Visto da me/ The Founder2 min di lettura

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Di Roberta Mochi

Diretto da John Lee Hancock, regista esperto in biopic (suo Saving Mr. Banks del 2013), The Founder ci racconta la scalata al successo di Ray Kroc, venditore non più giovane dell’Illinois che negli anni ‘50, con perseveranza intrisa di truffa e avidità, cannibalizza ai legittimi proprietari quello che sarà uno dei brand più riconoscibili d’America: McDonald’s. Lo sgradevole ruolo di Kroc è interpretato da un Micheal Keaton in stato di grazia, che ha fatto evidentemente tesoro dell’esperienza acquisita in Birdman di Iñárritu, riuscendo a catturare gran parte delle inquadrature con un agio magistrale. La sua fulminante ambiguità seduce e ben amalgama le debolezze di un ex venditore in declino con il fascino perversamente euforico dell’uomo-squalo mentre raggiunge l’apice del potere e del successo. Bravi ed empatici anche Nick Offerman e John Carroll Lynch, nei panni dei sempliciotti Dick e Mac McDonald. Belle le ambientazioni e le ricostruzioni degli anni 50 eccellenti, che attingono a tutta l’iconografia degli “happy days” partendo dalla fiammante e tutta curve Pininfarina celeste. Il film, passando da character-study alla fotografia di un paese in espansione, è una riflessione su cosa si è disposti a fare per avere successo e descrive la mattanza assolutamente contemporanea di un sistema economico vorace e impietoso, dove l’imperativo è massimizzare i profitti anche a discapito della dignità umana e della qualità. Tuttavia non siamo di fronte a The Social Network di Fincher. Ci troviamo nella “terra di mezzo” dove il profitto ad ogni costo, i chainworkers e le cattedrali del consumo di massa non sono guardate in modo davvero critico ma solo raccontate, e c’è una certa ammirazione verso questo uomo senza genio ma intuitivo e caparbio. Il dubbio sulla discutibilità etica dell’impresa si insinua ma solo a chi riesce a guardare più a fondo, dietro le quinte del capitalismo.