I libri e il nostro territorio: a colloquio con Luigi Brasili8 min di lettura

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Prosegue l’impegno della Regione Lazio a favore della ripartenza culturale. Con uno stanziamento totale di 100 mila euro, la Regione mette a disposizione dei piu’ giovani 10 mila voucher del valore di 10 euro per l’acquisto di libri nei punti vendita che aderiranno all’iniziativa. La promozione e’ rivolta ai ragazzi dai 14 ai 29 anni che abbiano scaricato sul proprio smartphone la Lazio Youth Card, l’App gratuita della Regione Lazio che da’ la possibilita’ di accedere a diverse convenzioni nel mondo della cultura, dello sport e del turismo sia nel Lazio che in 38 paesi europei. L’iniziativa ha avuto come madrine d’eccezione le scrittrici Licia Troisi, Romana Petri e Paola Soriga, che hanno prestato il proprio volto e la propria voce per la campagna di comunicazione che ha accompagnato il lancio dell’iniziativa.
Di questo e del mondo dei libri ne vogliamo parlare con Luigi Brasili, tiburtino che, da diversi anni, pubblica racconti in svariati libri e riviste, per vari editori e testate.

Cosa pensi di questo bonus libri e anche dell’aiuto che la Regione Lazio ha predisposto a favore delle librerie indipendenti finalizzato a sostenere la ripresa delle attività dopo lo stop imposto dall’emergenza Covid-19?

L’emergenza di questa pandemia ha messo in ginocchio tantissime attività commerciali, artigianali e imprenditoriali trascinando i tanti lavoratori a esse legate. E di certo le librerie, in particolar modo quelle indipendenti, appartengono al novero delle attività maggiormente colpite. Se poi si considera che questa categoria è già da molti anni in sofferenza a causa della soverchiante concorrenza dei negozi virtuali e delle grandi catene, nonché per la cronica scarsità di lettori forti che contraddistingue il mercato italiano del libro, il risultato è facilmente immaginabile. Devo dire che queste iniziative, senz’altro encomiabili, mi sembrano però un po’ fini a se stesse messe in questi termini; capisco che non sia facile elargire fondi, ma trovo che 100 mila euro per l’intera regione siano davvero pochini. Ci vorrebbe molto di più per aiutare in primis le librerie e poi i lettori in difficoltà. In ogni caso è comunque un barlume positivo e mi piace pensare che qualcuno ne trarrà un aiuto, per quanto piccolo.

L’Associazione editori italiani ha lanciato ad aprile un grido di allarme per le perdite: si parla di 23.200 titoli in meno.

Questo è un vero dramma per chi lavora nel mondo dell’editoria, ovvero non solo le librerie ma l’intero comparto, dagli editori alle tipografie, dai distributori alle agenzie letterarie. Senza contare le tantissime figure dietro le quinte che fanno parte di questo mondo, come gli editor, i correttori di bozze, gli illustratori, eccetera e ovviamente quegli scrittori che campano, o sopravvivono, con i libri. Conosco diversi amici, scrittori professionisti, che hanno libri in attesa di uscire da mesi senza sapere se e quando usciranno, oppure libri “usciti” poco prima della quarantena nazionale e passati del tutto inosservati; e parlo di scrittori noti, oppure meno conosciuti al grande pubblico ma bravissimi.

Passiamo alla tua produzione: facci una panoramica dell’attività fin qui svolta.

Io ho iniziato a cimentarmi in modo organizzato con la scrittura alla fine del 2003 quando mi decisi, dopo una ventina d’anni di “domani scrivo qualcosa”, a scrivere quello che è stato il mio primo racconto con inizio e fine, con l’intento di partecipare al primo concorso letterario della mia “carriera”. Fu un inizio molto fortunato, poiché vinsi il concorso. Da allora ho scritto tantissimi racconti, oltre cento, oltre a qualche decina di componimenti in versi e a una quindicina di libri. Nel corso di questi anni ho avuto molte soddisfazioni da questa che per me rimane comunque soprattutto una passione; ho vinto il primo premio in una cinquantina di concorsi, e calcolando anche i premi da podio e le onorificenze varie, ho collezionato oltre duecento riconoscimenti, in Italia e all’estero. Diverse mie opere sono state tradotte e pubblicate in altre lingue, come il rumeno, l’inglese e l’ungherese. Dei miei libri pubblicati, alcuni sono ambientati a Tivoli, come il romanzo giallo/storico intitolato “Sherlock Holmes e il tempio della Sibilla”, il fantasy per ragazzi “C’era una volta un re”, pure questo ambientato all’ombra del tempio, e il giallo che vede protagonista un ispettore del commissariato di Tivoli, “La scomparsa dell’elfo”. Grazie a questi libri ho avuto occasione di incontrare gli alunni di molte scuole in giro per l’Italia nell’ambito di progetti letterario/scolastici organizzati dalla casa editrice La penna blu. Poi c’è la collana di romanzi storici, edita da Fanucci, dal titolo “Il romanzo dei faraoni”, firmata con lo pseudonimo collettivo Valery Esperian. Io ho avuto l’onore e l’onere di scrivere il primo e il sesto, nonché ultimo uscito, di questi libri dedicati ai faraoni egizi. Il primo titolo è “Cheope, l’immortale”, che ha ottenuto un ottimo riscontro di vendite e critiche, e in uscita in Repubblica Ceca a cura di un importante editore ceco. L’altro titolo è “Il re scorpione, il fondatore dell’Egitto” libro presentato lo scorso anno al Salone di Torino.

