Sanità, in difesa dell’Ospedale di Colleferro

Abbiamo creduto cocciutamente che fosse possibile interloquire con la parte politica regionale e comunale nel tentativo di salvare l’ospedale Delfino di Colleferro, nonostante le tante dimostrazioni contrarie. Il Comitato libero ‘A difesa dell’ospedale di Colleferro‘ e tutte le realta’ che hanno aderito al Coordinamento territoriale denunciano l’impulso che la Regione sta dando, con l’assenso dei Comuni, allo smantellamento delle strutture ospedaliere della provincia. La richiesta di confronto democratico e’ sempre caduta nel vuoto perche’ manca in questi nostri rappresentanti il principio base della cultura politica, che riconosce nella dignita’ della persona e nei diritti dei cittadini l’essenza stessa della sua azione. Al diniego autoritario e al silenzio cinico della parte politica risponderemo – anche questa volta – presentando ricorso, entro 60 giorni, davanti al Tribunale amministrativo regionale (Tar) del Lazio. Impugneremo il decreto del commissario ad acta e presidente della Regione Lazio, Zingaretti, sulla nuova programmazione della rete ospedaliera nel biennio 2017-2018″. Cosi’, in una nota, il Comitato libero ‘A difesa dell’ospedale di Colleferro‘. “La Regione e’ commissariata e i decreti del commissario, che non vengono esaminati dal Consiglio regionale, sono rimessi al parere del Governo e del Parlamento, che ci auguriamo possano modificare il testo- spiegano- La drammatica verita’ dello smantellamento e la successiva chiusura dell’ospedale di Colleferro ci viene confermata dai pazienti e dal personale, che hanno sempre stretto i denti, sono andati avanti, ma ora non ce la fanno piu’. Noi l’abbiamo appresa formalmente da atti ufficiali pubblicati sul Bollettino della Regione Lazio (Bur). L’ospedale di Colleferro perde il primario del reparto di chirurgia e diminuiscono i posti letto. L’offerta sanitaria pubblica viene ridotta a vantaggio di quella privata. La Uoc (Unita’ operativa complessa) di chirurgia, finora affidata ad un primario, e’ stata soppressa e riallocata presso l’ospedale di Tivoli, da cui dipende, perdendo autonomia e responsabilita’ professionale. Senza la figura del primario il reparto viene trasformato in Vuoc, ovvero affidato ad un aiuto primario che, a differenza del primario, puo’ essere trasferito in altra struttura e questo consentira’ la chiusura del reparto. In sostanza pur di non assumere personale i reparti e le direzioni delle Uoc vengono assegnate ad interim a medici incaricati presso l’ospedale di Tivoli; una pratica che sta diventando ordinaria e non eccezionale, come prevedono le norme contrattuali”.

“Ecco spiegato il motivo per il quale la Regione non ha sostituito ed anzi ha lasciato scadere deliberatamente il rapporto di servizio del primario di chirurgia- continua nella nota il Comitato libero ‘A difesa dell’ospedale di Colleferro’- La cosa e’ stata replicata per il reparto di ortopedia, salvo poi assegnare il medico richiesto in organico all’ospedale di Palestrina, mentre da mesi non vengono eseguiti interventi di otorinolaringoiatria per mancanza di medici. La Regione, senza che si udisse un filo di voce di protesta da parte dei Sindaci del territorio, ha deciso di continuare a potenziare l’ospedale di Tivoli a spese di tutti gli altri nosocomi locali. Proprio come accaduto nel 2015 quando i reparti materno infantili vennero trasferiti a Palestrina! In due anni abbiamo perso 7 reparti e altrettanti primari! La situazione degli altri reparti e’ molto simile e l’abbiamo denunciato all’Italia intera ai microfoni della rete televisiva La7 solo pochi giorni fa. Siamo stati considerati bugiardi per aver detto questo e svelato che la nuova Ala non ha visto e non vedra’ il rinnovamento dell’ospedale ed anzi oggi sappiamo che il nosocomio viene depotenziato per arrivare alla sua chiusura”. “I nosocomi della provincia subiscono, per effetto della politica romanocentrica della Regione, un drastico ridimensionamento- continuano- con l’alibi del contenimento dei costi, del rientro dal deficit sanitario e del rispetto degli standard di sicurezza. Per tutta risposta la Regione apre ad Anagni un presidio ambientale, inadeguato e inutile rispetto ai bisogni del territorio. L’assessore regionale all’Ambiente e Rifiuti, Mauro Buschini, e’ di avviso ben diverso e nell’incontro del 3 agosto in Regione, con la delegazione di rappresentanti della protesta ‘Rifuitiamoli!’ ha difeso questa scelta, considerandola qualificante. Dunque- conclude il comunicato- cosi’ poco vale la salute e l’ambiente di un territorio?”

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