Tivoli, l’ex sindaco Gallotti racconta le sue “verità” dopo la sfiducia

A dieci giorni dall’uscita da palazzo San Bernardino, Sandro Gallotti ha tirato fuori gli artigli ed è passato al contrattacco. Dopo aver subito fiumi di critiche, il “due volte” primo cittadino di Tivoli si è scagliato contro opposizione, ex alleati e presunti alleati, ed ha annunciato anche di voler restare in politica.

Gallotti, in una lunga conferenza stampa, non ha risparmiato nessuno né ha lesinato parole dure ed accuse pesanti: “Il mio partito, il Pdl, mi ha lasciato da solo troppe volte in consiglio comunale – ha commentato – è vergognoso. Quando l’allora Udc faceva le prime richieste, inoltre, doveva intervenire subito il partito e rimetterli al loro posto. Invece non l’hanno fatto e si è visto come è andato”
La maggior parte delle accuse sono state rivolte proprio all’Udc e al gruppo di Alleanza per Tivoli che nel corso della consiliatura ne ha raccolto l’eredità: “Sin dalla composizione della prima giunta mi dovevo comportare diversamente, da quando mi volevano imporre un nome. Dovevo dargli un ultimatum, invece alla fine ci ho messo 5 mesi per fare la giunta. Da quel momento è stata una continua richiesta”. Una stoccata l’ex sindaco la rivolge a tutti i consiglieri: “In tre anni nessuno è venuto da me a proporre un progetto. La frase che ho imparato a memoria è stata: a me tocca questo”.
Fuori tempo massimo, l’intervento dell’ex sindaco ha riportato alla luce diversi “altarini” che nell’arco di questi tre anni erano stati dimenticati. Gallotti ha voluto anche prendere posizione su vicende, come il problema stipendi a Tivoli Forma nell’anno scolastico 2011-2012, su cui all’epoca aveva fornito altre spiegazioni: “Sono state fatte troppe assunzioni – ha spiegato l’ex primo cittadino – anche di persone con poche ore a settimana, e poi furono fatte consulenze esterne. Così si trovarono in difficoltà con gli stipendi”. All’epoca, invece, la colpa ricadde solo sui minori trasferimenti arrivati dalla regione Lazio.
“Avrei dovuto prendere posizione dopo sette mesi – ha aggiungo Gallotti -, ma l’entusiasmo di aver ridato la città al centrodestra dopo 12 anni di sinistra e la volontà di far qualche cosa di buono per Tivoli mi hanno spinto a provare ad andare avanti. Resta tanta amarezza, Tivoli non si meritava una situazione del genere ne si meritava un’umiliazione come questa”.
Anche sulla “tempistica” di queste dimissioni, l’ex sindaco già sfiduciato nel 1998, ha voluto dire la sua: “Tra un mese la Ernest&Young presenterà il bando per la vendita delle Terme e si sarebbe potuto dare il via alla vendita del 60 % delle azioni, in blocco. Invece ora sarà tutto congelato fino all’elezione del nuovo sindaco. Non penso sia una casualità”.

Sandro Gallotti

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