Il 24 marzo del 1944 le truppe naziste massacrarono 335 italiani come rappresaglia dell’azione gappista di via Rasella, a Roma, avvenuta il giorno prima.
Il 23 marzo, infatti, nel giorno in cui il fascismo celebrava la sua fondazione, i partigiani appartenenti ai Gruppi di Azione Patriottica (G.A.P.) fecero saltare in aria il carretto di uno scopino, proprio mentre passavano i soldati dell’XI Compagnia del III Battaglione dell’SS Polizei Regiment Bozen, un reggimento che era stato addestrato per azioni antiguerriglia.
La potente deflagrazione provocò l’uccisione di 32 soldati, un altro morì poche ore dopo, e ne ferì 110.
La risposta dei tedeschi fu ferocissima: “Un ufficiale dello Stato Maggiore della Wolfsschanze riferì al Colonnello BAELITZ la reazione del Fuhrer alla notizia dell’attentato di Roma “sembra una belva ruggente. Desidera far saltare in aria un intero quartiere della città, compresi gli abitanti. Bisogna fucilare italiani in altissima proporzione.” (Robert Katz, Morte a Roma, Editori Riuniti).
Dovevano essere soppressi 10 italiani per ogni SS morta in Via Rasella. L’esecuzione doveva essere eseguita entro 24 ore e realizzata in assoluta segretezza. La scelta dei condannati a morte venne rimessa al Colonnello Herbert Kappler.
Così il console Mollhausen rivolgendosi a Kappler, in relazione alla stesura della lista dei condannati a morte (…) “Senta, Kappler, se fossi al suo posto la mia coscienza tremerebbe. Non so come agirei ma di sicuro sentirei di essere alla svolta decisiva della mia vita. Kappler, pensi che un giorno sarà chiamato a rendere conto al Tribunale di Dio” (ibidem).
Col contributo del questore fascista di Roma Pietro Caruso, vennero inclusi nelle liste civili e militari italiani, prigionieri politici, 75 ebrei e detenuti comuni reclusi presso il Comando della Polizia di Sicurezza tedesca in Via Tasso e nel Carcere di Regina Coeli e 10 persone tra quelle arrestate in Via Rasella, in prossimità dell’attentato. Le vittime complessive furono 335.
Il giorno successivo, il 25 marzo 1944, sul Messaggero di Roma comparve un comunicato dell’agenzia di stampa Stefani, che dava conto dell’uccisione dei 32 soldati tedeschi nell’attentato di Via Rasella e della successiva strage di Italiani: “il comando tedesco(…) ha ordinato che per ogni tedesco ammazzato dieci criminali comunisti-badogliani saranno fucilati. Quest’ordine è già stato eseguito”.
Tra i martiri delle Fosse Ardeatine figurano i fratelli Angelo e Umberto Pignotti, il cognato di Angelo, Fulvio Mastrangeli, e il loro cugino Antonio Prosperi, catturati nell’abitazione di Angelo Pignotti, in prossimità dell’attentato, attorno alle ore 15.30 di quel tragico 23 marzo 1944.
L’Amministrazione e i cittadini di Poli, già nel lontano 27 agosto del 1944, dedicarono loro la lapide sita nei pressi di Via Quattro Martiri. e ogni anno, il Comune rende loro omaggio con la deposizione di fiori.
Il Comune di Poli quest’aanno commemora i suoi quattro martiri con documenti inediti e le videointerviste di massimo Prsca e dello stoorico Davide Conti. Le interviste sono corredate da un’ampia produzione documentale:
I documenti e le interviste possono essere scaricati dal link
https://www.comune.poli.rm.it/c058078/po/mostra_news.php?id=823&area=H
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