Roma: a termine il Piano di Conservazione dello stadio Flaminio

Un punto di arrivo che e’ al tempo stesso un punto di partenza. Dopo anni di lavoro e’ stato portato a termine il Piano di Conservazione dello stadio Flaminio, “necessario” per la futura opera di riqualificazione che – stando alle intenzioni del Campidoglio – “avverra’ a breve e non nei prossimi anni”. L’impianto, chiuso nel 2011 e finito in un grave stato di degrado e abbandono, aspetta oggi di sapere quando e soprattutto come tornera’ allo splendore degli anni Sessanta, in cui la struttura ideata dall’architetto Pier Luigi Nervi divento’ un’icona dell’impiantistica non solo sportiva, legando i suoi spazi alle imprese dell’Olimpiade di Roma del 1960.

La Giunta Raggi, dal 2016, si e’ fatta carico del progetto di rilancio partecipando e vincendo il bando ‘Keeping it modern’ finanziato dalla Getty Foundation, grazie alla domanda presentata da Dipartimento di Ingegneria Strutturale e Geotecnica della Sapienza Universita’ di Roma, Pier Luigi Nervi Project Association (Pln Project) e Do.Co.Mo.Mo. Italia, in accordo con Roma Capitale. Oggi il progetto di Conservazione e’ realta’. E’ un lavoro di 600 pagine presentato in Campidoglio, che sara’ messo a disposizione di chi vorra’ restituire vita al Flaminio, mantenendo la destinazione d’uso sportiva.

“E’ stato un percorso portato avanti con pazienza e determinazione, necessarie per resistere alle pressioni su questa ferita aperta per Roma- ha spiegato Francesco Romeo, professore del Dipartimento Ingegneria Strutturale e Geotecnica della Sapienza Universita’ di Roma- Il progetto e’ diviso in tre fasi: passato, presente e futuro. Siamo partiti tenendo conto dei valori materiali e immateriali del luogo, che nel frattempo sono andati persi con il degrado della struttura, per poi passare alla disamina delle condizioni attuali dello stadio, per terminare stilando le linee guida per il futuro”

 

La storia

La storia dello Stadio Flaminio comincia 44 anni prima, quando, nel 1956, in vista delle imminenti Olimpiadi assegnate a Roma, viene indetto un concorso pubblico per la costruzione di un nuovo stadio nell’area su cui, fino a quel momento, insisteva lo stadio Nazionale (detto anche “Stadio Grande Torino” in onore della squadra scomparsa a Superga).
A vincerlo è la “Nervi & Bartoli”, società di proprietà dell’ingegnere Pier Luigi Nervi, che affida il progetto esecutivo al figlio Antonio. I lavori iniziano a luglio del 1957 per terminare un anno dopo. I Nervi (autori, a Roma, anche dell’adiacente Palazzetto dello Sport e dell’attuale PalaLottomatica) realizzano un impianto di tipo innovativo, tutto in cemento armato, di grande eleganza architettonica. L’inaugurazione avvenne il 19 marzo 1959, in diretta tv, per poi ospitare l’anno successivo diversi incontri ufficiali del torneo di calcio delle Olimpiadi  del 1960.

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