Picarazzi: le cifre della crisi sono drammatiche7 min di lettura

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Riceviamo e pubblichiamo

Le cifre della Crisi sono drammatiche. Previsioni sul PIL : 2020 – 13,5% ; 2021 + 6%. Al 31 dicembre 2021 pertanto avremo un saldo totale negativo sul 2019 ( che già era un anno pessimo ) di 7,5 punti in percentuale. I dati ISTAT sull’occupazione nella prima rilevazione post Lockdown sono terribili : a maggio del 2020 gli occupati sono calati di 500.000 unità rispetto ad aprile dello stesso anno. L’evoluzione dell’occupazione, misurata in termini di Ula, è prevista evolversi in linea con il Pil, con una brusca riduzione nel 2020 (-9,3%) e una ripresa nel 2021 (+4,1%). Il saldo a fine 2021 quindi, sempre secondo l’ISTAT, sarebbe negativo di 4,2 punti in percentuale rispetto ai dati del 2019, con un tasso di disoccupazione sopra il 9% complessivo.

Il Turismo, che vale circa il 15% del PIL Nazionale, si accinge a registrare nel 2020 un calo di presenze pari quasi all’80% rispetto all’anno precedente. La previsione secca è una perdita di fatturato specifico pari a circa 70 miliardi di euro. Né il 2021 sembra marcare numeri previsionali migliori o tali da consentire un sostanziale recupero per tornare almeno ai valori del 2019 che già erano stati peggiori di quelli registrati nel 2018. Il comparto del Commercio, nella sua variegata complessità, presenta proiezioni preoccupanti con una previsione di calo ( WTO ) di circa il 25% per l’Italia. La produzione industriale è calata di circa il 25% rispetto ad aprile 2019.Insomma, siamo davanti a una crisi strutturale che, partita dalla pandemia, si è accanita su un corpo già malato di suo.

A livello locale, ovviamente, tali ripercussioni sono più che evidenti. Tivoli vive di Turismo, Commercio e Servizi, oltre che di pendolarismo verso Roma. Un terziario che coinvolge anche l’Artigianato perché quello di produzione è minimale. In questa fase deve necessariamente emergere il ruolo delle Istituzioni Pubbliche che dalla fase della regolamentazione del quadro economico debbono passare a quella dell’Intervento diretto, sia con misure straordinarie sul piano sociale, sia con il varo di misure economiche specifiche e di più sostanziale valore strategico. Per questioni di spazio non affronteremo la complessità delle questioni connesse con il ruolo dello Stato Centrale. Non meno complessa tuttavia è l’analisi del ruolo che deve giocare davanti a un quadro così deprimente l’Ente Locale. Purtroppo è ormai assodato che l’attuale Amministrazione Comunale Tiburtina sia sorda a qualsiasi ipotesi di programmazione dello sviluppo.

Il rendiconto Consuntivo del 2019 ha segnato e certificato una situazione di oggettivo pre dissesto per le Casse Comunali, frutto di 6 anni di mancata progettazione e di mancata progettualità. Dispiace poi leggere dichiarazioni imbarazzanti come quelle a cui ci hanno abituato il Prof. Proietti o alcuni dei suoi sostenitori, almeno quelli dotati del dono della parola. E’ anche vero che la parola senza intelligenza e competenza  serve a ben poco, ma questo è un altro ragionamento.

La crisi strutturale indotta dalla Pandemia avrà i suoi effetti anche sulle Casse Comunali e non è difficile prevedere un ulteriore crollo delle Entrate per delineare scenari ancora più cupi e foschi. In questo quadro, pertanto, l’unica ipotesi di salvezza per la nostra Città è l’auto organizzazione autonoma della Società Civile ed Economica.

La crisi può rappresentare un’opportunità soltanto se dietro di essa sarà possibile intravedere dei contenuti strategici e una progettualità ampia ed articolata, capace soprattutto di intercettare le risorse finanziarie che già ci sono e che potrebbero ulteriormente arricchirsi con i nuovi strumenti che la UE si accinge a varare.

Sarebbe necessario, ovviamente, che l’Amministrazione Locale fosse in grado di esercitare un ruolo attivo e cruciale in questa fase. Così non è e non sarà, ormai l’esperienza di questi ultimi 6 anni ce lo ha ampiamente dimostrato. Se così fosse basterebbe ricollegarsi a tre strumenti per ridisegnare il Territorio rigenerando linfa sociale, economica e culturale. Nei prossimi mesi anche il nostro Territorio sarà investito da problematiche molto serie e tali da minare seriamente la stessa coesione sociale.

Il Piano del Turismo della Regione Lazio 2020-2022, Il Piano Strategico Nazionale del Turismo 2017-2022 e il nuovo Piano del Commercio adottato dalla Regione Lazio nel 2019. Tali strumenti delineano gli obiettivi da perseguire per un territorio come quello tiburtino a forte vocazione turistica.Occorre comprendere quale è il volano principale ed essere capaci di innestarvi le altre direttrici settoriali dello Sviluppo.

Nel Piano Nazionale del Turismo e in quello Regionale ci sono anche le Risorse a cui attingere e i modelli organizzativi di riferimento. Entrambi sottolineano con enfasi il ruolo della Progettazione locale e della connessa Concertazione inter istituzionale all’interno della quale la Partecipazione Attiva dei Portatori di Interesse diviene fondamentale. Entrambi premiano la progettualità strategica degli Attori territoriali ed assegnano, per esempio, ai Distretti Turistici un ruolo prioritario.

