Nominato alla guida del Tribunale tiburtino Stefano Carmine De Michele. Insediatosi giovedì mattina, il giudice ha raccolto l’eredità di Nicola Di Grazia che, in qualità di reggente, ha condotto la struttura negli ultimi dodici mesi, dopo il pensionamento di Roberto Gerardi.
De Michele, che in carriera ha ricoperto diversi incarichi anche a Firenze, dovrà fare i conti con gli annosi problemi che il Tribunale tiburtino si porta dietro sin dalla sua istituzione nel 2001. Il vasto territorio, 75 comuni che vanno dai confini delle provincie di Rieti e Frosinone con l’Abruzzo per un totale di circa 500.000 abitanti, l’esiguità del personale, in tutti i ruoli, non rendono di certo facile il lavoro di chi deve garantire la giustizia.
A dare il benvenuto al nuovo Presidente c’erano le massime autorità locali. Oltre al procuratore Francesco Menditto, ai rappresentanti delle forze dell’ordine, dell’ordine degli avvocati David Bacecci e della camera penale Fabio Frattini, al sindaco di Tivoli Giuseppe Proietti, c’erano anche il presidente della Corte di Appello di Roma Luciano Panzani ed anche il procuratore generale della Corte di Appello di Roma Giovanni Faldi. Oltre a loro i giudici ed i magistrati del palazzo di giustizia di viale Arnaldi.
“Ho consapevolezza della difficoltà di questo tribunale. È chiara la verità di un fatto: il mio impegno non porta da nessuna parte senza la collaborazione di tutti. Da solo sarebbe impegno vano. Dobbiamo collaborare tutti insieme”.
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