Arresti a Guidonia, maxi retata contro “banda” che gestiva appalti in Comune2 min di lettura

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Arresti a Guidonia
Arresti a Guidonia

Arresti a Guidonia, maxi retata della guardia di finanza contro un’organizzazione che da anni gestiva appalti e lavori. Nuovo filone a palazzo Guidonia, scosso all’alba dall’operazione Ragnatela.

Ad agire in un municipio era, secondo quanto ricostruito dalla Procura e dalla guardia di finanza, una vera e propria “banda” che gestiva appalti ed assegnazioni, previo lo scambio di mazzette – stimate nel 10% dell’importo assegnato –, oppure faceva risultare eseguiti dei lavori e dei servizi mai erogati, con imprenditori e funzionari che si spartivano poi i soldi che il Municipio erogava.

L’operazione Ragnatela, condotta all’alba da 160 finanzieri, ha interessato 15 persone, 12 finite in carcere e 3 ai domiciliari, tra amministratori, dirigenti comunali ed imprenditori. Gli indagati sono stati accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere, corruzione, peculato e falso.

I militari delle fiamme gialle hanno eseguito le ordinanze emesse dal Gip di Tivoli dopo quasi due anni di indagini. La procura ed i finanzieri hanno cominciato a lavorare nell’ottobre del 2015, dopo un esposto ed alcune segnalazioni di fatti illeciti collegati con la gestione degli appalti del Comune. I fatti al momento contestati, invece, risalgono fino al 2013.

Stando alle risultanze delle indagini sembrerebbe che la maggioranza degli appalti dati negli ultimi anni fosse inquinata. “Ogni appalto attenzionato ha presentato problemi di legalità, alcuni per peculato o corruzione, altri perché sullo sfondo c’è dell’illeggittimità che può far presagire dell’illegalità” ha spiegato il procuratore di Tivoli Francesco Menditto.

In corso ci sono, quindi, ulteriori approfondimenti per appurare se in altri appalti o assegnazioni ci sia stato del malaffare.

“Abbiamo informato il Prefetto ed il presidente dell’Anac – ha aggiunto Menditto –, è stato necessario intervenire chirurgicamente su un comune così inquinato. L’organizzazione ha operato

nella convinzione dell’impunità, tanto che alcuni episodi di corruzione sono continuati anche dopo lo scioglimento dell’Amministrazione e la nomina del Commissario Prefettizio. Nonostante l’attenzione della gestione commissariale sono stati documentati altri episodi di corruzione”.

Le indagini condotte dai militari delle Fiamme Gialle, lunghe e complicate per le tante precauzioni che gli indagati prendevano per coprire i loro traffici, hanno documentato quattro episodi di corruzione.

Il primo legato all’affidamento del servizio di trasporto pubblico, un appalto da 3 milioni di euro, documentando uno scambio di una mazzetta da 50 mila euro tra un imprenditore e l’allora Vice Sindaco. Il secondo, 3.700 euro, per l’esecuzione di alcuni lavori. Il terzo, 2.500 euro, per l’assegnazione dei lavori per completare un parcheggio e facilitare pagamento fatture. Il quarto, 14 mila euro, per l’apertura di una cava di travertino.

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