Piano paesistico della Regione Lazio davanti alla Corte costituzionale1 min di lettura

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Il ministero dei Beni culturali impugna davanti alla Corte costituzionale il Piano paesistico della Regione Lazio. Una decisione ratificata il 6 aprile al Consiglio dei Ministri su “richiesta” del ministro per i Beni e le Attivita’ culturali e per il Turismo, Dario Franceschini, e su “proposta” del ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia. Il ricorso, spiega una nota di Palazzo Chigi, riguarda un “conflitto di attribuzione” rispetto alla delibera del Consiglio regionale del Lazio passata in Aula lo scorso 2 agosto che dava il via libera al Piano territoriale paesistico regionale.

Un testo, quello approvato, che introduceva modifiche rispetto al documento portato in Aula dalla Giunta regionale, nato da una stretta collaborazione con il Collegio romano, titolare della competenza sui Piani paesistici regionali. Tant’e’, il testo modificato dal Consiglio lo scorso agosto comprometterebbe invece l’intesa raggiunta dalla Regione con gli organi ministeriali.

I punti critici riguarderebbero principalmente le fasce di rispetto all’interno dei Centri storici, per cui il Consiglio regionale avrebbe introdotto una procedura diversa aprendo cosi’ la strada a possibili conflitti e sovrapposizioni con quella statale, ma anche l’uso nel Piano di strumenti urbanistici troppo vecchi per garantire la tutela dei territori e del paesaggio del Lazio.

Sembra pero’ che dopo l’approvazione della Pisana dello scorso agosto la collaborazione con gli organi del Mibact sia ripartita con l’intento di recuperare la conformita’ del Piano paesistico regionale alle prescrizioni statali. Sarebbe questo il motivo per cui il Piano – seppur approvato dal Consiglio – non era ancora stato pubblicato sul Bollettino regionale. Fino pero’ allo scorso 13 febbraio, quando la delibera e’ stata pubblicata e dunque resa operativa. Da li’, il ricorso del ministero dei Beni culturali deliberato il 6 aprile in Consiglio dei ministri.