Cave di travertino: crisi e rifiuti inerti in arrivo?2 min di lettura

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Cave di travertino
Cave di travertino

Cave di travertino: crisi e rifiuti inerti in arrivo? Sono anni ormai che nel settore del travertino la parola crisi risulta la più citata. Il fenomeno è evidente percorrendo le strade che si snodano tra le cave: restano identiche la polvere e la fanghiglia in caso di pioggia, diverso l’aspetto delle enormi buche, l’acqua sulfurea ne riempie molte è diminuito il flusso nei canali. Anche l’odore di zolfo, che fino a qualche anno fa preannunciava l’avvicinarsi allo stabilimento termale, si è trasferito verso via Pantano e Villanova di Guidonia.

Costante la diminuzione dei posti di lavoro nel settore che negli ultimi due anni ha visto circa centoventi cessazioni di rapporto lavorativo in ambito cave, compensato solo in parte da circa quaranta assunzioni nel settore lavorazione della pietra. Ma non solo dalla crisi diretta arrivano le preoccupazioni, da qualche anno si assiste alla richiesta di autorizzazioni per lo smaltimento diretto di rifiuti inerti nelle cave ormai esaurite, accompagnata da offerte di acquisto di cave non ancora ufficialmente dismesse ma visibilmente abbandonate.

Mentre due autorizzazioni relative a cave situate lungo la statale Tiburtina sono già state richieste per circa un milione di tonnellate di rifiuti da scavi e demolizioni si paventano altre ipotesi del genere. A questo proposito la Regione Lazio-Direzione Governo del ciclo dei rifiuti, ha avviato un tavolo di confronto la cui riunione preliminare si è svolta il 15 Febbraio con il coinvolgimento della Città metropolitana di Roma, dei Comuni di Tivoli e Guidonia e Arpa Lazio. Superfluo dire che i dubbi e le riflessioni sono molte perché, se in qualche modo occorre riflettere sul modo di ritombare quelle enormi buche, le cui modalità sono peraltro previste dalla normativa regionale, è pur vero che l’arrivo di centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti lascia dubbi su cosa possa esserci facilmente nascosto dentro. Dubbio non da poco se si pensa alla falda affiorante delle acque sulfuree, che si riversa nell’Aniene direttamente o attraverso i canali di pompaggio. Senza tralasciare poi il grande traffico di automezzi pesanti che trasporterà nelle cave il milione di tonnellate di terra da scavo e demolizioni.

Per tornare alla grave crisi del settore ed alle ricadute economiche, le organizzazioni sindacali di settore: feneal Uil, Filca Cisl e Fillea CGIL, non si limitano a constatare la crisi ma propongono modifiche alla legge regionale 17/2004 o al Regolamento regionale in materia di cave e torbiere. Tali modifiche, a tutela del comparto del Travertino romano, prevedono lo sviluppo delle attività già esistenti al posto di nuove concessioni estrattive, la razionalizzazione dello sfruttamento dei giacimenti, l’innovazione tecnologica, una percentuale minima (50%) di lavorazione in loco del materiale estratto, agevolazioni fiscali a favore della aziende che effettuano la lavorazione dei blocchi in loco. Certo è che, mettendo da parte il fenomeno subsidenza che sembra passato nel dimenticatoio, la convivenza tra estrazione del travertino, falda sulfurea, ritombamento a base di rifiuti inerti, risulta essere estremamente delicata e bisognosa, quindi, di riflessioni molto attente.

(Dal numero 4 di XL ora in distribuzione)

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