Turismo-Tivoli: cominciare a costruire un’offerta integrata11 min di lettura

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NEI PRIMI ANNI del Seicento viaggiatori nord-europei vennero a Tivoli per decantare e immortalare sulle tele la bellezza della valle. Richard Lassels, professore di letteratura classica ad Oxford, scrive nel resoconto del suo viaggio*: “Un’antica città, distante da Roma circa 15 miglia, situata su di una collina, e chiamata anticamente Tibur. Qui abbiamo visto l’antico tempio e la casa della Sibilla tiburtina. Poi le cascate del fiume Aniene, il quale precipita improvvisamente giù da una rupe rocciosa, e spumeggiante, per la rabbia di vedere il suo letto diventato troppo corto per scorrervi. Produce un tale fragoroso lamento contro la natura, precipitando nelle rocce sottostanti, che assordisce come le Cataratte del Nilo, tutti i dintorni.”

John Northall nei Travels trough Italy descrive l’antica Tibur: “La sua posizione, l’aria salubre, ed il suolo fertile, attiravano molta gente. Aveva tanti abitanti che osava fare guerra persino contro Roma. (…). Dove c’è il convento di S. Antonio di Padova, si trovava la villa di Orazio, (…). Dalla collina di sopra, si ha la deliziosa vista di cui parla l’Addison; da un lato si vede la Campagna, dall’altro il fiume Teverone, chiamato anticamente Anio, che scende dalla collina di Tivoli formando molte belle cascate, finché non arriva nella valle dove si raccoglie e si nasconde nel bosco, mostrando qua e là, la sua luminosità liquida attraverso aperture fra gli alberi, per poi scomparire. Mister Addison pensa che Orazio avesse in mente questa scena nelle due o tre belle descrizioni che ci ha dato di queste parti. Le acque del Teverone non sono molto limpide, però abbastanza buone da bere, quando i sedimenti si sono depositati. In questo fiume si trovano grandi quantità di sassolini bianchi, che si chiamano i confetti di Tivoli per la loro perfetta somiglianza con le mandorle candite, perché ingannano l’occhio; per questo si servono spesso durante le feste a Roma, per creare un po’ di allegria. Vicino alla cascata vi è una piccola, ma bellissima rovina: i resti del tempio della Sibilla. E’ rotondo, con un colonnato di dieci colonne corinzie scanalate. Anticamente c’erano molti altri templi a Tivoli; in particolare quello di Igea, comunemente chiamata Hygya, figlia di Esculapio, e conosciuta con il nome di “dea della salute”. Ci sono delle rovine, che si dice siano quelle della villa di Quintiliano. Dalla parte opposta ci sono quelle della villa di Mecenate; (…). Ma, siccome molti degli illustri antichi romani avevano le case a Tivoli, ci vuole un po’ di tempo per visitare le rovine e i luoghi dove esse si trovano.”

Connettere fisicamente il contesto territoriale

Il territorio tiburtino è costellato di importanti presenze storico-arheologico-naturalistiche solo in parte protette e valorizzate ed è evidente la mancanza di una rete di connessione di queste presenze che conseguentemente rende dei beni storici o naturalistici sconosciuti agli stessi tiburtini. Si ritiene necessaria la riconnessione di questi siti affinché possa essere ampliata la visita a Tivoli anche verso siti meno conosciuti. Si indicano alcune delle connessioni con altre strutture esistenti:

– provvedere a ricucire la sentieristica presente sui monti comunali e la riserva naturale di Monte Catillo con il sistema museale del Santuario d’Ercole Vincitore e della Centrale idroelettrica dell’ENEL, con la Villa Gregoriana (ora gestita dal FAI), con le presenze naturalistico-archeologiche della Grotta Polesìni , del sistema delle Ville alto-repubblicane e imperiali romane su Colle Piano e di Villa Adriana, nonché del Centro storico della città di Tivoli e di Villa d’Este;

– provvedere alla riqualificazione, adeguamento e valorizzazione dei servizi museali esistenti e in fase di formazione; – capacità di valorizzare il contesto permettendo l’accessibilità dei percorsi storici ancora esistenti, dei siti storico-archeologici, delle sorgenti naturali e della vegetazione ripariale lungo il fiume Aniene in un contesto estremamente suggestivo;

– ampliamento e organizzazione delle aree di sosta e dei servizi annessi, del sistema museale minore, formato dai musei tematici della Centrale idroelettrica dell’Acquoria, del Santuario di Ercole Vincitore, della Villa Gregoriana, dell Museo della Città di Tivoli, del complesso della Rocca Pia e dell’anfiteatro di Bleso ecc.;

