La lite, il pugno e le indagini, il racconto della tragica notte di via Empolitana

#NLCronaca #Tivoli – Un pugno sul viso e poi una tragica caduta, fatale, così è morto su via Empolitana poco prima dell’alba di mercoledì Mauro Colantoni, 51 anni. L’uomo è stato colpito da un suo inquilino per una questione di affitti non pagati. Colantoni, che non ha parenti in zona, in pratica viveva affittando alcune stanze della sua abitazione, in vicolo Aniene. In una di queste ospitava quello che al momento è in cella accusato del suo omicidio, un cittadino albanese di 39 anni, da 15 in Italia, occupato saltuariamente come muratore e già noto alle forze dell’ordine, che ora dovrà rispondere di omicidio volontario.

Il presunto assassino dopo la lite è scappato e quando è stato fermato dai carabinieri probabilmente stava tentando la fuga. L’uomo, secondo le ricostruzioni dei militari e della procura di Tivoli, lasciato in terra ancora agonizzante Colantoni, è tornato a casa e né uscito pochi minuti dopo. Come hanno confermato altri inquilini dell’appartamento. L’albanese, dalle 2.30 circa, è stato trovato verso le 4.30 in una fermata del Cotral li vicino.

LA LITE
I due, Colantoni ed il suo presunto assassino, stavano litigando su via Empolitana, all’altezza dell’incrocio con via Enrico Toti, verso le 2 di mercoledì. Gli animi si sono scaldati e la situazione è degenerata. Il cittadino albanese avrebbe, quindi, sferrato un pugno sul volto del suo padrone di casa, rompendogli il naso. Il colpo, però, avrebbe fatto sbilanciare Colantoni, che pure era un uomo di stazza importante, facendolo quindi cadere in terra. Nell’impatto sul marciapiede avrebbe, quindi, sbattuto la testa. Colantoni, però, non è morto sul colpo, è rimasto in terra agonizzante e nulla ha potuto l’ambulanza giunta sul posto qualche decina di minuti dopo.

LE INDAGINI

Essenziale nelle indagini condotte dai carabinieri della compagnia di Tivoli, al momento diretta dal tenente Domenico Grieco, coadiuvati da quelli del gruppo di Frascati, guidato dal colonnello Luciano Magrini, è stata la presenza di un testimone. I militari sono riusciti in neanche due ore a scoprire il presunto assassino, individuarlo, arrestarlo e raccogliere prove utili da sottoporre al Gip per la convalida dell’arresto.

Decisiva è stata la testimonianza di un passante. Un cittadino, che stava transitando sull’Empolitana con la sua macchina, ha visto la scena decidendo di fermarsi, guardare cosa succedeva e chiamare il 112. Ai militari ha poi raccontato tutto, dal pugno alla fuga dell’uomo. Messi subito sulla pista giusta, i carabinieri in pochissimo tempo hanno fermato il sospettato evitando la sua fuga. Il cittadino albanese aveva già tolto la scheda sim dal suo telefono per non essere rintracciato.

LE PROVE

Oltre alla testimonianza sarà importante, ai fini dell’indagine e del futuro processo, l’analisi del Dna su alcune macchie di sangue che i militari hanno trovato sui vestiti del presunto assassino. L’uomo, già ascoltato in cella, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Il luogo dell’omicidio di via Empolitana e il trasporto dell’arrestato da Tivoli a Rebibbia

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