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L’appello degli esponenti della sinistra tiburtina al sindaco Giuseppe Proietti

A GIUSEPPE PROIETTI E ALLE FORZE DEMOCRATICHE DELLA CITTÀ DI TIVOLI

Non vi sfuggirà che il rapido decadimento del contesto politico e culturale, in cui sta scivolando l’intero Paese, mette a repentaglio la tenuta delle istituzioni democratiche. Il percorso di formazione del nuovo Governo, la gestione della “emergenza” migranti che dura da un decennio, le stesse calamità naturali e non, hanno dimostrato la fragilità di quelle stesse istituzioni, messe sotto attacco da pulsioni razziste e fasciste, che della mediazione politica fanno volentieri a meno, e aprono il campo a soluzioni autoritarie e sbrigative, in spregio allo Stato di diritto e al diritto internazionale. Dal Presidente della Repubblica al Papa, dall’associazionismo cattolico a quello sindacale, chiunque abbia tentato di richiamarsi alla Costituzione e ai principi etici e morali è stato fatto oggetto di oltraggiosi attacchi.

Non vi sfuggirà, peraltro, che le elezioni amministrative del prossimo anno si svolgeranno assieme alle elezioni europee, nel pieno di un risorgente nazionalismo regressivo che metterà in forse le stesse sorti dell’Unione Europea. La crisi economica e sociale che si trascina dal 2008 ha lasciato dietro di sé i destini di milioni di famiglie, costrette a cimentarsi con la mancanza di lavoro o con il lavoro precario. A migliaia emigrano, anche dalla nostra città, in cerca di una fortuna migliore. La crisi è stata affrontata con ricette che ne hanno acuito gli effetti. E le responsabilità devono essere ricercate tra chi, in Italia e in Europa, ha aderito passivamente alle politiche di austerità neoliberiste. La revisione di queste politiche, tuttavia, non può che avvenire dentro i vincoli di solidarietà europea, a meno di uscire dall’euro e dalla UE, precipitando il Paese nel caos finanziario ed economico e rialzando i muri dei confini nazionali in Europa.

Per noi è evidente: le sorti della città si intrecciano con il contesto nazionale ed europeo e possono contribuire a determinarlo soltanto se emerge un segnale di resistenza democratica.

Caro Sindaco, candidandoti definisti il tuo progetto politico “a tempo”. Quel tempo necessario a rinnovare i partiti, negli uomini e nelle donne, nelle pratiche e nei programmi, e a rinnovare il tuo campo, quello della sinistra, per tua stessa e ripetuta ammissione. A distanza di quattro anni, con le luci e le ombre che hanno segnato la tua esperienza amministrativa, quel tempo sta per concludersi. Se il “civismo” poteva, quattro anni or sono, assicurare una positiva novità d’impulso al cambiamento, oggi costituisce per molti la possibilità di appagare soltanto la propria personalissima ambizione, rendendo impossibile qualsiasi mediazione tra interessi politici diversi. Questo “civismo”, che si autorappresenta senza mediazioni, rischia di risolversi nella negazione dell’idea stessa di “Politica” intesa come ricomposizione di bisogni diversi e confliggenti necessaria a definire una visione generale della città. E questa indispensabile opera di continua mediazione non può ricadere solo sulle spalle di chi esercita il tuo ruolo. Affidarsi all’ “uomo solo al comando” significherebbe consegnare la città a un destino asfittico e autoreferenziale.

Con questi presupposti chiediamo a voi, a te e alle forze democratiche della città di aprire la fase del confronto politico, per tentare di costruire su nodi programmatici un’alleanza ancora più larga e solida. Solo attraverso una attenta verifica dell’esperienza amministrativa di questi anni sarà possibile elaborare una proposta rinnovata, nella pratica quotidiana e nella visione generale. E solo coinvolgendo in un processo partecipativo tutte le istanze sociali e culturali che la città esprime si potrà fare argine alle spinte regressive e qualunquiste che mettono a dura prova la tenuta delle istituzioni democratiche.

Tra le ragioni che determinarono il successo elettorale del tuo progetto originario, caro Sindaco, c’era la possibilità di far crescere una nuova leva di giovani amministratori che potesse mettere fine alle stanche liturgie della sinistra tiburtina. Il tempo è arrivato anche per loro, se solo voi, assieme, apriste questa nuova fase, prima che la città precipiti nella demagogia della destra reazionaria.

(I primi firmatari del documento, ndg)

Piergiacomo Agnaletti
Marco Bagordo
Sandro Bernardini
Francesca Boccini
Aldo Capobianchi
Dimitri Cecchinelli
Francesco Ciccotti
Stefano Coccia
Anna Rita Casolini
Massimo Cougn
Nicola Genga
Adriana Jugaru
Diego Luttazi
Marco Maggi
Virginia Maggi
Alberto Marchetti
Simone Mori
Antonio Novelli
Nadia Palozza
Enzo Pavoni
Antonella Pirolo
Osiride Pozzilli
Elisa Squillace
Jacopo Eugenio Tognazzi
Giacomo Vignoli
Giuseppe Zarbo

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