La didattica a distanza come strumento di inclusione/1

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Il coronavirus ci ha fatto chiudere le scuole ma la didattica non si è fermata. Per l’impegno dei nostri docenti e dei nostri studenti si sono moltiplicate le iniziative per la didattica a distanza. Con questo articolo della Prof.ssa Rosy De Luca docente presso l’Istituto Fermi di Tivoli iniziamo una serie di interventi per dare conto proprio delle esperienze nel nostro territorio.

La didattica in tempi di coronavirus come strumento di inclusione

In questi giorni di grande disagio, la scuola italiana è stata chiamata ad affrontare la sfida di organizzare l’istruzione a distanza. Uno sforzo che ha visto dirigenti e docenti chiamati a raccogliere le proprie forze e a mettersi in prima linea per adempiere ad una finalità non solo didattica, ma anche sociale. Già da diversi anni molti insegnanti hanno seguito corsi di aggiornamento e si sono formati, anche se successivamente la spesa per l’istruzione, come quella della sanità, è stata tagliata, e non sempre si erano potute mettere in pratica in modo completo le competenze digitali apprese.
In questo periodo è importante non lasciare soli i nostri studenti, che sono la sostanza della scuola: alcuni di essi sono spesso soli a casa, mentre i loro genitori svolgono lavori di utilità sociale negli ospedali, nei trasporti, nei servizi essenziali. Il rapporto quotidiano con gli insegnanti, pertanto, serve a garantire ai nostri ragazzi non solo il diritto costituzionale all’istruzione, ma anche a creare un ombrello protettivo che sopperisca alla mancanza del rapporto umano “dal vivo” e farli comunque sentire parte di un tessuto sociale. In pratica, l’obiettivo è sviluppare il senso di appartenenza all’istituzione scolastica e a non lasciare nessuno indietro.
Dal 4 marzo in poi, giorno in cui è stata annunciata la sospensione delle lezioni, c’è stato un fiorire di iniziative e di applicazioni che hanno permesso a studenti e docenti di incontrarsi online e di proseguire la didattica. Tuttavia, il rischio di queste iniziative potrebbe essere che alcune famiglie siano sprovviste dei mezzi informatici e delle tecnologie necessarie per permettere la connessione ai propri figli. Spesso alcuni ragazzi possiedono solo il cellulare con un quantitativo di Giga minimo, oppure devono dividere i dispositivi di casa con fratelli e genitori le cui aziende applicano lo “smart working”.
Molti istituti scolastici, come il “Fermi” di Tivoli, hanno messo a disposizione degli allievi dei tablet in comodato d’uso per poter permettere a tutti di essere parte della formazione erogata a distanza. La sfida principale è realizzare l’obiettivo primario della scuola, ovvero l’inclusione scolastica.
Il costante contatto tra alunni e docenti, realizzato anche tramite whatsapp e piattaforme digitali permette di effettuare azioni di monitoraggio sulla partecipazione effettiva degli studenti per evitare che qualcuno resti indietro ed escluso.
I nostri studenti hanno bisogno di sentire il calore umano, di recuperare la dimensione sociale della scuola e di sentirsi parte della comunità. Come raccomandato dalla ministra Azzolina, non è importante adesso inseguire il programma e i contenuti, quanto invece offrire attraverso il dialogo ragionato affetto, supporto, strumenti critici che consentano ai giovani di comprendere il momento attuale e di analizzarlo nelle diverse sfaccettature offerte dalle discipline scolastiche.
Per quanto mi riguarda, come docente di discipline giuridiche ed economiche, in economia politica stiamo affrontando il quantitative easing e la riflessione sulle teorie economiche che abbiamo già studiato. In diritto pubblico ci si aggiorna sulla decretazione recente del governo Conte, analizzando i rapporti tra i diversi organi costituzionali.
Con i ragazzi non ci vediamo tutti i giorni, bisogna rispettare anche i tempi dettati dalle regole sul “lavoro agile”, che valgono per tutti, studenti e docenti. La settimana trascorre rapida e piena di impegni tra soluzione di esercizi e di casi pratici. E quando ci ”vediamo”, il meeting online serve anche a fare battute, ridere, ritrovare il clima disteso di classe e la complicità. Lezione agile, lezione aperta a tutti, perché nessuno a scuola adesso più che mai deve restare indietro.
E quando si tornerà a scuola, la cosa più bella sarà abbracciarsi e sorridere. Tornare ad essere quelli che eravamo, migliorati da questa dura esperienza . Con la consapevolezza di essere stati parte di questa grande onda di sostegno umano, nell’epoca più buia che il nostro Paese abbia attraversato dal dopoguerra in poi.