Tivoli, guerra del manifesto, ora tocca a Messale1 min di lettura

1460

Non c’è pace per i muri della città che dopo la fine dell’amministrazione comunale continuano ad essere utilizzati come “bacheca” dagli ex consiglieri comunali che non hanno ancora deposto l’ascia di guerra. L’ultimo in ordine di tempo è Massimo Messale, primo degli eletti del Popolo della Libertà, che dopo essere stato alla guida del parlamentino del governo Gallotti è passato tra i banchi dell’opposizione. A farlo saltare sulla sedia l’accusa di tradimento arrivata qualche settimana fa in un manifesto firmato Pdl, Amore per Tivoli e Fratelli d’Italia. Una bordata nei confronti dei consiglieri di centro destra, rei di aver votato la mozione di sfiducia che ha mandato a casa il sindaco, da cui però hanno preso le distanze proprio i partiti che risultavano firmatari. Nella risposta di Messale si fa un elenco delle vicende tormentate che hanno visto protagonista il primo cittadino-imprenditore che parte con un eloquente “Se traditore significa” per terminane con “sono fiero di essere traditore”. Si passa dall’ “evidente avversione di Gallotti nei miei riguardi” alle “poltrone funzionali forse solo al soddisfacimento di esigenze clientelari e spesso assegnate non si sa bene sulla base di quali specifici meriti”, con la certezza che anche questa storia non finirà qui.

Testo da visualizzare in slide show