“Unione Popolare Tivoli” dice “NO” alla chiusura dell’Ospedale San Giovanni Evangelista di Tivoli

Riceviamo e pubblichiamo

“Unione Popolare Tivoli” si oppone alla chiusura dell’”Ospedale San Giovanni Evangelista” di Tivoli destinato a essere sostituito dal “Nuovo ospedale della Tiburtina (NOT)” che sorgerà in via Cesurni a Tivoli Terme, a confine con la zona dell’Albuccione (Guidonia Montecelio). 

Il “San Giovanni Evangelista” di Tivoli è oggi il maggior presidio ospedaliero dell’Asl RM 5 ed è il punto di riferimento della provincia a est di Roma. Dopo la “mutilazione” di reparti essenziali dell’ospedale di Subiaco e la chiusura dell’ospedale di Palombara Sabina, si servono dell’ospedale di Tivoli gli abitanti di Guidonia, quelli del bacino di utenza di Tivoli, di Subiaco e della Sabina romana, quelli delle valli dell’Aniene e, almeno in parte, del Giovenzano, oltre agli abitanti di Palombara Sabina. Se davvero si dovesse procedere alla chiusura del “San Giovanni”, quale sarebbe il destino di tutto il bacino di utenza di Tivoli e della Valle dell’Aniene? 

La pandemia da Covid- 19 ha mostrato tutta la fragilità del nostro sistema sanitario pubblico: per anni non si è fatto altro che chiudere ospedali pubblici con un inesorabile passaggio dalla sanità pubblica a quella privata. Dunque, anziché rimettere in piedi gli ospedali ridimensionati o chiusi, riapertura che alleggerirebbe anche il carico dello stesso ospedale di Tivoli, si pensa, invece, alla chiusura di quest’ultimo che, nel frattempo, è interessato da lavori di ristrutturazione del “Dipartimento Emergenza Urgenza”, oltre a essere già stato sottoposto a interventi antisismici. Insomma, si ristruttura per poi chiudere e aprire, invece, un nuovo ospedale, definito dall’ormai ex assessore alla sanità del Lazio e attuale candidato PD alla presidenza della Regione, Alessio D’Amato, “un’opera strategica per tutto il popoloso quadrante a est di Roma, […] che servirà anche a decongestionare l’ospedale ‘Sandro Pertini’ di Roma”. E in effetti, proprio per la zona in cui sarà ubicato, il “Nuovo Ospedale della Tiburtina” finirà col diventare l’ennesimo nosocomio al servizio della Capitale. Inoltre, la costruzione del “NOT” in zona Cesurni, a Tivoli terme, comporterebbe problemi di carattere geologico e ambientale. La “Piana dei travertini delle Acque Albule”, infatti, oltre a essere sottoposta a subsidenza, è un’area ad alto rischio “sinkhole”, cioè a fenomeni di sprofondamento del terreno. Il nuovo nosocomio, poi, verrebbe costruito in una zona vicina alle sponde dell’Aniene (il cui letto è soggetto a un lento e continuo sprofondamento), in un tratto già di per sé molto inquinato. Oltre a ciò, la domanda di mobilità veicolare prodotta dal nuovo ospedale causerebbe un aumento dell’inquinamento atmosferico in una zona già avvelenata da polveri sottili provenienti, tra l’altro, anche dalle locali cave di travertino e dagli impianti di frantumazione ad alcune di esse connessi. Infine, proprio a meno di 1 km da dove dovrebbe sorgere il “NOT” è prevista la costruzione di un impianto per il trattamento dei rifiuti organici. 

A che pro, dunque, chiudere il “San Giovanni Evangelista” di Tivoli e spendere milioni di euro nella costruzione di un nuovo ospedale in una zona decisamente “problematica”? Perché non utilizzare quegli stessi milioni di euro per potenziare o rendere nuovamente operativi gli ospedali di Tivoli e quelli chiusi o fortemente ridimensionati? 

Infine, se proprio ci si vuole appellare al fatto che l’ospedale di Tivoli è una struttura obsoleta, a rischio sismico (ricordiamo a tal proposito i recenti interventi di adeguamento sopra citati) e troppo all’interno della città, perché costruire un nuovo ospedale in una zona vicina a Roma e dunque già servita da ospedali come il “Sandro Pertini”, “Tor Vergata” e “Policlinico Casilino” e non pensare invece all’Alta Valle dell’Aniene, tra l’altro ben servita dalla A24? 

“Unione Popolare Tivoli”, 29 dicembre 2022 

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