Montespaccato Calcio: dal clan Gambacurta a squadra neopromossa in Serie D

Da club gestito dal clan Gambacurta a squadra neopromossa in Serie D. È la favola calcistica della Polisportiva dilettantistica Montespaccato, societa’ sportiva di Roma sequestrata alla criminalita’ organizzata nel giugno 2018 e affidata alla gestione dell’Asilo Savoia. Oggi nel centro sportivo di Via Stefano Vaj, intitolato a Don Pino Puglisi, e’ stata organizzata una festa a cui hanno preso parte il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, il presidente dell’Associazione Libera, don Luigi Ciotti, il presidente dell’Asp Asilo Savoia, Massimiliano Monnanni, il presidente dell’Osservatorio regionale per la legalita’ e la sicurezza, Gianpiero Cioffredi, e Bruno Frattasi, direttore Agenzia nazionale Beni sequestrati e confiscati.
“All’inizio c’e’ stata un po’ di paura, ma grazie all’Asilo Savoia e a questa comunita’ si e’ vinta una grande battaglia, che trasforma la lotta contro l’illegalita’ in cultura e sport, in socialita’ e vita”, ha detto Zingaretti.
La prima squadra, che era stata retrocessa e riammessa nel massimo campionato regionale solo grazie al ripescaggio, dopo aver raggiunto il sesto posto in classifica nel primo anno di gestione dell’Asilo, ha concluso l’attuale stagione sportiva alla guida del campionato di Eccellenza regionale del Lazio, venendo cosi’ promossa in Serie D a 40 anni di distanza dalla sua unica ed episodica presenza nel campionato nazionale, cosi’ come la Juniores regionale (Under 19) che ha vinto il proprio campionato con 10 punti di vantaggio sulla seconda classificata.
“Ci sono persone che sono morte per permetterci di essere oggi qui. Sono convinto che chi ha ucciso don Pino Puglisi – ha aggiunto Zingaretti – sperava che le sue idee morissero insieme a lui. Invece quello di oggi e’ un bellissimo esempio per dire ai mafiosi che se pensavano di uccidere le idee, si sbagliavano di grosso”. “Non dimenticheroo’ mai quando anni fa a nome di ‘Libera’ chiesi alla nazionale di calcio di andare ad allenarsi a Rizziconi, in Calabria, dove in un campo sportivo gia’ confiscato non e’ stato permesso per nove anni di giocare ai bambini e ai ragazzi. Bisogna avere il coraggio di dare dei segni e invitate la Nazionale di calcio ad allenarsi qui come fece in Calabria”, ha concluso don Luigi Ciotti, presidente di Libera.

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