– ampliare le tematiche di visita attraverso percorsi tematici come ‘dei set del cinema’, ‘della coltura del pizzutello’ ecc. – sviluppo turistico del territorio e della parte bassa del centro storico della città con ricadute occupazionali rilevanti in tutto il contesto cittadino. Accoglienza: alberghi, B&B e servizi di trasporto Creare le condizioni per un turismo che sosti a Tivoli più di un giorno è necessario per implementare la rete alberghiera a Tivoli e dintorni. E’ necessario potenziare la cultura dell’accoglienza. L’assenza di alberghi all’interno del centro storico, la mancanza di un servizio Taxi presente tutti i giorni in tutti gli orari riduce notevolmente l’attrattività verso la nostra città da un pubblico legato a Convention o incontri di affari. Stesse problematiche per chi decide di soggiornare a Tivoli dovendo raggiungere con i mezzi pubblici Villa Adriana o Roma. Difficoltà nell’individuare i mezzi e tempi di percorrenza troppo lunghi. Insufficienza di parcheggi attrezzati e mancanza di un servizio interno alla città di navette, scale mobili o ascensori, necessari per l’agevole superamento del dislivello del centro storico. Guardando piazza Garibaldi dalla Porta del Colle fa comprendere quanto poco sia necessario per unire due punti nevralgici per il turista in visita a Tivoli che da questi due punti può organizzare una visita ad anello interessante Villa d’Este, il Santuario di Ercole Vincitore e la parte bassa del centro storico.

Il rapporto con il fiume e l’ipotesi di percorso storico-naturalistico

In tempi recenti il rapporto secolare tra Tiburtini e Fiume Aniene è diventato di distacco, non si guarda più al fiume come una risorsa. Storicamente le acque del fiume Aniene hanno ispirato l’estro di artisti e poeti, sono state causa di frequenti rovine e grandissimi lutti. Per i cittadini di Tibur il fiume è stato fonte di vita e di grandi catastrofi. In primo luogo, in epoche passate, esso ha protetto la città dalle invasioni di popolazioni provenienti da est; in secondo luogo il restringimento dell’alveo dell’Aniene in prossimità del ponte Gregoriano ne ha reso possibile l’attraversamento, in modo tale da permettere ai Tiburtini di controllare gli scambi commerciali con l’Abruzzo.

Le acque del fiume penetrando all’interno della città attraverso dei canali, somministravano forza motrice alle numerose industrie locali e, dopo aver alimentato fontane e lavatoi pubblici, dopo aver irrigato orti e giardini, finivano per riversarsi, formando le pittoresche cascatelle di Vesta e Mecenate, nella sottostante valle; infine, il salto di quota del nostro fiume ha dato vita all’imponente complesso idroelettrico della Acquoria. Si ritiene utile a tal proposito esporre il caso del sentiero che costeggia la sponda destra dell’Aniene che da largo Massimo giungeva all’Acquoria, ancora indicato nella cartografia al 25:000 dell’Istituto Geografico Militare del 1936.

Il tracciato del percorso parte da Ponte Lucano e giunge sino all’Acquoria costeggiando la sponda destra del fiume Aniene, da qui si snoda in due tracciati che si riuniscono all’ingresso di Villa Gregoriana. Per raggiungere la Villa romana, il Santuario di Quintiliolo e la Tomba della Vestale Cossinia vengono strutturate delle diramazioni aggiuntive su percorsi esistenti. I sentieri posti sul versante di Colle Piano e su via degli Stabilimenti sono collegati tra loro da un attraversamento ciclo-pedonale sul fiume, in modo da formare dei percorsi ad anello più corti affinché parte del tracciato, carico di valenze naturalistiche e archeologiche, divenga meta non solo di escursionisti ma di turisti e cittadini comuni.

La finalità del progetto è promuovere l’attrattività dei sstemi locali a fini turistico-ricettivi, nel rispetto della sensibilità all’afflusso dell’ambiente naturale, tramite la realizzazione di percorsi turistici e naturalistici (sentieri, piste ciclabili, percorsi e spazi attrezzati, servizi di percorrenza, aree attrezzate di sosta, segnaletica, etc.), e in particolare: – il recupero della viabilità minore esistente e/o in disuso funzionale alla valorizzazione e alla fruizione di contesti ambientali o di interesse storico; – la realizzazione o recupero di piste ciclabili e di percorsi turistici, sia generici sia tematici, comprensivi dei servizi di percorrenza (materiale informativo, servizi igienici, punti ristoro, idonea segnaletica) e degli arredi necessari (cestini per rifiuti, panche, dissuasori, ecc.) in contesti di valore ambientale o di interesse storico; – la formazione di aree attrezzate lungo i percorsi (aree pic -nic) e di aree di sosta per automezzi in prossimità dei camminamenti; – l’inserimento di cartellonistica informativo-pedagogica da collocare lungo i percorsi, mappe dei percorsi con indicazione dei tempi di percorrenza e dei gradi di difficoltà degli stessi.

