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Tre anni e cinque rimpasti di giunta, il travaglio del Governo Gallotti

Non si può dire che siano stati anni facili per il palazzo comunale. L’amministrazione in mano al centro destra, tornato al governo della città dopo anni di digiuno, è stata caratterizzata più per le crisi e i rimpasti di giunta che per i fatti. Di esecutivi conti alla mano se ne sono registrati cinque e l’ultimo risale a qualche mese fa. Nel computo delle giunte gallottiane anche una “tecnica”, durata un batter di ciglia, con quattro assessori nominati in fretta e furia, la maggior parte dei quali sono rimasti al loro posto. L’ultima bordata per il traballante governo cittadino è arrivata la scorsa settimana, quando in un documento il gruppo di Alleanza per Tivoli, che ha all’attivo sei consiglieri, due assessori e la guida dell’assise comunale, ha chiesto le dimissioni del sindaco, Sandro Gallotti, senza se e senza ma. Ora di strade ce ne sono due: o si trova una nuova maggioranza o si va alle urne insieme alla Capitale. Per Gallotti si tratta di un copione già visto e le intenzioni, almeno stando alle voci di corridoio, non sembrano essere quelle di vedere concretizzarsi di nuovo la scena dell’addio prima del tempo. Certo oggi il quadro politico è molto diverso da quello uscito vittorioso nella consultazione elettorale del 2010. Basta dare un’occhiata alle sedie in consiglio comunale che vedono seduti dall’altra parte della barricata tre consiglieri di maggioranza, Massimo Messale e Raffaele Russo, per il Pdl, e Luciano Conti, ex Udc. Ad ingrossare le file della dissidenza ci hanno pensato pure Davide Carrarini e Raffaele Rossi, che in più di una circostanza hanno preso le distanze dal primo cittadino, tanto da mettere la loro firma sul ricorso al Tar presentato per l’annullamento del bilancio 2012, insieme ad una parte del Pd. Nella lista delle contraddizioni pure la vacanza della presidenza del consiglio comunale: la sedia, lasciata vuota da Messale nel novembre del 2011, è rimasta in mano al vice in quota all’opposizione, Patrizio Pastore, per quasi un anno. Paradossi, questi, che sommati alle oggettive difficoltà amministrative riscontrate nel tempo, non possono davvero essere più tollerati.

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