Tivoli: arrivano i ponteggi per la Chiesa di San Vincenzo

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Un cantiere storico per di Tivoli, i ponteggi hanno cominciato a coprire la Chiesa di San Vincenzo, nel cuore della Città. I lavori di recupero saranno curati direttamente dalla Curia. Nelle parole del Vescovo di Tivoli, Mons. Mauro Parmeggiani, i dettagli dell’intervento. Dopo tanti anni sono stati avviati i lavori di ristrutturazione della Chiesa di San Vicenzo, cara a tanti tiburtini.

Che interventi saranno realizzati?

Ben sapendo come fosse tanto cara ai tiburtini e quale sia il valore storico-artistico di questa bella chiesa che sorge nel centro storico della nostra Tivoli ho dato inizio ai lavori di restauro architettonico del complesso. In particolare daremo sicurezza alle mura esterne, alla facciata e al tetto della chiesa che era in parte crollato creando all’interno una sorta di “foresta”. Sistemeremo anche l’interno lasciando l’impianto architettonico-artistico che molti tiburtini di una certa età ricorderanno.

Quando è prevista la riapertura della Chiesa?

La durata dei lavori è di 200 giorni lavorativi. Speriamo che gli agenti atmosferici e gli imprevisti di cantiere non facciano procrastinare troppo il termine dei lavori. Chi ha finanziato i lavori? I lavori saranno possibili grazie all’8 per mille dell’IRPEF della Conferenza Episcopale Italiana (CEI). La Conferenza Episcopale Italiana li finanzierà infatti per il 50%. La parte rimanente sarà a carico della Diocesi, di risparmi che ho effettuato in questi miei dieci anni di episcopato cercando di gestire al meglio – insieme ai miei collaboratori – i fondi che ogni anno provengono dalla medesima Conferenza Episcopale ad ogni Diocesi per il culto e la pastorale nonché da altri piccoli introiti ed offerte. Quando i tiburtini potranno rivedere la chiesa di S.Vincenzo e godere di questo spazio dovranno pertanto pensare che ciò è stato reso possibile grazie alle loro firme a favore della Chiesa Cattolica quando al momento della dichiarazione annuale dei redditi hanno dovuto decidere a chi assegnare l’8 per mille dell’IRPEF. Una possibilità che hanno tutti, anche coloro che dovendo presentare soltanto il CUD poiché pensionati o lavoratori dipendenti, possono ugualmente optare per la Chiesa Cattolica che oltre a sostenere tante opere caritative in Italia e all’estero, devolve una somma annuale per la salvaguardia del patrimonio artistico-culturale ecclesiastico nazionale. Del resto, grazie al medesimo sistema, è possibile anche il restauro – attualmente in corso – della Cattedrale della Città che il 27 ottobre del prossimo anno compirà il 650° anniversario della propria Dedicazione.

Prima la chiesa di San Vincenzo era adibita a Teatro, ora quale sarà la nuova vocazione?

La chiesa non è mai stata sconsacrata e pertanto la sua vocazione iniziale tornerà ad essere quella di chiesa. Ciò non vuol dire che non potrà ancora ospitare eventi culturali o conferenze compatibili con il luogo sacro così come già avviene in molte altre chiese.

La storia

La chiesetta è dedicata a Vincenzo, martire tiburtino, verso il quale la popolazione fu sempre devota. La facciata principale si trova sul lato sud della piazza dove possiamo ancora ammirare un bel portale d’ingresso sormontato da un rosone realizzato con elementi di marmo bianco.

La fondazione è molto antica, sicuramente anteriore al XIII sec. Fu costruita dalla famiglia Sebastiani nel 1268, ma ciò che rimane oggi è frutto di una ricostruzione operata nel 1860, quando fu realizzato sulla navata destra l’affresco di S. Sinforosa che rifiuta di fare un sacrificio agli idoli, forse Ercole, di fronte all’imperatore Adriano.Oltre a S.Vincenzo, infatti, nella chiesa venivano venerati anche San Sebastiano, protettore della famiglia mecenate, e Santa Sinforosa, giacché, secondo lo storico Crocchiante, sotto l’altare dedicato alla martire tiburtina si sarebbe trovata la grotta in cui lei con i suoi figli si sarebbero nascosti per sfuggire alla persecuzione di Adriano.

In questo antro scendevano i fedeli per pregare malgrado la forte umidità del luogo; risalendo di lì strizzavano i propri vestiti per raccogliere qualche goccia di acqua “benedetta” destinandola agli infermi. In passato è stata utilizzata quale sede del teatro «Città di Tivoli›› ove si svolgevano rappresentazioni e manifestazioni cittadine.Dissesti al tetto, hanno fatto sì a poco a poco questo si sfondasse, pregiudicando anche le voltine del soffitto, il rosone rotto lascia entrare vento, pioggia; lo stato precario di conservazione a rischio crollo rendono attualmente la struttura inagibile e rifugio per uccelli e animali.

L’intervento tanto atteso, finalmente giunge con il piacere dei cittadini abitanti nei pressi della piccola chiesina dalle forme gotiche.Curiosità. Da non confondere con la basilica di San Vincenzo, luogo di martirio del Santo e della sua sepoltura, che si incontra ai piedi di Montecelio nella valle del Vazolo in prossimità del Casal Battista percorrendo l’ultimo tratto dell’Antica via Cornicolana; nella tenuta Sinibaldi incontriamo subito la Basilica paleocristiana di S. Vincenzo, edificata sui ruderi di una preesistente villa romana essa fu per secoli il centro di una villaggio da cui ebbe probabilmente origine il popolo di Monticelli, che s’incastellò sulla collina. La basilica era saldamente in mano dei Signori di Monticelli quando sul finire del X sec. essi rapirono Pietro III Abate di Subiaco, lo imprigionarono nella Rocca, lo torturarono per alcuni mesi, infine lo uccisero e seppellirono proprio in S. Vincenzo.La fine di questa importante Basilica secondo lo storico locale Cerasoli avvenne nell’aprile 1498 nella cruenta Battaglia di Montecelio detta anche del Vazolo tra Orsini e Colonna.

Nella furia della battaglia la Basilica andò distrutta e non fu mai più riedificata.Nel XVIII secolo alcuni elementi architettonici di pregio della Basilica di San Vincenzo Martire vennero trasportati a Montecelio ed in parte impiegati nella costruzione del S. Michele. Negli anni 20 del 900 gli scavi finanziati da Paolo Sinibaldi, condotti da don Celestino Piccolini e visitati anche da Rodolfo Lanciani e Giuseppe Moretti, permisero di risolvere il mistero del luogo del martirio e della sepoltura di S. Vincenzo martire tiburtino, di cui venne rinvenuto il sarcofago con la raffigurazione del Buon Pastore (successivamente trafugato) e un importante tesoretto di oltre 100 monete medioevali d’argento, attualmente conservate ma non esposte al Museo Nazionale Romano.

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