L’anima e il cacciavite

158
blank
Sul numero 06 in distribuzione dall’8 aprile di XL abbiamo un intervento del prof. Alcibiade Boratto sul nuovo corso del PD Nazionale dopo l’elezione a segretario di Enrico Letta. Con questo articolo inauguriamo una nuova categoria di notizie su www.notizialocale.it che abbiamo chiamato “commenti”.
Per intervenire o inviare articoli
[email protected]
Pagina facebook
notizia locale

 

Il nuovo segretario del PD Enrico Letta ha iniziato il suo mandato con piglio deciso e forte volontà di rinnovamento del partito.
Tra le iniziative avviate merita una particolare attenzione quella rivolta a consultare iscritti, simpatizzanti, cittadini sugli indirizzi programmatici e sul rinnovamento del partito affidatogli, dando lui stesso spunti e idee nel suo discorso di investitura, poi tradotti in una sorta di questionario inviato ai circoli.
Un momento delicato della vita del partito
È questo un momento importante e delicato della vita del PD, che viene dai travagli vissuti negli ultimi anni, soprattutto dopo la bruciante sconfitta nelle elezioni politiche del 2018.
Le cause di questa situazione vanno ricercate sia nelle difficoltà incontrate sin dagli inizi della sua esistenza nell’attuare una sincera fusione tra le anime politiche che lo hanno generato, sia nelle vicende politiche nazionali nel corso delle quali non si è potuto o voluto esimere dall’assumere responsabilità di governo.
Ora, però, è tempo certamente di riflettere sul passato, ma soprattutto di dare forte e spiccata identità al partito, con la consapevolezza che esso è stato, è e resta il pilastro portante del centrosinistra e un indispensabile punto di equilibrio del sistema politico italiano. Se dovesse entrare malauguratamente in una crisi irreversibile a soffrirne sarebbe il paese e i ceti più deboli. Ma al partito i cittadini chiedono chiarezza nelle scelte programmatiche, coraggio nell’assumere posizioni anche di minoranza, soprattutto coerenza tra enunciazioni e fatti.
Vengo, ad esempio, alla più volte proclamata, gridata lotta alle ingiustizie che si riscontrano nella nostra società, alle diseguaglianze crescenti, al mancato riconoscimento di fondamentali diritti civili.
A volte siamo sorpresi ascoltando un giovane dalla pelle scura parlare con un marcato accento romanesco o di qualche altro luogo italiano: è un giovane che è nato in Italia o che in Italia è arrivato bambino. È figlio di genitori che in Italia lavorano e che, quando sono stati assunti con regolare contratto (cosa che spesso non si verifica), hanno versato contributi e pagato imposte. Ha frequentato un normale corso di studi, compagno tra compagni, amico tra amici italiani. Eppure non è cittadino italiano e permangono tra i partiti della destra e nella società forti resistenze a concedergli la cittadinanza italiana. È giusto? No, non è giusto.
Il problema dell’evasione fiscale
Leggiamo ricorrentemente che l’evasione fiscale in Italia supera i cento miliardi.
Questo significa che, quando ci ricoveriamo in ospedale, iscriviamo i figli a scuola o entriamo in un tribunale per avere giustizia, utilizziamo servizi dello stato che funzionano, bene o male, grazie a chi le imposte le paga e che di essi si servono anche coloro che invece le evadono. Sicché il contribuente onesto paga per sé e per il cittadino disonesto. È giusto? No, non è giusto.
Da troppo tempo molti governi hanno promesso interventi massicci a favore del Mezzogiorno per ridurre o eliminare ritardi e limiti nell’economia, nella vita civile, nella sicurezza. Ma le statistiche ci dicono ben altro: aumenta la denatalità, cresce l’esodo dei giovani, alto è il numero delle opere pubbliche finanziate ma non realizzate, continua a diminuire il reddito pro-capite. Le mafie prosperano, spalleggiate non infrequentemente da elementi del ceto politico locale. Si può dire che il cittadino del Sud non è uguale al cittadino del Nord. E’ giusto? No, non è giusto. Potrei continuare, trattando dell’ingiusta condizione lavorativa dei rider o dei dipendenti di Amazon o, ancora, della insufficiente diffusione sul territorio del servizio sanitario nazionale, fatto che ha reso ancora più difficile la lotta alla pandemia, ma mi fermo qui.
La credibilità del partito
La credibilità del Partito Democratico crescerà nella misura in cui saprà proporre adeguate soluzioni per questi ed altri gravi problemi del nostro paese. Esso dovrà caricarsi sulle sue spalle la responsabilità di curarli alla radice insieme ad altre forze politiche che mostreranno di avere lo stesso comune obiettivo. Senza arretramenti e rinvii per ragioni, come si suole dire, di ”opportunità politica”. Sia pure finendo all’opposizione, perché anche da questa posizione, quando il messaggio politico è limpido, si possono raccogliere consensi per tornare ad essere forza di governo.
La democrazia italiana è malata, ha detto Letta. È vero, ma non soltanto perché in tre anni ci sono stati tre governi. Se guardiamo al passato crisi di governo frequenti non sono mancate, eppure la democrazia non era in cattiva salute.
La nostra democrazia è malata, perché è la società ad essere in crisi, disorientata,s tanca, risentita per i tanti appuntamenti mancati dalla politica.
Quando una società mostra sofferenze, disagi, frantumazioni tra ceti e corporazioni, che si esprimono in confuse proteste, deve suonare un allarme in quanti hanno responsabilità di guida, perché le vie di fuga dalla crisi possono essere semplicistiche proposte populiste, che aggravano le condizioni del Paese. Gli esempi non mancano.
Un occhio attento, quindi, agli umori e malumori diffusi tra i cittadini, la politica riprenda la sua razionale funzione di orientamento e di consolidamento della democrazia, che è giustizia nella libertà.
La prospettiva di un futuro
Ora le urgenze nazionali sono la lotta al Covid e un equo e incisivo impiego dei fondi del Recovery Fund senza condizionamenti da parte di corporazioni. Oltre a una forte ripresa dell’economia nazionale. Il PD è con convinzione nel governo Draghi, perché c’è una missione da compiere nei confronti dell’Italia.
Domani, passata questa fase che durerà forse fino al termine della legislatura, comincerà un cammino diverso. A quell’appuntamento il PD dovrà arrivare rinnovato. Sarà l’ultima chiamata. I capicorrente dovranno raccogliere l’appello di Letta, con sincerità e lealtà; nel partito dovrà esserci spazio per contributi di idee per migliorare, se necessario, la sua vita interna e per dare ad esso maggiore presenza ed evidenza nella società.
Zingaretti è stato vittima delle fazioni interne, nonostante il suo positivo impegno. Letta non può essere un’altra vittima, pena il declino irreversibile. Credo che il PD abbia un bacino di potenziali consensi molto più ampio di quanto non dicano i recenti risultati elettorali e i sondaggi.Sta ad esso nel suo insieme, base e vertici, tradurlo in suffragi elettorali.

Alcibiade Boratto

blank