CambiaMenti/ Social network ed adolescenti3 min di lettura

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Negli ultimi anni, a seguito della loro diffusione, si è aperta un’accesa riflessione sull’utilizzo o meno dei Social Network negli interventi psicologici con gli adolescenti.

Capita infatti sempre più spesso che durante i colloqui psicologici gli adolescenti raccontino di sé, del loro rapporto con i genitori, dei loro amori e dei loro problemi prendendo spunto dai link e dai video che pubblicano sui loro profili virtuali. Per il terapeuta diventa quindi fondamentale accettare tutto questo materiale e saperlo utilizzare per la costruzione del progetto terapeutico. La costruzione del progetto terapeutico, intesa come la pianificazione del percorso terapeutico, degli indicatori di cambiamento e delle tecniche d’intervento terapeutico, nel nostro lavoro clinico si basa infatti sul presupposto che “è la terapia che deve adattarsi al paziente e non il paziente alla terapia” (Nardone e Watzlawick, 1990). La costruzione del progetto terapeutico è quindi completamente centrata e confezionata sul singolo paziente e si articola attraverso alcune fasi del percorso terapeutico che assumono una forte valenza sul buon esito della terapia quali il primo colloquio clinico, la formulazione della diagnosi, la formulazione degli obiettivi terapeutici, la progettazione delle strategie e delle tattiche di intervento, il consolidamento degli obiettivi raggiunti e la chiusura del trattamento.

Come terapeuti abbiamo quindi il compito, arduo e affascinante al tempo stesso, di ascoltare, accettare e utilizzare tutto quello che il paziente ci porta in terapia per costruire delle ipotesi di lavoro e delle strategie di intervento.

Prendiamo, come esempio, un adolescente che ci racconta che trascorre il tempo a pubblicare sui Social Network link e video tristi come il suo umore. Seguendo il modello strategico integrato e, in particolare, i criteri stabiliti da Bandler e Grinder (1975), al termine del primo colloquio dovremmo concordare e confezionare su misura del paziente un obiettivo: 1) specifico, ovvero descritto in termini concreti e definito in positivo; 2) misurabile, ossia che contenga indicazioni precise di ciò che dovrebbe accadere per considerarlo raggiunto; 3) raggiungibile, ovvero che tenga conto del contesto, delle risorse e dei vincoli della persona; 4)realistico, ossia che sia definito in termini sensoriali e concretamente raggiungibili dalla persona; 5) temporizzato, ovvero la scadenza del raggiungimento deve essere specificata, così che l’obiettivo costituisca un impegno e non un’utopia. Per il raggiungimento dell’obiettivo dovremmo poi formulare delle prescrizioni, che rappresentano dei compiti che il terapeuta richiede di eseguire al paziente  durante l’intervallo tra due sedute e il cui esito verrà discusso nella seduta successiva.

Seguendo i criteri stabiliti da Bandler e Grinder (1975)sulla formulazione dell’obiettivo terapeutico e delle prescrizioni per raggiungerlo e il concetto di utilizzazione, con il quale si intende l’accettazione incondizionata di tutto il materiale proposto in terapia dai pazienti (Watzlawick, P., 2004), potremmo quindi concordare come primo obiettivo lo sperimentare un umore felice almeno una volta nella seguente settimana e potremmo prescrivergli di:

  • pubblicare un link felice da qui a una settimana
  • pubblicare un video felice per ogni video triste
  • pubblicare un link felice ogni tre link tristi

e così via.

Questo ci darà modo di far sperimentare all’adolescente una modalità nuova di utilizzo dei Social Network e ci permetterà di affrontare con lui la scelta di effettuare o meno le prescrizioni, la scelta dei link e dei video pubblicati e, più in generale, ci permetterà di raggiungere un obiettivo terapeutico utilizzando il linguaggio stesso del paziente.

Il concetto di utilizzazione implica necessariamente da parte del terapeuta un atteggiamento elastico e creativo: per utilizzare efficacemente il materiale proposto dagli adolescenti il terapeuta deve saper estendere e utilizzare il proprio “bagaglio” di esperienze e di conoscenze, non necessariamente attinenti al campo clinico. Metaforicamente si potrebbe affermare che quanto più il terapeuta imparerà a “parlare” il linguaggio dei Social Network, tanto più facilmente potrà comprendere questo linguaggio ed utilizzarlo nel lavoro terapeutico con gli adolescenti.

 Fabiola Trojani

[email protected]

www.studiopsicologiativoli.it

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