Si avvicina a grandi passi il momento della verità per il governo cittadino. I venti giorni giorni, diventati diciotto dopo la lettera con cui il Prefetto di Roma ha indicato il 24 febbraio come ultima data per andare al voto in maggio in caso di scioglimento, sono passati velocemente a suon di incontri e tavole rotonde senza trovare ancora un accordo che permetta alla macchina amministrativa di ripartire di slancio. Anzi, a leggere bene la lettera firmata da Pecoraro, è il 20, mercoledì prossimo, il giorno in cui mandare la domumentazione necessaria “al fine dell’adozione del documento di scioglimento”. Lo schema che dovrebbe portare la palla in rete è sempre lo stesso: 3 assessori per il Popolo della Libertà, tre per Alleanza per Tivoli, uno ad Amore per Tivoli e uno a Fratelli d’Italia. Ma non si tratta solo di numeri. A preoccupare è la situazione di stallo in cui versano le società partecipate, il vero nodo di questa estenuante trattativa politica. Senza un rinnovamente radicale della gestione delle quattro aziende in carico al comune la strada è quella delle urne, senza se e senza ma.
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