Una Rsa a Zagarolo: intervista al direttore della Asl RM 5 sull’emergenza Covid-196 min di lettura

Intervista di XL al direttore della Asl RM 5 sulla gestione dell'emergenza Covid-19 e del piano di rilancio dell'azienda sanitaria del nostro territorio

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Dal 2014 ad oggi il numero delle Aziende sanitarie si è ridotto del 40 per cento e se nel 2000 c’erano 197 Asl in tutta Italia, oggi sono solo 99. Se nel 2005 ogni singola Asl in media doveva pensare alla salute di 321.601 abitanti, oggi lo stesso ente, deve controllare lo stato di saute di un numero quasi doppio di cittadini. Sono numeri che destano preoccupazione soprattutto in vista del carico di lavoro che si riverserà sui Dipartimenti di Prevenzione delle singole Asl italiane nella prospettiva della prossima uscita dalla quarantena. Spetterà a loro, prima di tutto, mantenere in piena efficienza il sistema sanitario mettendo al riparo ospedali e centri di cura (ambulatori, case di riposo, medici di famiglia) che sono i luoghi, lo abbiamo visto in questi giorni, più esposti al virus. Poi dovranno fare in modo e provvedere che tutte le conoscenze acquisite sulle modalità di trasmissione del virus e le dovranno tradurre in provvedimenti e misure (che ancora non sono state scritte e nemmeno definite) da tagliare su misura delle singole attività che riapriranno con le loro specificità e che dovranno garantire nuovi standard di sicurezza per i lavoratori e anche per i clienti. Dal 18 novembre 2019 Giorgio Santonocito è alla guida della Roma 5, lo abbiamo intervistato per capire le direttrici d’intervento post Covid.

Direttore, ci può fare un quadro generale sull’attività di questi mesi del Coronavirus dal punto di vista della ASL?

È stata un’occasione per ripensare complessivamente l’organizzazione, ci siamo mossi su due grandi direttrici, quella dell’emergenza-urgenza e il territorio. L’azione che si è svolta presso i presidi ospedalieri ha fatto sì di riconvertire dal 1° aprile, solo in via temporanea, l’intero presidio di Palestrina in Covid Hospital. È una struttura che si è dedicata esclusivamente a persone affette da Coronavirus che necessitano di un’assistenza a bassa e media complessità. Al momento la struttura sta chiudendo e riprenderà finalmente l’attività dopo mesi di duro lavoro svolto grazie ad un grande spirito di adattamento (oltre di qualche eroismo) dei nostri infermieri e dei nostri medici. Abbiamo svolto una grande attività presso RSA e le case di cura, è l’altro pettine dell’emergenza che si è svolta fuori l’ospedale. Presso le RSA private convenzionate e presso le case di riposo siamo andati a cercare noi, con un’attività certosina, la possibile miglior soluzione forse trovandola. L’altro punto del nostro intervento è stato il territorio, abbiamo svolto un’importante attività di presa in carico di pazienti positivi al Covid-19, quasi 800. Numeri importanti, la cui metà a domicilio, e migliaia di soggetti, che non erano pazienti in senso proprio però con contatti diretti con i soggetti in quarantena. L’assistenza è stata erogata su più fronti, sia per l’emergenza Covid 19 che per l’ordinarietà, da parte del nostro personale supportato anche dall’inserimento di nuovi profili tramite la Regione Lazio. Intervista di XL al direttore della Asl RM 5 sulla gestione dell’emergenza Covid-19 e del piano di rilancio dell’azienda sanitaria del nostro territorio

A proposito era presente un dato: che nelle Regione Lazio fossero stati immessi 1991 nuovi operatori tra medici e infermieri…

È stata un’operazione massiccia, abbiamo assunto tantissimi operatori, alcuni a tempo determinato, a volte con procedure di immediata esecuzione perché è chiaro che davanti all’emergenza non ci siamo fermati. Ora si tratterà di stabilizzare ciò che è possibile per rafforzare il nostro organico.

L’Asl ha utilizzato la graduatoria del Sant’Andrea come stabilito da una determina della Regione Lazio?