L’Art. 3 della legge 106 del 2011 così recita: “ Nell’ambito dei distretti … possono essere realizzati progetti pilota, concordati con i Ministeri competenti in materia di semplificazione amministrativa e fiscalità, anche al fine di aumentare l’attrattività, favorire gli investimenti e creare aree favorevoli agli investimenti (AFAI) mediante azioni per la riqualificazione delle aree del distretto, per la realizzazione di opere infrastrutturali, per l’aggiornamento professionale del personale, per la promozione delle nuove tecnologie.” Quindi i Distretti come Aree a “ Burocrazia ZERO “ e con fiscalità premiante per gli Attori Economici ( le Imprese) della Filiera. Con le potenzialità ricordate nella stessa Legge connesse con i Nuovi Investimenti e la riqualificazione Infrastrutturale del Territorio di riferimento.

Le Amministrazioni Locali che non sono in grado di collegarsi strategicamente e progettualmente con tali scelte lavorano oggettivamente contro il Bene della Comunità che governano. Mancano i soldi nelle Casse Comunali?

E’ possibile reperire risorse e investimenti altrove, basta uscire dalla Curva del Regresso. Il Piano del Commercio recentemente adottato dalla Regione Lazio non è importante tanto nella sua parte regolamentare quanto in quella più propriamente strategica. E’ sufficiente richiamare a questo riguardo l’Art. 1 della specifica Legge :

“ … La Regione, nel rispetto dei principi costituzionali e della normativa europea e statale vigente, detta disposizioni in materia di commercio per:

  1. a) valorizzare e sostenere il commercio, anche attraverso la promozione delle reti di imprese tra attività economiche e la salvaguardia dei mercati di interesse storico, dei locali storici, delle botteghe d’arte e delle attività commerciali e artigianali di tradizione nonché degli esercizi di vicinato;
  2. b) favorire l’integrazione e l’adeguamentodegli strumenti urbanistici generali e di quelli attuativi relativi alla localizzazione delle strutture distributive, garantendo l’equilibrio territoriale tra le diverse funzioni e la valorizzazione dei centri storici e del tessuto urbano, anche attraverso il riuso di strutture dismesse, il recupero del patrimonio edilizio esistente e la riqualificazione di aree degradate che non comportino ulteriore consumo di suolo …
  3. d) promuovere e sostenere i processi di innovazione tecnologica con particolare riferimento alle micro e piccole imprese;
  4. e) tutelare i consumatori con un’appropriata comunicazione sui prezzi, sulle loro modalità di comunicazione, sull’implicazione dei prodotti sulla salute e su ogni possibile forma e stile di consumo responsabile;
  5. f) favorire lo sviluppo e l’adozione di formule commerciali innovative, nonché maggiore flessibilità nell’adeguamento dell’offerta alle mutate esigenze e modalità di consumo, anche consentendo in modo semplificato l’esercizio di attività congiunte tra settori diversi;
  6. g) promuoverela qualificazione e l’aggiornamento professionale degli operatori del settore;
  7. h) favorire, con la collaborazione degli enti locali e delle istituzioni statali, ogni forma di legalità e di contrasto all’abusivismo nel rispetto degli accordi e dei contratti collettivi di lavoro;
  8. i) favorire,anche attraverso strumenti di finanza di progetto o processi di natura associativa privata, pubblica o mista, la messa in rete dei mercati su aree pubbliche e la loro riorganizzazione ed evoluzione;
  9. l) promuovere la concertazione come metodo di relazione con enti locali, organizzazioni di categoria maggiormente rappresentative, organizzazioni dei lavoratori e associazioni dei consumatori al fine di perseguire una partecipazione attiva da parte di tutti i soggetti del territorio; …
  10. n) individuare misure dirette a promuovere la protezione degli animali di affezione nell’ambito delle attività finalizzate al commercio degli stessi, favorendo altresì le attività di adozione di animali randagi e di quelli invenduti;
  11. o) favorire il commercio di prodotti frutto di attività di riciclo, riuso, recupero e rigenerazione di materiali e beni nonché di prodotti sfusi e alla spina al fine di ridurre l’impatto ambientale della produzione dei rifiuti e i relativi costi economici e sociali di smaltimento;
  12. p) sostenere il commercio equo e solidale ovvero le attività dell’altra economia quale modello di sviluppo di un commercio fondato sulla sostenibilità ambientale e la solidarietà sociale. “

Non un’ipotesi ma una scelta inequivocabile che da linfa alla stessa IDEA DISTRETTUALE innestandovi direttamente direttrici di Settore incontrovertibili.

La Società Civile che racchiude anche quella più propriamente economica , dinanzi alla codardia delle Istituzioni Locali, può e deve muoversi autonomamente. Questo prevedono le norme che regolano il Distretto Turistico, esse definiscono anche il modello di rapporto diretto con le Istituzioni sovra ordinate. Perché mentre Tivoli muore leggiamo i soliti noti cianciare di sconti e contumelie similari. Gli incompetenti partono dalla fine dei processi finendo per fare più danni della grandine in estate.

Antonio Picarazzi