Il piano dei rifiuti del Lazio 2019/2025 varato dal Consiglio Regionale4 min di lettura

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Riduzione della produzione dei rifiuti, raccolta differenziata al 70% entro il 2025, riciclo, recupero di materia e non di energia dal trattamento dell’immondizia, quindi no alla costruzione di nuovi termovalorizzatori, obbligo dell’ autosufficienza impiantistica per ognuno dei 5 ambiti territoriali ottimali individuati, compresa la citta’ di Roma Capitale, ma anche la possibilita’ che tutto venga rimesso in discussione. Il piano dei rifiuti del Lazio 2019/2025 varato dal Consiglio regionale, che dopo oltre due anni dalla scadenza sostituisce quello della Giunta Polverini approvato nel 2012, si pone obiettivi ambiziosi e coerenti con la direttiva dell’Unione Europa sull’economia circolare (meno discariche e termovalorizzatori e piu’ creazione di materie prime secondarie dai rifiuti), nella consapevolezza pero’ che se i comuni non raggiungeranno gli obiettivi di raccolta differenziata e le autorita’ dei 5 ambiti territoriali ottimali previsti (uno per ogni provincia) non realizzeranno gli impianti necessari alla loro autosufficienza (in particolare discariche e tmb) tutto potrebbe tornare in discussione nel 2023. Infatti, tra le novita’ apportate dal Consiglio, rispetto al documento adottato dalla Giunta a dicembre, c’e’ la nascita di una cabina di monitoraggio, presieduta dal presidente della Regione, Nicola Zingaretti, che tra due anni e mezzo fara’ un check ai flussi dei rifiuti del Lazio e se si rendera’ conto che gli obiettivi del piano (tra cui la riduzione al 10% dei conferimenti in discarica) non saranno raggiungibili “potra’ proporre l’adeguamento e/o la revisione parziale o totale delle scelte programmatorie effettuate nel piano, anche dal punto di vista impiantistico”.

Una sorta di scenario di controllo che per evitare l’insorgere di possibili emergenze potra’ comportare anche la costruzione di impianti attualmente non previsti, ad esempio i termovalorizzatori. La scelta fatta dalla Giunta e confermata dal Consiglio (pur con le opposizioni di Energie per l’Italia, Forza Italia e Lega) e’ stata quella di non costruirne di nuovi, perche’ il raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata previsti (oggi il Lazio e’ intorno al 47%) e la costruzione (entro il 2023) di un compound a Colleferro da 250mila tonnellate l’anno (che si occupera’ di estrarre materie prime seconde dal rifiuto indifferenziato tritovagliato) renderebbero gia’ sufficiente per il Lazio l’impianto di San Vittore. Tuttavia, non c’e’ certezza che la road map prevista dal piano verra’ rispettata dai territori e allora ecco che la nascita di almeno un altro nuovo termovalorizzatore o anche l’uso di uno gia’ esistente non puo’ essere esclusa del tutto.

“Se le previsioni stimate non andranno nella direzione giusta saremo obbligati a intervenire e rivedere alcune proiezioni- ha detto l’assessore regionale ai Rifiuti, Massimiliano Valeriani- Se oggi cambiassimo idea sulla termovalorizzazione significherebbe parlare del gassificatore di Malagrotta, di Colleferro e della famosa conferenza dei servizi dell’impianto di Tarquinia, ma non ci sono le condizioni. Non penso che tutto quello che e’ scritto nel piano si tramuta in un elemento di fatto. Se da lunedi’ continuiamo ad avere atteggiamenti di blocco del porta a porta come e’ successo a Roma o comunita’ che non hanno un impianto smaltimento e continuano a rimandare il problema in avanti abbiamo situazione schizofrenica”.

Per fare in modo che i territori si assumano le loro responsabilita’, il piano ha stabilito l’obbligo dell’autosuffienza impiantistica per ognuno dei 5 ambiti territoriali ottimali istituiti, compresa la citta’ di Roma. La Capitale e’ stata inserita nel piu’ vasto ambito della Citta’ Metropolitana ma dovra’ dotarsi (al pari del resto della ex provincia) delle discariche e degli impianti di trattamento necessari a chiudere il suo ciclo dei rifiuti all’interno del proprio confine cittadino. Attraverso un emendamento di “mediazione” Valeriani ha da una parte salvato l’impegno preso con la sindaca di Roma, Virginia Raggi, di non costituire un ambito a se’ stante per la Citta’ Eterna (a fronte del quale la giunta capitolina il 31 dicembre ha indicato il sito di Monte Carnevale per la discarica) e dall’altra ha evitato lo scontro frontale con una parte della maggioranza (Lista Civica Zingaretti, Italia Viva e anche alcuni esponenti del Pd) che aveva presentato emendamenti proprio per la nascita dell’Ato di Roma. Entro quattro mesi dalla pubblicazione del piano (quindi entro fine anno) il Consiglio regionale dovra’ approvare una legge di definizione, attivazione e regolazione degli Ato e degli enti di governo (che si occuperanno, tra le altre cose, di stabilire quali e quanti impianti serviranno all’interno di ogni ambito, chi li fara’, se con una gara o affidamento diretto a un soggetto pubblico, e stabiliranno le tariffe). In attesa di raggiungere l’autosufficienza impiantistica, un ato potra’ portare i rifiuti in un altro vicino ma dall’1 gennaio 2022 dovra’ pagare un’addizionale al tributo di conferimento: il 5% in piu’ ogni anno in maniera progressiva. Allo stesso modo, tutti i comuni che non avranno raggiunto il 65% di raccolta differenziata nel 2021 per smaltire in discarica dovranno pagare un’addizionale del 20% oltre al tributo di conferimento nell’impianto.