Rosina è stata uccisa da 64 colpi, il quartiere è sotto choc

La notizia è una di quelle che sarà difficile digerire, se non impossibile. Da martedì il quartiere di Setteville di Guidonia è letteralmente sotto choc. L’efferatezza con cui è stata uccisa Rosina Raffaele, sessantaquattro i colpi inferti con coltello e martello di cui cinque mortali e due costole rotte e per cui è stata arrestata […]

Rosina è stata uccisa da 64 colpi, il quartiere è sotto choc

La notizia è una di quelle che sarà difficile digerire, se non impossibile. Da martedì il quartiere di Setteville di Guidonia è letteralmente sotto choc. L’efferatezza con cui è stata uccisa Rosina Raffaele, sessantaquattro i colpi inferti con coltello e martello di cui cinque mortali e due costole rotte e per cui è stata arrestata la nipote, Lucia Raffaele, resterà nelle memoria collettiva. A ricordarla il giorno dopo l’omicidio che si è consumato in via Monti nelle prime ore del pomeriggio tra una tazzina di caffè e la preparazione della cena, chi la vedeva passare ogni giorno con le buste della spesa in mano, arrivare in macchina o al centro anziani dove andava a ballare con il suo compagno. Rosina, vedova da molti anni, aveva tre figli, Maurizio, Paola e Simona. Proprio Maurizio l’ha trovata riversa a terra in una pozza di sangue nella sua cucina, dove era andato dopo aver provato più volte a contattarla telefonicamente senza successo. “Non ci posso credere, dovevo andare a casa sua per ritirare una tenda che le avevo dato per alcune riparazioni, ma ho preferito non disturbarla e aspettare”, racconta l’amica Raffaella, che abitava a pochi metri dall’abitazione in cui è consumato l’omicidio. La nipote, Lucia, figlia del fratello Pasquale morto più di vent’anni fa a causa di un incidente in una fabbrica di petardi, madre di due figlie poco più che ventenni, secondo le prime ricostruzioni era andata a trovarla per un caffè e l’avrebbe aiutata anche a tagliare le zucchine. Poi sarebbe partita la lite a causa di vecchi dissapori mai sopiti che avrebbero scatenato la furia omicida della nipote. Prima di abbandonare il luogo del delitto avrebbe poi gettato abiti, armi e la tazzina offertale poco prima in un sacco nero lasciato accanto a casa sua a Villalba. Le indagini, condotte dalla squadra mobile di Roma e dal commissariato di polizia di Tivoli, mercoledì sera anno portato al fermo della donna che alla fine ha confessato ed è stata portata nel carcere di Rebibbia. Ad incastrarla anche un testimone che l’avrebbe vista uscire al’ora del delitto.  Non si esclude l’assunzione di sostanze stupefacenti per cui verranno fatti gli appositi test. 

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