Poliziotto ucciso a Riofreddo, a distanza di 25 anni arriva la sentenza della corte di appello1 min di lettura

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Anche se i ricordi sono ormai affidati alle nebbie del tempo, la cronaca giudiziaria riporta alla ribalta le vicende del rapimento Soffiantini e del fallito blitz a Riofreddo in cui perse la vita un ispettore dei Nocs. Il bivio della via Tiburtina, al confine tra Lazio ed Abruzzo, fu lo scenario di una sparatoria – il 17 ottobre 1997 – in cui rimase ucciso Samuele Donatoni. A distanza di 25 anni la corte d’assise di Perugia ha confermato che è stato il “fuoco amico” a freddare l’ispettore.
La sentenza del tribunale perugino ha confermato la condanna per sequestro a Osvaldo Broccoli, mentre ha “stralciato” quella per l’omicidio del poliziotto. Questa tesi era stata sostenuta dagli avvocati della difesa sin dal primo processo, celebrato a Roma nel 2000. L’imputato, sin dall’inizio, aveva ammesso di aver partecipato al rapimento ma non di aver sparato all’agente e, anzi, aveva subito avanzato l’ipotesi che Donatoni fosse stato ferito mortalmente dai suoi colleghi. I rapitori di Soffiantini avevano dato appuntamento agli emissari della famiglia per consegnare il riscatto proprio al bivio per Riofreddo. Stando al racconto di Broccoli, alcuni componenti della banda si era appostata all’interno del vicino cimitero e da quella posizione controllavano la situazione. Al posto degli emissari della famiglia Soffiantini, però, si presentarono gli agenti dei Nocs. Il blitz, però, fallì.
Broccoli, insieme a Mario Moro, Agostino Mastio, Giorgio Sergio, furono arrestati tre giorni dopo un rocambolesco inseguimento lungo l’autostrada A24 all’altezza della galleria di Pietrasecca, nei pressi di Carsoli.

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