Comparto termale e cave di travertino

E’ necessario porre le condizioni per una musealizzazione diffusa comprendente un “Parco agricolo” lungo il fiume Aniene, percorsi ciclabili e spazi espositivi esterni ed interni, una fascia attrezzata posta tra la via Tiburtina e il fiume Aniene, in particolare facendo perno sul recupero e valorizzazione del Casale del Barco e delle altre emergenze storico-archeologiche. Così valorizzare i siti storico-archeologici, far rivivere ai visitatori l’estrazione, il trasporto e la lavorazione della pietra, ossatura portante di edifici classici (Colosseo, Teatro di Marcello, ecc.) e rivestimento di fontane e palazzi della Roma rinascimentale e barocca (piazza di Spagna, le fontane di piazza Navona, ecc.).

Enogastronomia: Pizzutello

L’idea parte da una visione di ampio respiro. Per vendere un prodotto non basta far leva soltanto sulle qualità organolettiche, sulla tecnica di produzione, sulle sue caratteristiche intrinseche. Oggi un prodotto si vende anche, in parte, per la sua capacità evocativa, per l’immagine che è in grado di far nascere nella mente di chi lo avvicina. Insieme ad un grappolo di “Pizzutello” di Tivoli il cliente deve comprare il sogno di un posto dove desidera andare, che lo attrae per le sue bellezze paesaggistiche, per la ricchezza della sua storia, per l’attrattiva di altri prodotti enogastronomici che al “Pizzutello” possono accompagnarsi.

Il fine è di armonizzare le risorse esistenti in campo turistico e stimolarne altre in modo da creare un’offerta turistica ampia, organica e organizzata che coinvolga tutto il territorio nelle sue numerose potenzialità, in un’ottica enogastronomica, storico-architettonica e ambientale.

Rigenerazione  urbana

La rigenerazione urbana a Tivoli dovrebbe riguardare ambiti vasti e non situazioni localizzate, con tale termine non voglio intendere l’applicazione della legge regionale bensì alle azioni volte a porre le condizioni affinché avvenga una sostituzione edilizia ove possibile, alla realizzazione di spazi e servizi pubblici integrati al tessuto residenziale e produttivo esistente. Solo per fare alcuni esempi: – le aree limitrofe alla Villa Adriana sono uno degli accessi alla città da parte dei turisti ed hanno la necessità del miglioramento edilizio e di accessibilità; – il Centro Storico di Tivoli è in attesa di azioni che dovranno essere da volano per la sua riqualificazione, una grande opportunità è il finanziamento per l’Auditorium nella cartiera Amicucci-Parmegiani e il recupero dei grandi edifici abbandonati nella zona delle cartiere e nel centro storico; – Tivoli Terme sconta un degrado diffuso che con delle ulteriori azioni legate all’impianto termale e all’attuazione del progetto del sottopasso potrà migliorare.

La rigenerazione urbana, non deve limitarsi a dettare regole per interventi edilizi e urbanistici, ma deve prevedere un nuovo approccio, un metodo, che permetta di recuperare spazi in tempi brevi e con la partecipazione del tessuto economico (partner pubblico-privati) e sociale. La quarantena ci ha resi tutti consapevoli dell’importanza di poter comunicare senza spostarsi fisicamente. Parte del mondo lavorativo ha cambiato le modalità di organizzazione del lavoro utilizzando il lavoro da casa ma tale situazione va organizzata. Implementare la rete e le procedure on-line riduce notevolmente i tempi e gli spostamenti. La digitalizzazione diviene una necessità improrogabile. Sono da ripetere esempi come il borgo medievale di Colletta di Castelbianco in Liguria che nel 1992 è diventato il primo borgo telematico in Italia, grazie alla dotazione dei servizi telematici in tutti gli edifici è stato rigenerato non solo l’edificato in fase di abbandono ma soprattutto è stato rivitalizzato un tessuto in fase di spopolamento.

I nostri spazi di vita collettiva andranno ripensati, l’arch. Stefano Boeri ipotizza relazioni tra i lastrici solari dei nostri edifici, la mobilità di gruppo dovrà essere ripensata implementando car sharing e bike sharing, la qualità dell’aria potrà essere migliorata riducendo gli spostamenti, la digitalizzazione potrà rendere appetibili abitazioni con maggiori superfici e spazi esterni in centri minori. Tutto questo potrà attuarsi in tempi ragionevoli solo riducendo la burocrazia, serve un nuovo approccio, un metodo, che permetta di recuperare spazi in funzione del cittadino. Dobbiamo abbattere le barriere burocratiche che non ci permettono di avere spazi ed edifici adeguati ai cambiamenti sociali ed economici. Troppo spesso i tempi necessari ad ottenere le autorizzazioni sono superiori ai tempi di realizzazione e ciò è un freno agli investimenti privati e pubblici.

Alessandro Panci – Architetto  Manager della rete d’imprese Tivoli e le vie dell’Acqua