Visto da me/ La civiltà perduta1 min di lettura

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Di Roberta Mochi

Il newyorchese James Gray, già noto per Little Odessa e C’era una volta a New York, esce dalla zona di sicurezza del neonoir statunitense e decide di raccontare la storia di un uomo disposto a qualunque sacrificio pur di riscattare la sorte infausta della propria famiglia di origine. Si tratta dell’esploratore britannico Percy Fawcett che all’inizio del ‘900 guidò diverse spedizioni per conto della Royal Geographical Society alla ricerca di una antica civiltà sepolta nel deserto verde dell’Amazzonia e che nella giungla scompare con il primogenito Jack proprio nel corso dell’ultima caccia a Z, la città perduta”. Basato sull’omonimo romanzo storico di David Grann, il film non si colloca nel classico adventure movie ma racconta le ambizioni, le fragilità di un uomo, la tensione controversa tra affetti e aspirazioni e non ultimo il fascino esotico dell’ignoto. Per il ruolo dell’ossessionato e illuminato protagonista erano stati inizialmente scelti altri candidati, tra i quali Brad Pitt, che vediamo invece solo in veste di produttore con la sua Plan B Entertainment. Ad interpretare il maggiore Percy Fawcett è Charlie Hunnam, alla cui lucida follia ci si abbandona con naturalezza. Appassionata, bellissima e perfettamente in parte Sienna Miller, nel ruolo della moglie Nina, e un eccezionale Robert Pattinson come “aiutante esploratore” e poi fidato amico Harry Contin. Grazie anche alle scelte lussureggianti della fotografia di Darius Khondji, il film riempie gli occhi ad ogni scena, solletica la nostra curiosità antropologica e il nostro gusto estetico, e ci trasporta fino all’epilogo sacrificale senza violenza ma con i passi solenni dell’esaltazione filomistica.