Città dello sport sentenza del Consiglio di Stato che consegna gli impianti sportivi al Comune2 min di lettura

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Città dello sport dell'Arci
Città dello sport dell'Arci

Città dello sport sentenza del Consiglio di Stato che consegna gli impianti sportivi al Comune. Bocciato il ricorso presentato dalla Lazio Nuovo che contestava la decisione di Palazzo San Bernardino di riprendersi stadio, palazzetto dello sport e polo natatorio. Scritta così la parola fine ad una storia iniziata ormai quasi cinque anni fa con il bando pubblicato, e poi vinto dalla Lazio Nuoto, per la gestione di tutte le strutture sportive dell’Arci.

La sentenza è stata pubblicata nella giornata di lunedì ed ora è presto per stabilire modalità e tempistica per il rientro della piscina. Pubblicata la sentenza, ora, la palla torna al Comune che dovrà stabilire anche le modalità per dare in gestione o uso le strutture. Nel frattempo l’Amministrazione ha già ridato vita allo stadio, che quest’anno ospita le gare di Lega Pro della Lupa Roma, e per il palazzetto ha preso un mutuo per sistemarlo e farlo tornare funzionante.

CITTA’ DELLO SPORT SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO

La Lazio Nuoto si era appellata contro la sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio che il 7 aprile dello scorso anno aveva respinto un primo ricorso che chiedeva l’annullamento della determinazione dirigenziale che nel settembre del 2015 annullava l’affidamento delle strutture e con cui l’Amministrazione ordinava il rilascio delle aree del complesso sportivo occupate.

Secondo le ricostruzioni del Consiglio di Stato la Lazio Nuoto non aveva firmato il contratto di concessione e, successivamente, “ha rifiutato la formale presa in consegna delle restanti parti del complesso sportivo”.

“Per effetto del rifiuto di prendere in consegna l’intero complesso sportivo – si legge ancora nella sentenza del Consiglio di Stato –, per circa tre anni l’attuale appellante ha incassato i proventi della gestione del Polo Natatorio, senza corrispondere al Comune il canone di concessione e senza nemmeno rimborsare i canoni per le utenze in essere, ancora intestati al Comune”.

Quindi “Passando all’esame del primo motivo di appello – è riportato nella sentenza –, si deve evidenziare che, come già esposto, successivamente all’aggiudicazione non è stato stipulato il contratto di concessione e, come è noto, il rapporto contrattuale non sorge con l’aggiudicazione definitiva che “non equivale ad accettazione dell’offerta”. Nessun vincolo contrattuale è dunque sorto per effetto dell’aggiudicazione definitiva, né può ritenersi instaurato un rapporto negoziale di fatto”.

Inoltre “Il rifiuto di stipulare il contratto, nonché il rifiuto di prendere in consegna l’intero complesso sportivo e non il solo Polo Natatorio, così come il mancato rimborso del pagamento delle utenze, sono fatti che all’evidenza possono giustificare la revoca dell’aggiudicazione, e non possono certo concretizzare ipotesi di recesso dal contratto posto che, come detto, il contratto non è mai stato stipulato”.

“Nel caso concreto – si legge ancora nel dispositivo pubblicato dal Consiglio di Stato -, inoltre, l’esercizio del potere di revoca risulta sufficientemente, anzi ampiamente motivato sulla base delle circostanze sopra indicate che sorreggono del tutto ragionevolmente la decisione di revocare l’aggiudicazione”.