Visto da me/ La rete di protezione

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Di Roberta Mochi
L’estate, è cosa risaputa, fa spesso rima con indagini e col gusto tutto unico di abbandonarsi – riparati sotto ad un ombrellone – al fascino del mistero. Ed esiste un solo commissario che da anni ci fa vivere appieno nel sole della Sicilia e sentirne l’odore del mare ma questa volta “La sveglia si misi a sonare di malo”. “Montalbano sono” è tornato e la voce di Andrea Camilleri lo mette alle prese con un doppio mistero. “È il primo romanzo che ho scritto da quando sono diventato cieco – ha dichiarato lo scrittore – l’ho dettato alla mia collaboratrice che ormai parla e scrive il vigatese meglio di me”.
Due casi da risolvere, dunque, con l’abilità lucida e analitica del Commissario ma anche con la sua scalpitante insofferenza. Il primo riemerge dal passato e si intreccia magistralmente con l’altro, che proietta Salvo in un presente/futuro, quello dei social, tra blog, profili twitter e pagine facebook.
Vigàta si è animata di una brulicante eccitazione, ed è diventata il set di una fiction svedese, ambientata negli anni ’50. Mentre un gruppo di uomini armati invade la classe III B, della scuola frequentata dal figlio del vice commissario, Mimì Augello. Il caso ci permette di conoscere più da vicino Augello e di riflettere sugli equilibri, anche i più delicati, dove nessuno è mai del tutto colpevole ma neppure del tutto innocente.
Così ancora una volta ci ritroviamo a casa, in Sicilia, anche se casa nostra davvero non è, e la lettura è irresistibile, anche se Montalbano non brilla più di freschezza.

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