Crisi Commercio: serrande chiuse in città4 min di lettura

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Crisi commercio

Crisi commercio: in mancanza di dati certi confidiamo nelle sensazioni e queste sono più che orientate al pessimismo.

La Crisi commercio in dettaglio: la libreria Villa d’Este di piazza Garibaldi, la pizzicheria Gadì di via Due giugno, Blend Barber Shop di via Palatina, Ezia la storica edicola-cartoleria di piazza Plebiscito sono le 2 ultime vittime della crisi del commercio tiburtino.

Sicuramente ci sono anche motivi contingenti e particolari che non sta a noi indagare, ma la chiusura di questi esercizi non è occasionale: ci indica piuttosto una crisi di lungo periodo che coinvolge l’economia cittadina e che da anni vede la chiusura di molti negozi e botteghe.

Crisi commercio: la chiusura della Pam

La chiusura a dicembre della PAM di Villa Adriana, la crisi di alcuni supermercati, il deserto commerciale di intere zone periferiche (leggi Villa Adriana, Paterno, Campolimpido e più in generale molti quartieri non centrali), i continui cambi di gestione di diversi esercizi, le lamentele dei commercianti e il quadro è completo. Sicuramente ha influito e influisce la nascita dei grandi centri commerciali di Roma Est a Ponte di Nona e del Centro Tiburtino a Guidonia, sicuramente ha influito lo spostamento sempre più importante dell’acquisto di prodotti sulle piattaforme online (in Italia l’e-commerce nel 2019 ha raggiunto circa 31,5 miliardi di euro).

Ma cosa si è proposto in contrasto e si poteva e si può fare qualcosa. Nel numero di dicembre di XL Antonio Picarazzi nella sua lunga analisi della crisi del commercio tiburtino poneva l’accento sulla mancanza di una azione strategica complessiva.

In generale nel Paese sembrano esserci segnali di recupero del negozio di prossimità soprattutto nelle città turistiche e d’arte ma come può diventare Tivoli un Grande Centro commerciale naturale senza nessuna azione da parte degli operatori economici, delle loro inesistenti associazioni di categoria e delle Amministrazioni comunali?

Crisi commercio: le azioni in campo

Aldilà delle lamentele o della convinzione che localmente non si può fare nulla (ineluttabilità del declino – rassegnazione) poche o poco incisive azioni sono state messe in pratica negli ultimi dieci anni verso la promozione, gli aiuti allo sviluppo, il risveglio della vita delle nostre strade commerciali con eventi e attività, di dotazione dei necessari servizi di supporto (parcheggi, trasporto collettivo, servizi di comunicazione su strada o sul web).

Bisogna provare almeno ad offrire un’alternativa a centri commerciali e commercio online e attrarre dall’hinterland consumatori e turisti che ora sembrano completamente attratti da Roma. Da una parte ci sono gli errori o le mancanze delle istituzioni soprattutto comunali, si pensi ad esempio al fatto che l’attuale giunta comunale non ha in organico un assessore alle attività produttive né uno al turismo.

Eclatanti ad esempio la confusione e il pressappochismo per le iniziative del Natale a Tivoli o del Capodanno e non appare chiara all’orizzonte alcuna strategia.

Dall’altra la scarsa azione di messa in rete dei commercianti e degli operatori economici dei problemi e delle possibili azioni.

Egoismo e individualismo in questo campo producono solo declino in presenza di una crisi dei consumi decennale che merita di essere affrontata con sinergie e buone pratiche associazionistiche che tra l’altro rafforzerebbero il potere contrattuale verso il Comune o le altre istituzioni.

Le associazioni di categoria

La visibile assenza oggi di associazioni di categoria veramente rappresentative degli operatori tiburtini dimostra la crisi anche identitaria per un possibile riscatto.

Confcommercio, Confesercenti, Cna, la vecchia Unione Commercianti, Rete impresa oggi non sono più presenti in maniera incisiva sul territorio.

Nell’ultimo anno hanno preso piede sotto la spinta di un finanziamento regionale due reti di impresa: Tivoli e il Polo turistico Tiburtino (più di 50 imprese aderenti) e Tivoli e le vie dell’Acqua (con 50adesioni) che hanno apportato soprattutto elementi di decoro urbano e la possibilità di sviluppo di connessioni wifi un portale web, un app ecc.

Anche qui aldilà dell’impegno di alcuni, scarso è risultato l’impegno degli aderenti. Questo Natale, nonostante i pur apprezzabili addobbi, la profusione di luci led (non dappertutto però), una affollata pista di pattinaggio di ragazzi e striscioni pubblicitari, ridicole casette e poco movimento, le chiusure di cui parlavamo all’inizio, questo Natale ha evidenziato una città poco vivace e in declino: bisogna al più presto cominciare a fare qualcosa.