Roma più sicura: presentato “Tiber”, il nuovo modello integrato per il sottosuolo

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#NLEventi – #Monterotondo, Roma e il Tevere, un binomio storico che ha bisogno oggi di un modello integrato per il sottosuolo, necessario a prevedere con maggiore precisione il comportamento dei terreni interagenti con la città. Questo il quanto mai delicato e attuale tema del convegno, andato in scena presso l’Area di Ricerca RM1 del Cnr in Via Salaria km 29,300 a Monterotondo.

Una iniziativa importante, l’occasione propizia per presentare il progetto di ricerca “Tiber”. “Il nostro scopo – hanno spiegato gli organizzatori dell’evento – è stato quello di esporre ad amministratori pubblici, tecnici e professionisti coinvolti nella pianificazione urbanistica e nella progettazione di opere e di infrastrutture, i risultati del progetto con l’obiettivo di realizzare un “modello integrato del sottosuolo” della piana alluvionale del Fiume Tevere nell’area urbana di Roma, anche con l’approntamento di un “Campo Prove Sperimentali” per l’esecuzione di innovative indagini geologiche, idrogeologiche e geotecniche”.

Dopo il saluto delle autorità, Roberto Brancaleoni, geologo e coordinatore per Geoplanning del progetto di ricerca, ha illustrato le principali fasi del progetto di ricerca. Marco Mancini, ricercatore Cnr Igag, ha descritto le caratteristiche geologiche dei depositi alluvionali del Tevere e Francesco Stigliano e Massimiliano Moscatelli, ricercatori Cnr Igag, hanno mostrato come si è giunti al modello geometrico dei corpi de posizionali. Il modello idrogeologico dei depositi alluvionali è stato presentato da Cristina Di Salvo, anche lei ricercatore Cnr Igag e da Gadiel Coen, ingegnere nonché coordinatore per E&G del progetto di ricerca. La giornata è proseguita con l’intervento di Maurizio Scarapazzi, geologo e direttore del laboratorio di meccanica delle terre di Geoplanning, che ha descritto le caratteristiche geotecniche dei depositi alluvionali del Tevere, mentre il comportamento sismico di tali terreni è stato raccontato da Giuseppe Lanzo e Alessandro Pagliaroli, ricercatori Sapienza Disg. Infine una esaustiva carrellata circa gli aspetti applicativi del progetto è stata fatta da Quintilio Napoleoni, ingegnere e direttore tecnico di E&G.

Al termine dei lavori i rappresentanti delle società, E&G srl e Geoplanning Servizi per il territorio srl, che hanno dato vita insieme all’Igag, Istituto di Geologia ambientale e Geoingegneria del Cnr e al Dipartimento di Ingegneria strutturale e Geotecnica dell’Università La Sapienza di Roma, al pool che ha curato il progetto, hanno riassunto i risultati ottenuti. “L’area di piana alluvionale – spiegano Fabio Garbin e Quintilio Napoleoni – occupa un settore molto esteso dell’abitato della Capitale. Inoltre buona parte dei siti di interesse architettonico e archeologico si trovano sui depositi del Tevere e dei suoi affluenti. Anche importanti infrastrutture, tra cui ampi tratti delle linee di metropolitana esistenti e di prossima realizzazione, interessano la piana alluvionale. E’ noto infatti che zone di piana alluvionale costituiscono i settori del territorio urbano ove possono più facilmente manifestarsi sia cedimenti delle strutture, sia sensibili amplificazioni del moto sismico, da qui la necessità e l’interesse ad approfondire gli studi ad oggi disponibili, maggiore conoscenza = migliore prevenzione e diminuzione del rischio. In tale ottica, infatti, avere una cognizione più approfondita del sottosuolo garantisce una maggiore efficacia negli interventi di prevenzione del rischio idrogeologico e di mitigazione dei suoi effetti”.

 

 

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