A24/A25: revocata la concessione all’Autostrada dei Parchi

Il Consiglio dei ministri ha revocato la concessione all’Autostrada dei Parchi, ovvero l’A24 e l’A25. Era stata la società del gruppo Toto a chiedere di cessare anticipatamente il contratto per l’impossibilità di ottenere i fondi necessari ai lavori di messa in sicurezza. “Credo che il provvedimento sulla revoca della concessione dell’Autostrada dei Parchi è storico e siamo molto soddisfatti – commenta il ministro delle Politiche agricole e capodelegazione M5S al governo Stefano Patuanelli lasciando il Cdm – Io e il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Andrea Orlando nel corso della riunione abbiamo espresso grande soddisfazione. Si riequilibra il potere tra i concessionari e lo Stato”.

Il decreto-legge approvato dal Consiglio dei Ministri sulla revoca della concessione a Strada dei Parchi della gestione delle autostrade A24 e A25 dispone l’immediato subentro di ANAS S.p.A. nella gestione dell’autostrada che, per assicurare la continuità dell’esercizio autostradale, potrà avvalersi di tutte le risorse umane e strumentali attualmente impiegate, tra cui il personale di esazione, quello impiegato direttamente nelle attività operative e le attrezzature, automezzi e macchinari necessari ad assicurare il servizio. Lo rende noto il  Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili.

Il concessionario, alla guida dal 2002 della rete viaria dopo aver rilevato le due arterie di montagna dalla gestione pubblica dell’Anas attraverso un bando comunitario, accusa il governo di aver impedito “una efficace operatività in una condizione di equilibrio economico-finanziario”. Il governo contesta lavori, sicurezza e manutenzione ordinaria e mancati pagamenti, oltre al fatto che la concessionaria sia finita sotto inchiesta nelle procure abruzzesi per lo stato della infrastruttura.

Tutti rilievi rispediti al mittente dal concessionario che ha ottenuto nel frattempo sentenze favorevoli, tra cui il blocco del pignoramento intentato da Anas sancito dal tribunale di roma che ha riconosciuto il principio della compensazione sottolineando che lo stato deve al privato una somma maggiore dei circa 500 milioni di euro rivendicati. Ma in questa complessa vicenda che coinvolge anche l’acquifero del gran sasso (A Teramo è in corso un processo per presunto inquinamento nel tunnel), tutto ruota intorno al piano economico finanziario, fermo dal 2013, nonostante una quindicina di versioni e due commissari, uno nominato dal governo, l’altro dal consiglio di stato che ha considerato inadempiente l’allora ministero per le infrastrutture e trasporti esautorandolo dalla approvazione.

Nel Pef, oltre ai costi dei pedaggi, emerge l’altra grande questione: il mega piano di messa in sicurezza sismica di circa 6,2 miliardi di euro per rispettare i dettami della legge di stabilità del 2012, dopo il terremoto dell’Aquila, che considera le due arterie strategiche in caso di calamità naturali.

 

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