Visto da me/ Underworld: Blood Wars

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Di Roberta Mochi

Sarebbe dovuta uscire nei cinema il 30 marzo, ma la troveremo in sala solo il 6 aprile, la divisione nazionale della Sony ha comunicato, diffondendo il nuovo trailer italiano, che la release di “Underworld: Blood Wars”, l’ultimo capitolo della saga con Kate Beckinsale, è stata purtroppo rimandata. Kate Beckinsale sarà ancora Selene, così come fin dalla prima trasposizione cinematografica della storia concepita nel 2003 dalla penna di Danny McBride ma questo Blood Wars, per la regia di Anna Foerster, intacca quella che è sempre stata la vera coerenza della narrazione. Selene ha ormai imparato a stare nascosta e sola. Per salvare la figlia Eva, nata dall’amore per un Lycan e capostipite di una nuova specie più letale ed evoluta, l’erede del nobile ceppo dei Corvinus rinuncia a tutto. L’esilio forzato finisce quando Marius, diventato il nuovo capobranco, ha un solo obiettivo: stanare la piccola ibrida. Sarà David (Theo James) ad aiutare la nostra eroina e a ricostituire con lei una nuova triade di anziani. L’ex direttrice della fotografia, Foerster, ce la mette tutta per descrivere al meglio l’universo sotterraneo di Underworld, dove – si sa – ci si fa la guerra da millenni solo per questioni di appartenenza. Lycans contro vampiri in un turbine estetico a metà strada tra videoclip e mitologia gotica, un mondo dove ci si spara con pistoloni alla John Woo ma con un look ereditato dal duo Wachowski. Effetto notte assoluto, blu vampiro. Questo è il vero mood della saga, la vera linfa vitale, attrattiva e vincente delle pellicole. E questo è anche il piacere visivo che viene meno nell’episodio, spezzato com’è dal bianco accecante dei nuovi personaggi. Accesa la luce e finite le ombre ci si accorge che nel sequel, tolta l’affascinante presenza di Beckinsale, non ci sono caratterizzazioni ma solo molti stereotipi.