Ricorrenze:i 60 anni dalle Olimpiadi nella città eterna4 min di lettura

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Divenne un eroe nazionale dopo aver vinto la medaglia d’oro nella maratona olimpica del 1960. L’arrivo vittorioso di Abebe Bikila a Roma 1960

Il volo delle colombe mentre Livio Berruti va a vincere l’oro nei 200 metri. La corsa a piedi nudi di Abebe Bikila nella notte che avvolge l’Arco di Costantino. Le gare di lotta sotto le volte della Basilica di Massenzio. I pugni di Nino Benvenuti sul ring del Palazzo dello Sport. Istantanee indelebili come l’anno dei Giochi Olimpici di Roma che consegnano alla storia il 1960, proprio come l’elezione di Kennedy negli Stati Uniti, l’uscita nelle sale di ‘La dolce vita’ di Fellini, l’emissione dei primi raggi laser in California. E al centro del mondo, in quei 12 mesi, c’e’ anche la Citta’ eterna. Roma con la meraviglia dei suoi sampietrini, dei pini maestosi di Villa Borghese, delle pietre levigate dell’Appia Antica. Roma con la grandezza delle nuove architetture, il Palazzetto dello Sport, il Velodromo, lo stadio Flaminio. E’ il 25 agosto di sessant’anni fa quando la fiaccola olimpica, dopo aver riposato per una notte sul Campidoglio, fa il suo ingresso alle 17.30 nello stadio Olimpico, per poi terminare sulle gambe di Giancarlo Peris, ultimo tedoforo, il viaggio verso il braciere. PERCORSO OLIMPICO – L’Olimpiade di Roma, la diciassettesima dell’era moderna, inizia il 15 giugno del 1955 quando il Comitato Olimpico Internazionale con 35 voti sceglie la candidatura italiana a discapito di quella di Losanna. Il Comitato organizzatore guidato da Giulio Andreotti inizia subito la programmazione e la costruzione di nuovi impianti e strutture in tutta la citta’, ma anche fuori dai confini cittadini e regionali.

Protagonisti assoluti il quartiere Flaminio, in cui sorge il Villaggio che ospita i 5.346 atleti (4.734 uomini e 612 donne) fino alla Cerimonia di chiusura dell’11 settembre, ma anche l’Eur, entrambi ridisegnati da quella che oggi definiremmo l’archistar Pier Luigi Nervi. Ma Roma apre il suo abbraccio anche alle gare a pochi km dalla citta’, come i Pratoni del Vivaro, il lago Albano a Castel Gandolfo, e agli stadi di calcio – da Firenze a Livorno, fino a L’Aquila – per arrivare alle acque del Golfo di Napoli per le regate di vela. Non prima, pero’, di aver versato un risarcimento ai pescatori di Mergellina, costretti a restare in porto nei giorni di gara. Insomma, La Grande Olimpiade. Proprio come e’ intitolato il film che il Coni ha commissionato all’Istituto Luce, con la regia di Romolo Marcellini, per documentare e fissare – prima su 80mila metri di pellicola e poi nella memoria – le grandi imprese sportive. Guadagnandosi anche una candidatura agli Oscar. Ma i Giochi di Roma sono pure i primi irradiati in tv in tutto il mondo con 102 ore di trasmissione, grazie all’impegno della Rai che schiera 17 telecronisti. GLI AZZURRI – In quella che resta come l’ultima Olimpiade “a misura umana”, prima del gigantismo statunitense, sovietico-russo e cinese, l’Italia compie il suo capolavoro non solo nel ruolo di Paese organizzatore ma anche in pista, in pedana o in acqua. La spedizione azzurra infatti, composta da 280 atleti di cui 34 donne, stabilisce il record ancora oggi imbattuto di medaglie vinte con 13 ori, 10 argenti e 13 bronzi, e si porta sul terzo gradino del podio nel medagliere generale, alle spalle di colossi come Unione Sovietica e Stati Uniti.

L’eroe azzurro e’ il 21enne Livio Berruti, che indossando gli occhiali da sole vince i 200 metri con il tempo di 20″5, lo stesso gia’ corso in semifinale appena due ore prima e con cui eguaglia il record mondiale. Un’impresa che gli vale una 500 donata dalla Fiat, 800mila lire dal Coni per l’oro conquistato e 400mila lire per il primato. L’immagine dell’Italia bella, veloce, spavalda e vincente, che si innamoro’ di lui come lui si innamoro’ di Wilma Rudolph, oro nei 100 e nei 200, e con la quale fu immortalato in lunghe passeggiate mano nella mano. Due cuori e cinque cerchi. Tra i fratelli Raimondo e Piero D’Inzeo, Sante Gaiardoni ed Edoardo Mangiarotti, scrivono il loro nome nella storia anche i non ancora famosi Bulgarelli, Burgnich, Rivera e Trapattoni, compagni di squadra nell’Italia del calcio che viene esclusa al sorteggio dalla finale per l’oro. UN’EREDITÀ DA TROVARE – Roma 1960 resta l’unica Olimpiade estiva ospitata dall’Italia, anche se la Capitale ci riprovera’ altre tre volte. Nel 1997 viene battuta da Atene per l’edizione del 2004. Il resto e’ (quasi) cronaca dei giorni nostri: due candidature partono trionfanti ma si polverizzano sotto i no del premier Monti (edizione 2020) e del sindaco Raggi (edizione 2024). Se dici Roma non dici Olimpiadi. E cosi’ l’ultima immagine della citta’ olimpica resta la fiaccolata spontanea del malinconico pubblico sugli spalti a illuminare l’Olimpico la sera della chiusura dei Giochi.