Quanto ha influenzato il territorio in cui vivi i tuoi libri?

Quando si scrive è naturale attingere al proprio vissuto. Anche quando si scrive una storia ambientata altrove e con personaggi immaginari, quasi sempre, magari a livello inconscio, qualcosa del proprio bagaglio fatto di esperienze, luoghi e persone affiora tra le righe. E in ogni caso, anche se si parte, come ho fatto io, con storie di svariati generi letterari e ambientate in altri luoghi, nel passato, nel futuro o ai tempi nostri, prima o poi è inevitabile, credo, riavvicinarsi alle proprie origini e raccontarle dal proprio punto di vista.

Sappiamo che hai redatto un testo di commento per un video promozionale della città di Tivoli richiesto dalla rete di impresa “Tivoli incontra il polo turistico tiburtino”.

Sì, tempo fa un amico mi ha contattato chiedendomi se potevo lavorare a un testo che raccontasse la città, nell’ambito di un’iniziativa volta a promuovere il turismo a Tivoli. Mi fa piacere che il testo sia stato apprezzato e poi utilizzato effettivamente per questa promozione.

Sempre rimanendo alle radici cosa ci dici del Premio Francesco Bulgarini sulla storia di Tivoli?

Quando si dice le coincidenze, giusto tre o quattro giorni fa sono stato contattato dal vice presidente della Società Tiburtina di Storia e d’Arte, il professor Roberto Borgia, per chiedermi il permesso di pubblicare sul loro sito una mia prefazione del romanzo “C’era una volta un re”, poiché in quella prefazione racconto della mia esperienza con il Premio Bulgarini come alunno di quinta elementare. Per me è stato un onore e ringrazio il professore. Prima di mandare la nota me la sono riletta dopo anni, e mi sono ritrovato catapultato nei ricordi, ma lascio chi fosse interessato libero di leggerla direttamente sul sito, quindi non svelo altro se non che sono molto contento che dopo tanto tempo abbiano deciso di far rinascere questo Premio, che ritengo di primaria importanza. A questo proposito, colgo l’occasione per suggerire a coloro che si occupano di cultura a Tivoli che sarebbe bello creare un premio letterario “open” intitolato ufficialmente alla nostra città; nel corso degli anni ho girato in lungo e in largo l’Italia per partecipare alle premiazioni come concorrente oppure come giurato, e ho toccato con mano come queste manifestazioni possano contribuire in modo importante a far conoscere e apprezzare a chi viene da fuori le bellezze, piccole o grandi, di una città. Sarà che io non faccio parte di quella schiera, a mio avviso ottusa, che sostiene che “la cultura non paga”, ma sono sicuro che un premio Città di Tivoli, con il patrimonio artistico e culturale quasi ineguagliabile di cui disponiamo, costituirebbe un “faro” per molte persone, non solo per gli scrittori, con benefici per tutta la collettività.

In questo momento è in cantiere un nuovo libro?

A metà marzo è uscito un ebook fantasy, Le cronache di Adelen, edito da Delos Digital (casa editrice diretta dal noto scrittore ed editor della Mondadori, Franco Forte). Si tratta di un libro scritto a sei mani e firmato con lo pseudonimo Andrew Luke Lewis (il nome l’ho inventato io partendo dai nostri nomi di battesimo; Andrea Franco e Luca di Gialleonardo sono gli altri due autori, scrittori pubblicati e in pubblicazione con Mondadori). Proprio a partire da quei giorni di marzo, mi sono ritrovato a lavorare da casa, intendo il mio lavoro di tecnico informatico, e la mole di impegno lavorativo si è quasi triplicata, complice anche il fatto di avere lavorato con ritmi molto alti e continuativi a un progetto sociale del comune di Roma, rivolto ai cittadini travolti economicamente dalla pandemia. Tuttora continuo a lavorare a quello e a un altro progetto in contemporanea, pertanto il tempo per scrivere è sempre pochissimo. Comunque in questi tre mesi sono riuscito a scrivere due nuovi racconti brevi, e sto lavorando alla scaletta di un nuovo romanzo storico. Poi ci sono altri progetti, solo rimandati a causa del momento che stiamo vivendo, a cui avevo iniziato a lavorare con amici scrittori di varie parti d’Italia. Spero nei prossimi mesi di potermici dedicare in modo continuativo. Infine, ho ripreso a ragionare con l’editore La penna blu sull’organizzazione di un progetto ideato lo scorso anno, destinato alle scuole. Vedremo, spero nel prossimo anno scolastico, gli eventuali frutti.