Da Tivoli e Palombara le sculture trafugate e salvate ora in mostra a Castel Sant’Angelo

Statue antiche provenienti da Tivoli e Palombara Sabina protagoniste della mostra “Capolavori dell’archeologia: Recuperi, ritrovamenti, confronti”. L’esposizione è in programma al museo nazionale di Castel Sant’Angelo fino al 5 novembre.

Un progetto che vuole presentare al numerosissimo pubblico che visita ogni giorno Castel Sant’Angelo la fondamentale azione svolta delle forze dell’ordine per la protezione e la difesa dei beni artistici e archeologici dell’Italia.
Le opere in esposizione, infatti, sono state al centro, anche recentemente, d’importanti attività di recupero e ritrovamento, grazie alle quali è stato possibile far rientrare nelle loro sedi reperti archeologici rubati, trafugati da scavatori clandestini o esportati illecitamente dal nostro Paese.
Le statue provenienti dall’Antiquarium del Canopo di Villa Adriana e dal Museo Civico di Palombara Sabina sono al centro dell’ottava sezione della mostra. Una sala intitolata “Sculture e scultori fra greci e romani”. Si tratta di statue greche e romane del primo secolo avanti cristo e del secondo secolo dopo Cristo. Tra le opere in mostra anche la statua in marmo pario di Vibia Sabina, risalente al secondo secolo dopo Cristo e proveniente dal museo di Villa Adriana, recuperata dai Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.
Quella in corso è la trentaduesima edizione della Mostra Europea del Turismo e delle Tradizioni Culturali, dedicata ai vent’anni di collaborazione tra l’Arma dei Carabinieri, la Guardia di Finanza e la Polizia di Stato con il Centro Europeo per il Turismo, presieduto da Giuseppe Lepore.
La mostra “Capolavori dell’archeologia: Recuperi, ritrovamenti, confronti” è organizzata in collaborazione con la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico-Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Roma, diretta da Daniela Porro, con l’ausilio di un Comitato Promotore, presieduto da Roberto Cecchi Sottosegretario di Stato MiBAC. L’esposizione, che si avvale di un comitato scientifico di grande prestigio, presieduto da Eugenio La Rocca, è curata da Mario Lolli Ghetti e da Maria Grazia Bernardini.
Seguendo il percorso della mostra, i visitatori potranno ben comprendere il continuo pericolo di saccheggio e dispersione cui è sottoposto l’immenso patrimonio italiano, e, nello stesso tempo, potranno apprezzare il grande lavoro scientifico e di ricerca, che sta dietro il ritrovamento di materiale archeologico appartenente alle diverse tipologie maggiormente a rischio (bronzi, marmi, affreschi, ceramiche, argenti e oreficerie, ecc.), insieme alla storia, spesso avvincente e sempre complessa, del loro ritorno a casa.
Per fornire un quadro più completo della situazione, saranno presenti in mostra non solo opere oggetto di sequestri, d’intercettazione sul mercato antiquario, di restituzioni da collezioni private o da musei stranieri, ma anche alcune opere ritrovate fortunosamente.
I beni recuperati saranno esposti insieme con altre opere, simili per tecnica, materiale e datazione, provenienti da scavi scientifici ben contestualizzati, allo scopo di istituire opportuni confronti chiarificatori. Saranno anche presenti esemplificazioni di contesti integri (ad esempio corredi funerari), per fare comprendere l’importanza delle reciproche relazioni tra i materiali, e il danno irreversibile che uno scavo di rapina o un’esportazione clandestina provocano alla conoscenza e all’acquisizione dei dati culturali. Proprio nella volontà, infatti, di contestualizzare i pezzi e ricostruire un tessuto storico che illustri al meglio l’importanza e l’obbligatorietà del recupero, risiede la principale novità di questa mostra.
La mostra, ospitata nelle Sale di Clemente VII, di Clemente VIII, di Apollo e della Giustizia, è organizzata in tutto in nove sezioni tematiche.

Orario: da martedì a domenica ore 9-19 – Lunedì chiuso

La statua di Vibia Sabina (museo di Villa Adriana) recuperata dai carabinieri

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