Sì, lo abbiamo fatto, alcuni assunti a tempo indeterminato. L’obiettivo è arrivare a fine estate con i ruoli saturi a tempo indeterminato. Dobbiamo cercar di far sì che, superata l’emergenza Covid, si esca anche quella assunzionale. Ricordiamo, che dopo ben 11 anni, la Regione Lazio esce dal commissariamento della sanità.

Che cosa ha lasciato il Covid 19?

La pandemia ci ha lasciato in eredità qualcosa di positivo, anche se può sembrare strano.
Abbiamo appreso tre cose: il personale va incrementato, le attrezzature vanno rafforzate come a Palestrina dove ci sono ora quattro nuove postazioni di rianimazione con nuove tecnologie, che sono state realizzate in tempi record, in soli 18 giorni, lavorando anche di notte, e che consentiranno ai cittadini, quando l’emergenza sarà finita, di poter contare su servizi prima non presenti. La terza grande eredità che rimarrà è la conferma dell’importanza dei servizi territoriali. Noi stiamo lavorando moltissimo sul territorio, abbiamo strutturato un sistema anche informatico, lo abbiamo chiamato “infoclonic”, un’evoluzione di infocovid. Si tratta di un software convenzionale che consente di tenere sotto controllo i pazienti a domicilio ed intervenire in telemedicina o fisicamente anche con visite domiciliari per evitare accessi impropri in ospedale.

Questo sistema può dialogare con la nuova App della regione Laziodrcovid?

Assolutamente sì. Si tratta di sistemi che interagiscono, che si autoalimentano e che portano ad una diversa presa in carico di ciò che accade sul territorio. Proseguiremo su questa strada facendo ancora più attenzione ai pazienti domiciliari. Non vogliamo perdere il vantaggio che il Covid ci ha dato. Occorre ripensare complessivamente alla rete di assistenza degli anziani, che deve essere maggiormente adeguata alle esigenze della popolazione più fragile in termini di pluripatologie e cronicità.

I casi nelle RSA…

Guardi lo dico con grande franchezza che verificare le carenze di alcune strutture sulla gestione degli anziani ci è molto dispiaciuto. Nerola è emblematica: per la gravità, gli anziani erano tenuti in condizioni non idonee, lo abbiamo anche segnalato e questo è successo un po’ dappertutto nel territorio nazionale. C’è stata sicuramente una sovraesposizione degli anziani al virus che forse poteva essere evitata: lo diranno altre istituzioni, dopo di noi, ma l’importante è che la scia del Covid-19 si sia trasformata in una scia positiva. Stiamo aprendo una RSA post Covid per anziani pubblica a Zagarolo. Stiamo raccogliendo le autorizzazioni e i finanziamenti, entro 45 giorni da oggi (26 maggio n.d.r.) apriremo questo centro per anziani e ce ne prenderemo cura. La nostra missione: è prendere in carico e in cura i nostri anziani affinché fatti come quelli di Nerola non accada- no più.

L’altra cosa che è importante sapere è tutto il resto dei servizi che la ASL eroga normalmente: sono ripresi con standard regionali?

Sì, c’è un progetto che stiamo condividendo con l’Assessorato Regionale alla Sanità in queste ore, saranno loro a renderlo pubblico. Comunque stiamo riprendendo tutte le attività in modo sicuro e garantito, chiamando gli utenti in modo da fissare appuntamenti precisi ed evitare assembramenti fuori dai nostri locali dosando gli ingressi in assoluta sicurezza. Non saremo noi a diffondere il virus, che fino ad oggi abbiamo tenuto a freno, stiamo facendo di tutto affinché tutto funzioni.

Chiudiamo con un appello alla donazione del sangue

Donare il sangue è sicuro e non ha alcuna controindicazione. Venite a donare perché il bisogno di sangue nei nostri ospedali non conosce pause. Stiamo programmando anche una campagna informativa sull’importanza dello screening, fondamentale per assicurare il diritto alla salute ed una valida prevenzione oncologica attraverso le diagnosi precoci.