Il progetto incontrò molti ostacoli fra dinieghi, sommosse cittadine a Tivoli e interessi contrastanti; nel 1895 gli eredi del progettista chiesero ed ottennero un decreto di “Pubblica Utilità” proprio grazie alla presenza del canale di irrigazione che avrebbe reso più fertili centinaia di ettari di terreno agricolo. L’agricoltura avrebbe beneficiato di un terzo delle acque derivate dal canale che, tramite una variante presentata dal nuovo proprietario del progetto, la Soc. Franco – Italiana nel 1899, spostava l’opera in sponda destra del fiume e fissava la quantità d’acqua in 10 mc/sec. di cui 6,66 mc/sec. destinati alla produzione idroelettrica e 3,33 mc/sec. destinati all’agricoltura. Questi parametri furono sempre mantenuti nel tempo ed i decreti ottenuti permisero l’esproprio dei terreni per realizzare l’opera che vide la luce nel 1900 con la realizzazione del Collettore delle Cascatelle di Vesta, della diga Vescovali, dell’omonimo canale da 10 mc/sec. e del Canale di Irrigazione Aniene che dalla località Montanara a Tivoli fu realizzato fino al Fosso delle Prata nel comune di Guidonia, per un percorso di 7,5 Km.

Il canale di irrigazione Aniene

Nel 1965 gli impianti di produzione idroelettrica furono trasferiti all’Enel, stessa sorte ebbero anche gli impianti di Tivoli ed il Canale di Irrigazione Aniene. Gli impegni assunti e tutti i servizi accessori furono ereditati integralmente. Fino agli anni ’90 il canale in questione fu gestito, sorvegliato e mantenuto in efficienza con tutti gli accessori (ponti, ponti – canale, stradelli, sponde, ecc.) ma tale gestione era esclusivo appannaggio dell’Enel che rendeva conto del proprio operato esclusivamente ai singoli utenti peraltro mai riunitisi in forma di associazionismo.

Nulla si seppe mai delle quantità d’acqua immesse nel canale che, solo recentemente si è appurato, sono sempre state nettamente inferiori ai conosciuti quantitativi previsti nella concessione, I 3,33 mc/sec. erano diventati al massimo 0,6 mc/sec con conseguente destinazione del quantitativo restante alla produzione idroelettrica sicuramente più redditizia dell’agricoltura. Inoltre, nel tempo, il rilascio delle acque nel canale cominciò a ridursi in durata fino ad arrivare all’attuale periodo, prettamente tardo primaverile – estivo: maggio – settembre. In tutti i documenti ufficiali non viene mai accennato alla stagionalità, anzi, i documenti stessi attestano che chi ebbe in gestione il canale, vantava la continuità della risorsa idrica salvo un breve periodo invernale destinato alla manutenzione annuale.

I solleciti dei comitati degli utenti

Fidando sulla mancata conoscenza degli atti di concessione da parte degli utilizzatori, l’Enel, ora Green Power S.p.A., tardò sempre di più ad eseguire le manutenzioni ed a ridurne gli importi spesi con conseguente degrado dell’impianto, della qualità del servizio di sorveglianza, della durata dei rilasci fino alle quantità di questi ultimi tempi. Fino ad oggi che, arrivati nel pieno del mese di marzo e nonostante i numerosi solleciti del Comitato degli Utenti rappresentato dall’avv. Tonino Bernardini, di lavori di pulizia e manutenzione non si vede traccia. Anzi, l’intera derivazione, compreso il canale principale, quello che alimenta anche la macchina idroelettrica in Acquoria ed altre prese di irrigazione, dal mese di ottobre 2018 è stato svuotato e tale permane finora, in maniera inspiegabile visto che di lavori in corso neanche l’ombra.

Lo spettacolo che il canale Vescovali (di dimensioni notevoli circa 3,50 mt. di larghezza, 3 mt. di profondità circa) presenta, con la vegetazione ventennale di sponda destra che in alcuni punti ha invaso l’intera luce del corso d’acqua, i numerosi alberi e ceppaie caduti all’interno, i detriti vari, lasciano temere una nuova tracimazione di acqua come già avvenne il 22 maggio 2008 con effetti disastrosi per i terreni agricoli sottostanti. In questa ottica alcuni utenti hanno già segnalato tale situazione alle autorità competenti richiedendone l’intervento.

Le segnalazioni al Comune

Ulteriore segnalazione è stata inviata al comune di Tivoli con la richiesta di indire un tavolo tecnico al quale convocare Enel Green Power ed i rappresentanti dei comuni di Tivoli e Guidonia per cercare di trovare un accordo e ricondurre la situazione nei limiti accettabili da parte di tutti. Nel mentre, dalla società produttrice di energia elettrica, più volte già sollecitata, continua un atteggiamento dilatorio quasi il canale in questione fosse finora sopravvissuto solo grazie al buon cuore della stessa azienda mentre l’impianto, ormai storico, è il simbolo di un preciso obbligo, oggi disatteso, nei confronti delle centinaia di utenti agricoltori a cui sono stati sottratti per esproprio i terreni oggi occupati dall’opera idraulica.

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