Sta pagando il suo “debito con la società” a colpi di pennello, il primo condannato alle pene alternative di Tivoli è già al lavoro.
Una condanna per guido in stato di ebbrezza, al posto del carcere la decisione di lavorare per la collettività. “Se avessi barato forse sarei riuscito ad evitare i problemi”, ricorda l’uomo.
La storia del primo “operaio speciale” è iniziata un anno e mezzo fa: “Sono finito davanti al giudice per guida in stato di ebbrezza – ha raccontato l’imprenditore di Guidonia – Ho approfittato dei lavori socialmente utili per evitare le misure restrittive. Sono incensurato, in carcere non sarei andato, ma comunque avrei avuto delle misure restrittive. Invece fino a fine dicembre, un giorno a settimana, mi dedicherò a ripulire muri e giardini”.
“Mi hanno fermato i carabinieri – ricorda il “condannato speciale” – avevo un tasso alcol emico di 1.7. Sto continuando a fare tutti gli accertamenti previsti dalla legge per riavere la patente. Quella sera ero nel mio bar. Prima subii una rapina da parte di due persone, fui picchiato con un bastone tanto che il giorno dopo mi feci visitare al pronto soccorso e mi diedero venti giorni di prognosi per trauma cranico. Dopo due persone vinsero al video poker e mi vollero offrire da bere per festeggiare. Avevo bevuto due cocktail. Dopo mezzanotte salii in macchina, e tornai tutto indolenzito a casa. Lungo il tragitto mi fermarono i carabinieri, fui anche onesto perché dichiarai onestamente il mio peso”.
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