Cavità sotterranee nascoste o scomparse sotto il tessuto urbano3 min di lettura

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Si sviluppera’ tra l’area urbana di Roma, Guidonia Bagni di Tivoli, Camaiore, l’area urbana di Napoli San Marcellino e il cosiddetto ‘ager nolanus’, nel napoletano, il progetto con cui universita’ di Firenze, universita’ ‘Federico II’ di Napoli e Ispra hanno l’obiettivo di mettere a punto buone pratiche per la sistemazione delle cavita’ sotterranee nelle aree urbane, affrontando quello che secondo il geologo e professore dell’ateneo partenopeo, Domenico Calcaterra, e’ “il tema scottante della messa in sicurezza”, soprattutto in termini di frane. Questa e’ solo una delle tante iniziative di atenei e enti di ricerca illustrate stamattina a Villa Celimontana, a Roma, nell’ambito del convegno organizzato da Ispra, Sigea e Societa’ geografica italiana ‘Cavita’ sotterranee nascoste o scomparse sotto il tessuto urbano’, nell’ambito delle Giornate di Geologia e Storia.

“Da questo convegno e’ emerso che le citta’ italiane, soprattutto quelle grandi, sono ricche di vuoti sotterranei che sono stati prevalentemente scavati dall’uomo, quindi sono cavita’ antropogeniche”, spiega alla Dire Stefania Nisio, geologa dell’Ispra, che, sottolineandone “il valore storico per il nostro patrimonio culturale”, avverte sul “pericolo” che queste cavita’ possono rappresentare per la popolazione, evolvendo “in superficie e dando origine a quelle voragini che conosciamo e vediamo ogni giorno nelle cronache e che noi in termini tecnici chiamiamo sinkhole”.

A rischio sono “strade ma anche abitazioni civili”, in cui spesso la popolazione e’ costretta all’evacuazione per scongiurare tragedie da eventuali cedimenti. “Il lavoro dei geologi nelle aree urbane e’ particolarmente complicato”, e’ intervenuto in apertura di convegno Maurizio Lanzini, presidente di Sigea Lazio, che ha presentato lo stato dell’arte sulle cavita’ sotterranee romane nell’area delle catacombe ebraiche di Monteverde e di Villa Blanc sulla via Nomentana, mentre Sergio Madonna, geologo dell’universita’ della Tuscia, ha illustrato i risultati della ricerca in corso sul sottosuolo di Rieti, “dove i depositi delle cavita’ nascoste, considerati travertini, sono in realta’ “calcareous tufa, prodotti da acque sature fredde”.

Dopo il ricordo del geologo Franco Ortolani, Donata Violanti, professoressa del Dipartimento di Scienze della Terra dell’universita’ di Torino, ha parlato di cavita’ artificiali urbane e cave abbandonate del Monferrato Casalese, e dei cosiddetti “infernot, piccole cantine scavate nella roccia sotto le abitazioni, prive di finestre”, utilizzate dagli antichi “per cene conviviali. Negli ultimi decenni- ha aggiunto- molti sono stati restaurati, inclusi negli itinerari turistici e valorizzati, mentre sono diversi i progetti per le cave dismesse, come le Cave Angelino”. Fondamentale per la sicurezza geostatica “il censimento degli infernot”.

Giuseppe Delmonaco ha parlato poi delle attivita’ di Ispra in Giordania, in particolare nel progetto di recupero e conservazione della tomba di Bayt Ras, scoperta nel 2016 durante la messa in opera di un acquedotto. Li’ “e’ possibile ammirare un ciclo di affreschi considerato il primo fumetto della storia”. “Se i ritmi di frana e pioggia continueranno come negli ultimi anni non so se l’insediamento rupestre di Zungri, in Calabria, riuscira’ a superare il decennio”, ha avvertito, invece, l’archeologo Francesco Antonio Cuteri, che ha ripercorso le origini di un sito “passato da mille a 25mila visitatori l’anno”. Ricerche d’archivio, osservazioni sul campo e rilevazioni col georadar hanno permesso di studiare le cavita’ antropiche lucane, in particolare nel borgo storico di Rabatana (Tursi), abbandonato a causa del “decreto di vincolo di trasferimento totale del 1972”, caratterizzato dalla “presenza di cisterne- ha spiegato Maurizio Lazzari, del Cnr-Ispc Potenza- Abbiamo monitorato lo stato di ciascun edificio per capire quali erano gli elementi architettonici piu’ a rischio per le priorita’ di intervento.

L’amministrazione comunale sta tentando di svincolare la parte centrale del paese, ma solo il nuovo presidente della Giunta regionale puo’ emettere un decreto per eliminare questo vincolo”. Per studiare le cavita’ antropiche e lo sviluppo di piping-sinkholes nel nolano “abbiamo utilizzato delle nuove tecniche di rilevamento”, ha chiarito Orazio Colucci, geologo dell’Agenzia Area Nolana, che attraverso le missioni di volo di un drone e le rilevazioni di una termocamera, ha individuato in team con l’Ingv anche i sinkholes non evidenti. In programma per le Giornate di Geologia e Storia altri tre appuntamenti: il 4 marzo con ‘Terremoti, maremoti, effetti al suolo, cartografia e ricerca storica’; l’8 aprile con ‘L’antica rappresentazione cartografica del territorio e i processi geomorfologici’; infine, il 7 maggio con ‘Paesaggi geologici e rischi naturali nella storia dell’arte’.