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CambiaMenti/ Il corpo della donna. Mille usi

In questi giorni è tornato nuovamente alla ribalta il tema dell’ uso del corpo della donna da parte dei media. Lo spunto di riflessione viene dall’ ultima campagna Nastro Rosa 2015 della LILT, la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, che ha utilizzato come testimonial una nota giovane cantante fotografata a torso nudo, mentre stringe con le braccia i seni a coprendosi in parte. Questa campagna ha suscitato molte polemiche, in particolare rispetto ad un presunto cattivo gusto dell’ immagine scelta.

Nell’ affrontare il tema dell’ uso del corpo della donna da parte dei media, può essere utile prendere in considerazione un’ indagine realizzata da Art Directors Club Italiano, con la collaborazione dell’ Università Alma Mater di Bologna e della Nielsen, indagine che  rivela come nelle pubblicità prese in considerazione le donne siano rappresentate come “sessualmente disponibili” 22 volte in più rispetto agli uomini. E’ evidente infatti come il corpo femminile ripreso in atteggiamenti ammiccanti, venga spesso utilizzato per pubblicizzare una grande varietà di prodotti, con l’obiettivo di far leva sui possibili acquirenti  attraverso una frammentazione e sessualizzazione. Questo determina una  narrazione parziale della donna e conduce ad un gap tra la donna reale e la sua rappresentazione nella pubblicità, rappresentazione che è spesso riduttiva rispetto al ruolo che svolge. Identità e personalità femminile sfumano e prende corpo una visione parziale e frammentata della donna, presentata “a pezzi”: seni, glutei, gambe.

Le ricadute di questo uso del corpo della donna sono evidenti se consideriamo quanto i media influenzino continuamente tutti noi ed in particolare gli adolescenti, che costruiscono la propria griglia di lettura della realtà e i modelli ideali cui ispirarsi anche a partire dai messaggi ricevuti dai media.

Sarebbe dunque opportuno fornire  una chiave di lettura nuova, una visione della donna che rispecchi la sua complessità, affinché possa essere comprensibile la parzialità dell’ immagine restituita spesso dalla pubblicità e dai palinsesti televisivi. La decisione di utilizzare l’immagine parziale della bella e giovane cantante nella campagna LILT per la prevenzione contro i tumori al seno può avere anche un altro senso, un’altra funzione totalmente inconsapevole a chi l’ha scelta. Il terribile senso di angoscia, di impotenza e di morte che le donne con il tumore al seno sentono in maniera agghiacciante è, attraverso l’immagine di una donna bella, giovane ed evidentemente in salute, in questo modo demonizzato, allontanato, negato, trasformato nel suo inverso… la popolazione sana può stare serena perché il cancro non la colpirà.

Dr. Luigi Caravano

www.studiodipsicologiativoli.it

 

 

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