Tivoli: un nuovo sito archeologico per attività didattiche per le scuole

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LO SCORSO 5 NOVEMBRE è stato consegnato in uso governativo dall’Agenzia del Demanio dello Stato alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio l’immobile denominato “Terreno con cisterna di età romana” sito in Tivoli, Via U. Terracini-Bivio di San Polo, lungo la Statale Tiburtina-Valeria, distinto in catasto al Foglio 45, part.lla 16, della superficie di mq 2.770,00.

La consegna è avvenuta dopo la richiesta di Verifica dell’interesse culturale da parte del Demanio, interesse che la Soprintendenza ha confermato, in quanto, già dalla ricerca bibliografica e da un primo sopralluogo, è risultato che l’immobile comprende i resti di una villa rustica di età romana. Il Segretariato Regionale del Mibact ha quindi emesso il Decreto di vincolo prot. n. SR-LAZ 33 del 30.04.2020. IL TERRENO, in lieve declivio, piantato ad olivi e alberi da frutto, si è miracolosamente salvato dalla cementificazione, in quanto appare come una piccola isola verde circondata sui quattro lati da edifici residenziali costruiti di recente. Quasi al centro affiora una cisterna semi-ipogea a pianta rettangolare allungata (come di solito nelle villae rusticae), coperta con volta a botte e realizzata con muratura a getto di scaglie calcaree (opus caementicium). Vi si accede da un tratto crollato della volta, ma per il resto è perfettamente conservata, al punto da contenere tuttora dell’acqua che filtra dalle pareti; in antico il rifornimento avveniva da una spaziosa terrazza, oggi nascosta sotto l’interro. I resti dei vani abitativi e rustici della villa sono, come dimostrano i frammenti ceramici sparsi in superficie, grandi blocchi squadrati in marmo e travertino e un pavimento a mosaico con tessere bianche e nere (appena intravisto), anch’essi sepolti.

ALTRE STRUTTURE MURARIE rivestite di pietre calcaree (opus incertum), appartenenti al terrazzamento e agli ambienti che sostenevano la costruzione, si scorgono verso valle, inglobate nel casaletto agricolo al vecchio n. civ. 51 della Strada Nazionale Valeria. In mancanza di scavi sistematici è per ora impossibile pronunciarsi sull’articolazione e sull’arco di vita della villa. Gli studi condotti nell’Ager Tiburtinus (il territorio dell’antica Tibur) consentono tuttavia alcune osservazioni: la villa rientrava tra quelle pedemontane dislocate lungo il primo tratto della Via Valeria fra Tibur e il Vicus Varia (odierna Vicovaro); fu costruita nel II-I sec. a.C. e dovette essere abitata fino in epoca tardo-antica; la posizione denota che le attività produttive erano incentrate soprattutto sulla coltura di oliveti, integrata dallo sfruttamento del bosco (che iniziava subito sopra le pendici coltivate) per la raccolta della legna, l’allevamento, la caccia. La villa è molto probabilmente da identificare con quella attribuita a T. Marcius, citata dagli scrittori del Sette-Ottocento, sulla base del rinvenimento presso la chiesa al bivio di San Polo dell’iscrizione funeraria di questo personaggio appartenente all’ordine senatorio che ricoprì importanti cariche religiose, civili e militari.

PRIMA DELLA CONSEGNA il Demanio dello Stato ha provveduto a liberare il terreno dagli scarichi e da manufatti posticci, la Soprintendenza invece realizzerà a breve una nuova recinzione e un ingresso, oltre a un primo intervento di recupero della cisterna. Si sta inoltre elaborando un progetto di scavo a scopo didattico rivolto soprattutto alle scuole di Tivoli e alle Università, che si spera di poter avviare non appena l’emergenza epidemiologica lo consentirà. La buona conservazione dei resti della villa fa intravedere, infatti, ottime prospettive sia per il valore educativo e formativo sulle tematiche dei beni culturali che lo scavo e le ricerche connesse offriranno, sia per la possibilità di valorizzare e rendere fruibili a tutti le testimonianze archeologiche portate alla luce. (Zaccaria Mari)