La bambina de plastica
Ciao, me chiamo ETSUKO, bimba gioiosa,
augurio formidabbile, soriso su ogni cosa.
‘n panza de mi’ madre la mejo delle fie,
armeno a giudica’ da prime ecografie.
E poi tutto d’un botto, ‘na cosa devastante:
un teremoto ar nove, ce scuarta in un istante.
Nun solo a la città che tutt’un tratto tacque,
ma pure a la mi’ teca, che rotte c’ha le acque.
Sto’ qui ar mi’ compleanno, co’ le persone care,
festeggio dentro casa, ce frena er nucleare.
Che da che me ricordo, nun so’ mai annata fori,
senza pensa’ che l’arberi, si tu li tocchi, mori.
Un monno fatto ad arte de fero e de cemento,
prodotto ad hoc dall’omo, a causa dell’evento.
Scusate n’ho spiegato, nun ve l’ho detto prima,
me chiamo giapponese, io so’ de Fukushima.
E quindi c’ho tre anni, oggi è la ricorrenza,
co’ tutti a butta’ fiori, co’ muta deferenza.
Laggiu’ c’è la centrale, è piena de reattori,
se dice che da allora, qui è pieno de tumori.
così che p’anna ‘n giro, me mettono ‘n cappuccio,
so’ plastica ambulante, dar bavaglino ar ciuccio.
E quanno me ‘mpacchettano nun vedo le mie mani,
così chiudile tu… prega pe’ ‘l mio domani.
(#2emme1esse)
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