Nuove indagini sulla Basf: i cittadini chiedono la delocalizzazione

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#NLCronaca #NLGuidonia – Ancora cittadini all’attacco contro la Basf di Case Rosse, prosegue la battaglia contro la stabilimento specializzato nel recupero di metalli preziosi da rifiuti chimici alle porte di Guidonia Montecelio.

“Altro che fabbrica dell’oro – hanno commentato cittadini che da anni denunciano l’inceneritore di rifiuti tossici gestito dalla multinazionale BASF – è un fantasma comparso improvvisamente agli occhi dei Cittadini quando nel 2002 i Comitati furono invitati a visitare lo stabilimento esistente dal 1956 ed allora gestito dall’americana Engelhard. Solo allora si resero conto coi propri occhi che esso in realtà ospitava non solo un innocuo impianto di industria galvanica (oro per le decorazioni delle ceramiche), ma anche un pericoloso inceneritore che bruciava rifiuti chimici tossici e pericolosi provenienti da industrie farmaceutiche e chimiche sparse in tutto il mondo per recuperare metalli preziosi come il Palladio e il Platino. Da li, si può dire, è iniziata una battaglia che dura da ormai quasi 15 anni”.

Alla luce di nuovi indagini sulle autorizzazioni concesse alla Basf: “Attendiamo di capire meglio i contenuti, i dettagli delle indagini ed il capo di accusa, ma ormai sembra che il cerchio si stringa – sui burocrati che chiudono un occhio (o forse tutti e due) e su funzionari e legali rappresentanti della BASF. Quest’ultima continua a difendersi, riporta l’articolo, dietro lo spillo del recente studio ISS, già contestato, smontato e annullato dalla contro-relazione con cui i Comitati e l’associazione Raggio Verde hanno evidenziato che si è trattato di uno spreco da 100.000€ di soldi pubblici, perpetuato a discapito della salute degli abitanti dei quartieri limitrofi alla BASF.

Il tutto avviene in un contesto, quello di Settecamini, dove le condizioni di salute dei cittadini sono drammaticamente peggiori di quelle di altre aree di Roma, come confermano varie indagini epidemiologiche tra cui una del 2007 (quindi precedente alla costruzione delle case a ridosso dell’inceneritore) che evidenzia un quadro oggettivamente preoccupante”.

“Il Comitato di Quartiere di Case Rosse, venuto a conoscenza di quello studio, lo ha come al solito letto attentamente e ne ha analizzato i vari aspetti, e come sempre ha messo a disposizione sul sito una relazione anche su questa indagine. Riteniamo doveroso, infatti, continuare ad informare i Cittadini e ricordare alle Istituzioni (per primo il Sindaco responsabile della tutela della nostra salute) che in un simile contesto non è ragionevole pensare di avere anche un inceneritore che, come anche ipotizza l’indagine della magistratura, oltre alle emissioni atmosferiche, crea rischi legati allo stoccaggio di materiali tossici e rende possibile la contaminazione delle falde acquifere e dei terreni circostanti”.

“E’ finito il tempo di tergiversare, l’inceneritore ed i processi produttivi più pericolosi e inquinanti vanno fermati e delocalizzati in un’area idonea. Noi continuiamo a sostenere questa battaglia, lavorando pazientemente e raccogliendo dati oggettivi che puntualmente presenteremo ai Cittadini e alla Magistratura, la cui azione – seppur lentamente – va avanti inesorabile, aspettando un cenno di presenza del sindaco Marino, diverso dal suo inspiegabile e assordante silenzio”.

La Basf di Case Rosse, foto www.sitotiburtina.altervista.org/ambiente

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