Il Ritorno del Re e la riscossa dei dissidenti1 min di lettura

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Chiuse le urne e arrivati i risultati inizia la stagione delle riflessioni politiche. Per Tivoli e per il Partito democratico è stata una tornata di tutto rispetto: un deputato è pronto a fare il suo ingresso alla Camera, Andrea Ferro, e l’uomo d’oro della sinistra tiburtina, Marco Vincenzi, ha fatto incetta di voti nella Provincia a nord est di Roma, guadagnadosi un posto alla Pisana e uno nella top five dei consiglieri con il maggior numero di voti incassati. Il Re, nome che si è guadagnato sul campo dopo due mandati consecutivi da sindaco e uno a Palazzo Valentini, sempre insieme a Zingaretti come assessore ai Lavori Pubblici, ha conquistato la medaglia di bronzo e una rivincita verso chi, dopo la sconfitta incassata nelle elezioni comunali del 2010, lo dava per spacciato. Voci di corridoio dicono che per lui si potrebbe prefigurare pure una promozione in giunta, magari nello stesso ruolo che ha ricoperto in Provincia. Viaggia in direzione Parlamento Ferro, ex segretario della Federazione dei Ds di Tivoli, l’ultimo prima della nascita del Pd: lui la sinistra tiburtina l’ha declinata in maniera completamente diversa da quel “compagno” per il cui metodo politico venne coniato un termine ad hoc come “vincenzismo”. C’è stata una guerra interna senza esclusione di colpi, in cui si raccontano incontri al vertici finiti non proprio a tarallucci e vino, segretari contestati, posizioni diamentralmente opposte sui temi-chiave della Città dell’Arte, su tutti le terme. I dissidenti hanno alzato la voce e si sono fatti sentire. E ora? Ora il risultato incassato a casa dice che il Pd, che oggi siede tra i banchi dell’opposizione nel consiglio comunale tiburtino, vale il 40% dei voti. Una cifra del genere va bene pure per fare pace?

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