Alluvione: gli imprenditori calamitati chiedono aiuto “altrimenti chiuderemo”

#NLCronaca #Tivoli – Un grido di aiuto, disperato, si leva dalla Maremmana Inferiore. A distanza di quasi un mese dalla tremenda alluvione del 14 ottobre le aziende sperano negli aiuti della Regione e temono di dover chiudere i battenti. Una ditta ha già messo in cassa integrazione quindici lavoratori, un’altra forse farà la stessa cosa con i suoi 5 dipendenti. Il personale dell’albergo Residenza Adriana rischia il posto dopo che la società che gestiva la struttura ha rescisso il contratto.
L’acqua ed il fango del fosso hanno solo sommerso tutto, hanno rotto macchinari e computer, distrutto documenti e rovinato i materiali nei magazzini, hanno bloccato il lavoro di queste ditte che, da sole, non ce la faranno a rimettersi in piedi.

Nel 2008 ci erano riuscite nonostante gli esigui aiuti statali (Nella misura di 39 mila euro per un milione di euro di danni riportati), ma ora con la crisi di questi anni l’impresa è impossibile. Ora, però, a differenza di sette anni fa il fronte delle società è compatto ed hanno affidato le loro sorti a due avvocati.

“Stiamo già portando avanti tre fronti – hanno spiegato i legali Fabio Frattini ed Erminio Colazingari –. Il primo è quello di far pressione a livello politico istituzionale, e delle prime risposte sono già arrivate. Si sono attivati tanto il Comune quanto la Regione ed il Parlamento. Poi abbiamo presentato una prima denuncia in Procura perché vogliamo che venga aperto un fascicolo per appurare di chi siano le responsabilità di questa alluvione. Infine, sul piano civile, presenteremo una richiesta di risarcimenti danni. Inoltre abbiamo contattato alcuni istituti di credito per cercare di ottenere prestiti agevolati per dargli una mano a ripartire”.

Al momento le società stanno ultimando la conta dei danni: “Si parla di oltre tre milioni di euro, molto dipenderà da alcuni macchinari che ancora non vengono riattivati e non si può sapere se funzioneranno o meno. In ballo non ci sono solo queste aziende, ci sono decine di famiglie di tutti i lavoratori che rischiano il posto. Ad un mese dall’alluvione convocheremo le istituzioni che ci hanno promesso aiuti e faremo il punto della situazione”.

La vicenda legale, intanto, andrà avanti: “Vogliamo capire cosa è accaduto per evitare che accada di nuovo. Ad oggi degli interventi sul fosso sono stati effettuati, ma accanto alle sponde c’è ancora tanto altro materiale che può essere trascinato da un’eventuale piena e ricreare la stessa situazione che ha causato l’alluvione del 14 ottobre”.

LEGGE PARADOSSO

I lavoratori al momento già in cassa integrazione non possono, per via della legge, lavorare come volontari per ripulire la propria azienda. “Sarebbe truffa allo stato – hanno spiegato – noi vorremmo poter dare una mano alla ditta, così da farla tornare quanto prima ad essere produttiva. Ma non possiamo neanche fare i volontari”.

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