Tivoli, dalla giunta via libera ad un tavolo tecnico per i laghetti del Barco

L’aveva “inventato” l’amministrazione Gallotti e lo ha rispolverato quella capitanata da Giuseppe Proietti in pieno agosto e nel pieno della stagione lavorativa. Parliamo del tavolo tecnico che vedrà, a distanza di circa tre anni, i titolari delle attività che sorgono nella zona del Barco riunirsi assieme alla Acque Albule spa, che ancora appartiene al comune di Tivoli per il 60% delle azioni. Bambù, Parco Tivoli, Agricola H2SO e Eden, quasi tutte associazioni culturali, si ritroveranno dunque a breve in quel di Palazzo San Bernardino, che ha ripreso quanto il sindaco imprenditore della carta aveva già avviato tra mille perplessità. Il tema, infatti, è sempre lo stesso e riguarda la guerra a colpi di carte bollate ingaggiata dalla stessa Acque Albule contro quelli che vengono comunemente chiamati “laghetti” colpevoli, secondo i vertici della società per azioni, di aver inciso sulla vistosa flessione degli ingressi nelle Terme di Roma senza rispettare le regole. Al momento, infatti, lo sfruttamento della risorsa termale è dato in sub concessione dal comune di Tivoli solo alla società per azioni. A questo problema se ne sono aggiunti altri più o meno recenti, in questo caso nel corso della gestione commissariale del comune affidata ad Alessandra dè Notaristefani di Vastogirardi, legati alla bontà delle acque delle polle, risolti comunque in favore di quest’ultime. E oggi? Proietti ci riprova e la sua giunta con la delibera 165 gli dà mandato di “istituire un Tavolo Tecnico Permanente per la risoluzione nel contraddittorio della compatibilità dell’uso delle acque sulfuree affioranti c.d. polle sorgive nel comprensorio di Tivoli Terme”. Certo la faccenda oggi è decisamente più complessa: a guidare il consiglio di amministrazione, e quindi anche le diatribe legali in essere, è Giovanni Mantovani, tra i padri fondatori della lista “Una nuova storia” e dunque espressione diretta dell’attuale amministrazione. Una situazione molto diversa rispetto al passato, quando le redini erano in via diretta e indiretta nelle mani del socio di minoranza della partecipata, Bartolomeo Terranova. La parola d’ordine sarà “conciliare”. Mica una storia facile. 

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