La tutela dei Beni Culturali e del Paesaggio nel difficile lavoro della Soprintendenza4 min di lettura

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Tempio della Tosse

 

Affacciarsi dal Belvedere di Villa d’Este, dallo spalto rivolto ad ovest, verso Roma, è da sempre uno dei “riti” che ogni visitatore deve praticare. Lo facevano gli ospiti della proprietà e poi i grandtouristi, e lo fanno adesso i turisti culturali e i turisti di massa.

Il paesaggio che si apre alla vista è cambiato nel tempo, ma in prossimità della celebre Villa del cardinale, e fino al moderno quartiere di Villa Adriana, gli strumenti di tutela, negli anni, hanno tentato di difenderne i valori, identitari, unici al mondo.

È del 1955 il vincolo paesaggistico sul versante collinare ad oliveti sottostante la città di Tivoli; ed una serie di vincoli monumentali, soprattutto degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, sui beni archeologici emergenti e sui beni culturali che sorgono intorno a Via degli Orti, che collega il centro storico alla fabbrica Pirelli, dovrebbero garantire i giusti livelli di tutela. E allora? Perché tante manomissioni, perché tante “brutture”? Perché sono abusi, e bisognerebbe impedirne la permanenza. Farli rimuovere, ripristinare lo stato legittimo dei luoghi, con le contestazioni, le diffide, le sanzioni, i ripristini forzati se alla contestazione non segue la rimozione da parte del contravventore.

La Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma, l’ufficio del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo che fa il lavoro faticoso (e impopolare) della tutela, continua a segnalare (anche in Procura), a verificare con la Polizia Municipale, ad attivarsi chiedendo notizie all’Ente locale (che dovrebbe portarle avanti) circa le procedure sanzionatorie sui beni paesaggistici.

La tutela è impegnativa. Ed è un lavoro che non si vede, ma che si svolge, dietro le quinte, con grande dispiego di carte… e, prima di queste, di pensiero e di sapere. Con le norme che di volta in volta qualcuno riscrive facendo impazzire il “burocrate” dell’ufficio, che nel caso delle Soprintendenze è un archeologo, un architetto, uno storico dell’arte (nel nostro caso il dott. Zaccaria Mari, l’arch. Raffaella Strati, la dott.ssa Isabella Del Frate). Con il loro studio e la loro conoscenza del territorio, i tecnici della Soprintendenza scrivono le motivazioni dei “vincoli” (dichiarazioni di interesse), dei dinieghi, dei pareri negativi. E li difendono, “con le unghie e coi denti”.

Vogliamo ricordare la “battaglia” di Corcolle? E la guerra alla lottizzazione Nathan “sotto gli occhi di Adriano”, come qualcuno scrisse, cioè proprio davanti alla villa dell’Imperatore?

Visualizzando la cartografia del piano paesaggistico, si possono vedere tutte le tutele che nel tempo sono state apposte, fino agli anni a noi più vicini: da quelle archeologiche a quelle paesaggistiche. La Soprintendenza per l’Area metropolitana di Roma è tra i pochi uffici di tutela che continua a predisporre vincoli paesaggistici, ciò che significa “trascinarsi” per mesi tra le carte bollate: prima riscontrando decine di osservazioni, poi discutendo i ricorsi al TAR e talvolta al Consiglio di Stato. Tutto lavoro che il cittadino non vede e che con i suoi commenti, spesso privi di conoscenza dei fatti, avvilisce chi tanto “crede” nel suo lavoro, e vorrebbe vederne le ricadute positive in tempi ragionevoli.

Il bel paesaggio contiguo a Villa d’Este, che digrada verso Villa Adriana e che si affaccia su Roma dai punti di belvedere del giardino cinquecentesco, è lo storico paesaggio degli orti, che si alternavano ai più recenti oliveti e alle vigne del “pizzutello” documentate anche nell’incisione di Luigi Rossini (1826) accanto al c.d. “Tempio della Tosse”. Erano irrigati dall’acqua che usciva dalle fontane della Villa Estense in un’economia produttiva oggi dimenticata, ma che ha lasciato nel paesaggio la sua traccia materiale.

Sul “Tempio della Tosse”, in realtà il vestibolo monumentale perfettamente conservato, risalente al IV sec. d.C., di una villa patrizia, la Soprintendenza sta per cominciare lavori di restauro (archh. Gioacchino Piazza e Sergio Sgalambro) e da oltre un anno esperti di architettura antica e di pittura medievale si sono avvicendati per la ripresa degli studi.

La conservazione dei beni culturali e del paesaggio è lavoro che va condotto in squadra. E ben venga dunque la visibilità del direttore del VA.VE. Andrea Bruciati, che riesce ad avere spazio nei media sensibilizzando la popolazione. È quanto vorremmo fare anche noi, non sempre amati da cittadini ed amministratori, perché i beni culturali piacciono se si tagliano nastri e si staccano biglietti. Meno se si fanno provvedimenti sanzionatori o si deve dire di no all’ennesima cementificazione.

Ora dobbiamo agire in sinergia, con l’Istituto autonomo e naturalmente con il Comune, dal quale – va detto – abbiamo grande ascolto a livello amministrativo, con le forze dell’Ordine e la Procura, per fare finalmente “un po’ di pulizia”.

Speriamo che ad un’azione congiunta seguirà la ritrovata civiltà, dalla quale, purtroppo, ci sentiamo spesso ancora lontani. E così, in un paesaggio che faticosamente si conserva (anche quello sullo sfondo della foto panoramica è un paesaggio tutelato, da poco, con un impegnativo vincolo paesaggistico), questo è quello che si vede dalle arcate della monumentale Rotonda.(foto 3 e 4)

Margherita Eichberg

Soprintendente archeologia, belle arti e paesaggio per l’Area metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale